I New York Knicks, per quelli che erano gli obiettivi, sono i veri vincitori di questa offseason a mani basse. La ciliegina sulla torta è la ri-firma di Precious Achiuwa con un contratto di un anno a $6 milioni, dettaglio riportato da Fred Katz di The Athletic, il quale aggiunge anche che si sia raggiunto un accordo fra le parti per rimuovere la possibilità del giocatore di imporre il veto a un’eventuale trade: in poche parole, da oggi, i Knicks potranno scambiarlo e lui non potrà opporsi. Questa firma, a queste cifre e condizioni, è esattamente l’ultimo obiettivo completato da Leon Rose e soci, dal momento che porta a svariati vantaggi dal punto di vista salariale, spiegati sempre su The Athletic:

“Dal momento che i Knicks si trovano al di sopra del limite del primo apron, non possono acquistare più stipendi di quanti ne cedano in una trade. Firmando Achiuwa al minimo, avrebbero limitato il numero di giocatori per il quale scambiare il suo contratto a stagione in corso ma, dandogli qualcosa nel raggio dei $7 milioni per la prossima stagione, aprono a numerose opzioni. Questo concetto sta prendendo strada in NBA, in molti addetti ai lavori la chiamano già “la trade exception umana”, è quello che hanno i fatto i Philadelphia 76ers ri-firmando Kenyon Martin Jr. e i Phoenix Suns con Josh Okogie. Questa mossa si farà sempre più comune per le squadre sopra al primo o secondo apron. Ri-firmare Achiuwa a queste cifre lascia i Knicks a circa $6.5 milioni sotto ai $188.9 milioni del secondo apron, limite che non possono superare ma abbastanza per utilizzare la taxpayer midlevel exception, che permette di firmare un giocatore a cifre fino a $5 milioni di stipendio nel 2024/25. Si tratta di uno strumento usato di rado ma che adesso può portare a benefici, anche spendendolo per qualcuno che sarà fuori dalle rotazioni. Basterà infatti accorpare lo stipendio di Achiuwa a quello di chiunque verrà firmato con la MLE e i Knicks potranno eseguire una trade alla deadline che sacrificherebbe due giocatori fuori dal fulcro della rotazione per uno con uno stipendio sui $12 milioni. Senza stipendi sopra al minimo, non potrebbero assemblare un pacchetto del genere in uno scambio.”.

– Fred Katz, The Athletic

Dal momento che Achiuwa ha rinunciato al proprio diritto di veto, quindi, sembrano chiare le intenzioni di imbastire una trade utilizzando il suo stipendio, che si tratti di accorparlo a quello di un altro compagno con la taxpayer MLE in un pacchetto unico, o meno. Se poi il nucleo resterà questo, senza scambi, poter arrivare al massimo previsto di 15 giocatori (Achiuwa al momento è il 14esimo) con una firma sui $5 milioni di stipendio, utilizzando l’ultima eccezione concessa, è un ulteriore successo in termini di costruzione. Questa mossa è dunque il coronamento di un’offseason perfetta a New York, l’ultimo tassello di un puzzle dall’immagine ben definita grazie a:

  • i dettagli della trade per Mikal Bridges. Ne abbiamo già parlato QUI, ma questa mossa ha cambiato tutto fin da subito. Per come uscito inizialmente, sembrava che i Knicks fossero destinati all’hard cap al primo apron, quindi a non superare i $178.1 milioni in stipendi totali – lo stipendio di Bridges, in entrata, era più alto di quello in uscita di Bogdanovic. Invece, includendo altri filler, New York è riuscita a far quadrare i conti in termini di salary matching, potendo operare entro i limiti del secondo apron ($188.9 milioni) per completare il roster
  • lo sconto di Jalen Brunson. Anche di questo vantaggio enorme in termini di costruzione presente e futura del roster abbiamo parlato QUI: “L’ex Mavs avrebbe potuto aspettare una stagione e firmare un’estensione da $269 milioni circa in 5 anni, con un salario annuale pari al 30% del cap; Brunson, invece, ha firmato un quadriennale da $156.5 milioni con player option al quarto anno – cioè sarà free agent nel 2028, quando avrà raggiunto i 10 anni di esperienza NBA e potrà firmare con uno stipendio annuale pari al 35% del cap. In parole povere, ha “scommesso” sulla crescita, propria e dei Knicks, anziché valorizzare il proprio presente e incassare subito la bag, con l’intenzione (ricambiata dalla dirigenza) di ottenere ancora più soldi, ma più avanti. Se tutto andrà bene, infatti, cambierà poco o nulla, grazie al contratto potenzialmente firmabile nel 2028 guadagnerà comunque oltre $250 milioni entro il 2030; la situazione cambia, e tanto, per New York. Avere a disposizione la propria stella a poco più del 20% del cap significa pagarla praticamente quanto un role player di lusso, perciò inutile spiegare quanto possa influire tutto ciò in termini di costruzione del roster pro futuro.”
  • l’accordo, passato sottotraccia, con Pacome Dadiet: la 25esima scelta assoluta al Draft 2024 si è sorprendentemente accontentata di uno “sconto” sul proprio rookie scale contract, del quale percepirà “solo” l’80% rispetto alla cifra potenziale. Stando a Fred Katz, che ha riportato la notizia, questo ha aumentato lo spazio dei Knicks di altri $904mila dollari. 
  • tutto questo rende anche più accettabili i numeri leggermente superiori a quanto pronosticato del rinnovo di OG Anunoby. Per il nativo di Londra si parlava di $30 milioni anni, ma la cifre strappate ai Knicks alla fine sono state superiori, seppur non di tanto: sebbene leggere di un quinquennale da $212.5 milioni, validi per uno stipendio annuo medio di $42.5 milioni, sembri un grosso eccesso rispetto a quel 30, in realtà il cap hit della prossima stagione non ci andrà troppo lontano, considerando una crescita dell’8% a stagione che porterà lo stipendio per il 2024/25 a poco più di $36 milioni. Anche questo tema è stato approfondito QUI.
  • infine, anche la ri-firma di Achiuwa è una conseguenza positiva di questo operato. Sia per le modalità in cui è avvenuta, sia per gli scenari che apre: non solo si mantiene un giocatore solido che potrebbe già così rappresentare un ottimo backup con più minuti a disposizione, ma lo si trasforma allo stesso tempo in un’ottima pedina di scambio per rimpiazzare con qualcosa di ancora meglio Isaiah Hartenstein, sacrificio inevitabile a causa del nuovo CBA. Come spiega il solito Katz, con un pacchetto fatto di Achiuwa e di uno stipendio alla taxpayer MLE, più un minimo salariale, si potrebbe arrivare a giocatori del calibro di Robert Williams III, Ivica Zubac o Wendell Carter Jr., tutti lunghi di buon livello anche come starter.

A meritare un plauso è certamente tutto il front office, che ha il merito particolare di essersi adattato alle nuove regole al meglio in un lasso di tempo estremamente breve, quasi prima di tutte le altre franchigie, facendo anche un sacrificio non scontato come quello di Hartenstein per lasciarsi margine di manovra e continuità al progetto sul lungo periodo. Se poi sarà sufficiente per arrivare a un titolo, oggi o nei prossimi anni, questo sarà tutto da vedere, ma le basi messe dai New York Knicks sono davvero solide.