Ultimamente tutto è andato storto per i Phoenix Suns. E se le cose cambiassero?

Phoenix Suns Devin Booker
FOTO: The Score

Questo articolo è una traduzione autorizzata. La versione originale è stata scritta da Brandon Duenas e pubblicata su Bright Side Of The Sun, tradotto in italiano da Marco Barone per Around the Game.


E se le cose per questa volta finissero con l’andare per il verso giusto per i Phoenix Suns? E se quest’estate venisse definita “la offseason che ha cambiato tutto in meglio”? E se questo gruppo di disadattati, di reietti e di giovani talenti con il dente avvelenato si unisse e formasse una squadra di cui innamorarsi inaspettatamente?

Gli ultimi due anni nella Valley sono stati pieni di negatività, fallimenti, false speranze, promesse non mantenute e una pallacanestro insoddisfacente. Era stata promessa una contender al titolo e ne è uscito fuori un imbarazzo. Ora che non ci sono più ambizioni, è lecito sognare una piacevole sorpresa. Le cose negative (del tutto giustificate) si sono già lette ovunque. Viaggiamo per un po’ con la fantasia in questa linea temporale alternativa, elencando le sliding doors.

Sliding doors: ogni singola cosa va bene

Devin Booker ascende a superstar e compie il “salto di qualità” nella sua stagione da 28enne (29 anni a ottobre). Jalen Green prospera al fianco di D-Book, offrendo versatilità nello scoring e condividendo i compiti di playmaking. Non c’è dubbio che il successo dei Phoenix Suns dipenda in larga misura dalle stagioni di queste due guardie. Se loro funzionano, funziona anche la squadra. Hanno intorno a loro alcuni pezzi complementari competenti che fungono da supporto, ma la maggior parte del carico di lavoro offensivo sarà su queste quattro spalle. In questa realtà alternativa, non solo funzionano, ma prosperano.

Questa frase di Jalen Green è degna di nota: “Ho una squadra a Phoenix che vuole che io sia me stesso. Posso giocare al fianco di uno dei migliori giocatori del globo, Book. È un’altra opportunità per costruire una cultura vincente. Un’altra opportunità per mostrare alla gente quanto sia profondo il mio amore per questo gioco. E un’altra opportunità per mettere a tacere tutti gli odiatori meschini – vedo tutto e vi ringrazio per questo”.

Questo è il tipo di energia di cui c’è bisogno nella Valley, questo duo è il pezzo più importante quando si tratta di far andare tutto per il verso giusto. Che ne dite di una combinazione di 48 punti a partita ad alta efficienza?

Devin Booker Jalen Green Phoenix Suns
FOTO: Bright Side of the Sun

Dillon Brooks gioca sempre con un certo piglio. Sarà il collante che accenderà il fuoco in questa squadra. La sua grinta sarà importantissima e la sua ferocia sarà contagiosa. L’anno scorso avevano bisogno di un Dillon Brooks, e l’anno prima ancora.

Ryan Dunn, al suo fianco in ala, sarà entusiasmante. La difesa. L’impegno. La grinta e la durezza. Brooks avrà il suo anno migliore, e il secondo anno di Dunn sarà solido grazie alla sua fiducia. E visto che ci siamo, ipotizziamo che il tiro da fuori di Dunn arrivi al 38%. Pensiero irrealizzabile? ESATTAMENTE. Le cose stanno andando per il verso giusto in questo universo, ricordate? La coppia Brooks/Dunn farà tutto ciò che Booker e Green non fanno, saranno il supporto alle stelle.

Poi c’è Mark Williams. Il lungo rimane in salute e dimostra che gli Hornets hanno rinunciato a lui troppo presto. A soli 23 anni, Williams ha dimostrato di avere un grande potenziale, ma con questo ci sono anche preoccupazioni per quanto riguarda la difesa insufficiente, la protezione del ferro (rispetto alle aspettative) e la durata fisica.

In questo mondo, possiamo attribuire le lacune difensive all’ambiente e alle cattive abitudini che si possono correggere. Questo nuovo inizio gli offre la possibilità di diventare il giocatore che ha sempre voluto diventare. Si parte dalla capacità migliore: la disponibilità. E se giocasse 70 partite? Cominciamo da questo, con ottimismo.

Il suo “collega”, in quanto centro da Duke, Khaman Maluach, entra nell’equazione come lungo di riserva super grezzo ma di talento. I Phoenix Suns hanno un’abbondante apertura alare tra questi due. Quasi quattro metri e sessanta, per essere precisi. Rookie dell’anno? No. Ricordate? Williams in questo scenario deve rimanere sano. Come riserva, mostra un enorme potenziale e, pur essendo grezzo e in via di sviluppo, offre ai tifosi dei Suns scorci di grandezza nei suoi circa 15-20 minuti a sera. 48 minuti di lunghezza e produttività nella posizione di centro? Segnatevelo.

Oh, giusto, Nick Richards! Non ci siamo dimenticati di lui. Nelle 12 partite saltate da Williams e ogni volta che Khaman ha problemi di falli o da rookie, lui interviene senza problemi come elemento di profondità. È un lusso che mancava da tempo ai Phoenix Suns.

Almeno uno tra Rasheer Fleming o Koby Brea (forse entrambi) sembra una steal assoluta. Stiamo diventando avidi se chiediamo di più. Ma ricordate, questo se le cose funzionano alla perfezione. Brea continua a sparare a raffica e Fleming dimostra (a sprazzi) di avere un potenziale su entrambe le metà campo. Poi c’è Collin Gillespie, che si mette in luce e diventa la versione personale di un ibrido TJ McConnell/Payton Pritchard, portando stabilità dalla panchina.

Grayson Allen e Royce O’Neale (che molti davano per spacciati) restano entrambi e fanno faville. Allen torna alla sua forma del 2023/24 e ricorda ai tifosi dei Phoenix Suns perché erano così entusiasti di lui prima che diventasse un culturista la scorsa estate. Oso Ighodaro fa un salto di qualità in una rotazione di centri improvvisamente affollata, ritagliandosi qualche minuto da quattro. Nigel Hayes-Davis gli ruba un po’ di tempo perché si rivela l’affare secondario dell’estate.

Il lavoro di Jordan Ott sta diventando difficile con tutti questi fuoricampo che deve gestire. Questa rotazione è piena di gente capace. Dopotutto, è in lizza per il titolo di allenatore dell’anno, visto che le cose stanno andando bene. E se questa squadra partisse davvero forte e non si guardasse più indietro?

La chimica c’è. Il talento c’è. Il margine e l’intensità sono presenti. I tifosi iniziano ad appassionarsi a un marchio di basket che incarna la città dell’Arizona. Grinta. Resilienza. Osiamo dire la parola che inizia con la “P”? E se le stelle si allineassero per i Phoenix Suns, solo per questa volta?