Nella partita contro i Sixers, i Nets hanno dato vita a un vero e proprio clinic offensivo.

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Nel momento in cui si è saputo della trade che ha coinvolto, tra gli altri, James Harden e Ben Simmons, gli appassionati NBA si sono segnati sul calendario la data della sfida tra i Philadelphia 76ers e i Brooklyn Nets.

Poco prima della partita, l’atmosfera al Wells Fargo Center era elettrizzante. L’entusiasmo, tuttavia, non è durato molto, per via della schiacciante vittoria dei Nets 129-100. Kevin Durant e compagni hanno messo la gara sui loro binari fin dal primo minuto, indirizzandola nel primo quarto e archiviando la pratica in poco più di un tempo.

E’ solo una partita di stagione regolare, è vero, ma ciò che si è visto in campo dovrebbe preoccupare non solo i Sixers, ma tutte le concorrenti nella Eastern Conference.

Attacco straripante

Appena tornata quasi al completo (manca ancora Ben Simmons), la squadra di coach Steve Nash è apparsa di nuovo a un livello elitario nella metà campo offensiva, mostrando una facilità impressionante nel trovare buoni tiri e canestri facili.

La presenza di Kevin Durant, ovviamente, fa tutta la differenza del mondo. L’ex Warriors si è ripresentato in perfetta forma anche dopo l’ultimo infortunio, e ha ripreso esattamente dove aveva lasciato: segnando in scioltezza.

Oltre a quello che è uno dei migliori realizzatori di sempre, i Nets hanno a roster un altro scorer dalla rara efficacia come Kyrie Irving, che se in giornata risulta semplicemente non limitabile per la difesa, anche se ti chiami Matisse Thybulle.

Conosciamo ormai i contro della sua figura, ma inserito in un contesto simile, da secondo violino, ha pochi eguali nel creare problemi agli avversari.

Qui però arriva il vero punto di forza dell’attuale reparto offensivo di Brooklyn. Se ad inizio stagione abbiamo visto fin troppe volte Harden e Durant non abbastanza aiutati dai compagni, ad oggi tra le file del supporting cast si trovano parecchi giocatori in grado di mettere palla per terra e tirare ad alte percentuali.

Uno su tutti, il nuovo arrivato Seth Curry, che si è subito integrato alla perfezione nel sistema di Nash. Con KD e Irving che costringono gli avversari a spendere i due migliori difensori su di loro, le abilità di Curry diventano semplicemente non sostenibili per le difese.

Nel caso della partita contro i Sixers, Doc Rivers si è visto costretto a mettere Tyrese Maxey in marcatura sul fratello di Steph, che non ha trovato alcun problema nel procurarsi i suoi tiri preferiti.

Oltre ai tre appena citati, Nash ha l’opportunità di pescare dalla panchina due giocatori come Patty Mills e Goran Dragic. Il primo un tiratore da 42% da tre in stagione, il secondo l’ennesimo portatore di palla di buon livello. Entrambi veterani, entrambi in grado di creare autonomamente vantaggi e alimentare l’attacco.

Alla fine del calcolo possiamo quindi contare ben cinque giocatori, di cui due tra i più pericolosi della lega, con dimensione perimetrale e in grado di creare per se stessi e per gli altri. Considerando il rientro di Ben Simmons in vista (ed eventualmente quello di Joe Harris per la prossima stagione), è possibile considerare quello dei Brooklyn Nets uno dei roster offensivamente più dotati degli ultimi anni.

Due possibili difficoltà per i Sixers

Sempre premettendo che quella appena giocata era solamente una partita di Regular Season, in cui tra l’altro i Nets hanno tirato con percentuali difficilmente replicabili sul lungo periodo, analizzando la gara è possibile far scattare due campanelli d’allarme in casa Sixers in vista di una possibile serie contro Brooklyn.

  • Caratteristiche difensive incompatibili con l’attacco dei Nets

Per marcare un attacco che, come detto prima, dispone di molti giocatori in grado di trattare la palla, gestire vantaggi e tirare con efficienza, l’opzione migliore sarebbe quella di cambiare su ogni blocco, sfruttando così anche il fatto che Nash non può schierare nessun centro particolarmente minaccioso.

Per adottare la strategia heavy-switch, specie contro la squadra di Kevin Durant, c’è però necessità di numerosi difensori versatili, quindi mobili e abbastanza robusti. Per fare un esempio, le difese di Heat e Celtics sarebbero attrezzate per farlo. Quella dei Sixers, invece, probabilmente non lo è.

Il rischio sarebbe quello di dare in pasto agli attacchi avversari i limiti difensivi perimetrali di Embiid, Maxey ed Harden, esponendoli anche ad un maggior dispendio di energie. Per questo motivo Rivers si trova costretto a ricorrere alla drop coverage, o in alternativa al “blitz” sul portatore di palla per evitare di concedere mismatch.

Se scegliere la drop coverage vorrebbe dire concedere a ripetizione comodi tiri in pull-up a tiratori efficienti come quelli dei Nets, optare per il blitz permetterebbe all’attacco di Brooklyn di giocare spesso in superiorità numerica, creando situazioni in cui Simmons, usato da bloccante, potrebbe provocare più di qualche grattacapo.

  • Difficoltà a ritmi alti

Se già precedentemente i 76ers tendevano a tenere i ritmi bassi (27esimi per pace in stagione), dopo aver acquisito Harden farlo è diventato una necessità. I due giocatori migliori amano giocare il più lentamente possibile, l’intera squadra ne ha bisogno per performare al massimo.

Dall’altra parte, i Nets sono la squadra più adatta a costringere i Sixers a giocare a ritmi alti, snaturandoli e portandoli lontani dalla loro zona comfort. Non solo per cercare di stancare Harden ed Embiid, ma anche per sfruttare le difficoltà evidenti dei Sixers nel difendere in transizione (128.5 punti concessi ogni 100 possessi in transizione difensiva, 26esimi nella lega).

Anche in una singola partita di stagione regolare si possono individuare indicazioni significative in vista dei Playoffs, e questi due problemi riscontrati dai Sixers nel matchup contro i Nets potrebbero esserlo.

Nel caso dovessimo davvero ritrovarle l’una contro l’altra in una serie, sarà estremamente interessante vedere cosa potrebbe studiare Doc Rivers per sopperire alle mancanze della sua difesa contro le tante soluzioni dell’attacco orchestrato da Steve Nash.