FOTO: Boston Herald

I Boston Celtics sono con le spalle al muro. Dopo aver perso Gara 5 in casa, restando sotto per praticamente tutta la partita, torneranno ora al Wells Fargo Center di Philadelphia per cercare di annullare il primo match point dei 76ers.

Per farlo, avranno bisogno in primis di impiegare un maggior effort su entrambi i lati del campo, in secundis di maggior concentrazione, specialmente in fase difensiva, in tertiis di eseguire il gameplan alla lettera, ultimo punto ma non per questo meno importante. Partendo da questi presupposti, ecco allora 3 punti chiave sui quali i Celtics dovranno agire per ribaltare l’inerzia della serie:

1. Darsi una svegliata nel navigare i blocchi

Certo, sembra banale, ma la prima chiave in assoluto riguarda il tentativo di limitare il duo composto da Joel Embiid e James Harden. Con i due contemporaneamente in campo, l’arma principale diventa il pick&roll, per ovvie ragioni, al quale i Celtics non hanno mai trovato risposta.


Sebbene, spezzando una lancia a loro favore, sia molto dura arginare i giochi a due se il Barba è questo, si può fare decisamente meglio di quanto visto soprattutto in Gara 5. Il primo colpevole in assoluto è Jaylen Brown, che non sembra mai pronto a navigare i blocchi portati a metà campo dai Sixers, che essi riguardino pick&roll alti o laterali. JB è andato sotto anche contro Tyrese Maxey in svariate occasioni, lasciando canestri facili e dimostrando di non essere affatto concentrato:

Il problema principale deriva dal fatto che Brown non sia sempre pronto sulle gambe, sui piedi e sulle anche, anzi. Marcus Smart è stato molto più brillante in questo ambito in svariate occasioni, così come Derrick White, ma la scelta di JB è dettata dal fatto di non voler lasciare centimetri e chili a Harden.

Per limitare quest’ultimo, Brown dovrà in primis essere molto più attivo sui pick&roll laterali facendo ice, cercando di chiudere il più possibile l’angolo per il pocket pass per lo short roll di Embiid.

Per aiutarlo, il lungo di riferimento, che esso sia Horford o Williams III, non può stare in drop coverage profondissima, in modo da aprire spazi enormi per il pop dell’MVP, ma cercare di giocare una high drop o degli stunt sulla palla, dando modo al Brown o Smart di turno di recuperare.

Sul pick&roll centrale, i lunghi di Philadelphia – Embiid e Reed – sono spesso bravissimi a cambiare angolo di blocco, creando situazioni che mandano fuori di testa la difesa avversaria, soprattutto se i giochi a due avvengono a centrocampo, non lasciando punti di riferimento.

In questo, serve sempre la già citata reattività nel navigare i blocchi, indipendentemente da chi si tratti, dal momento che uscire troppo alti significa regalare due punti a Harden e restare troppo bassi lasciare tiri open a Embiid sul perimetro o dalla media.

Infine, nei quintetti con il solo Embiid, sarà importante la gestione del post-up dell’MVP. Nelle prime gare i Celtics sembravano maggiormente indirizzati verso il raddoppio preventivo, mentre in diverse parti di Gara 4 e nel primo tempo di Gara 5 si è vista molta più single coverage, con raddoppi a partire dal secondo tempo, in quest’ultimo caso.

Boston potrebbe decidere, in caso di post statico, di giocarsi la carta del raddoppio nei quintetti con PJ Tucker in campo, assestandosi in maniera da non lasciare respiro a Embiid e ai Sixers sugli scarichi se non in direzione dell’ex Miami, che non si è dimostrato in grado di punire gli avversari; di conseguenza, di fare invece maggior affidamento sulla single coverage in caso di lineup con Melton o Georges Niang, tiratori mortiferi, al contrario di Tucker.

2. Attaccare con pazienza, non con lentezza

I Celtics hanno enormi limiti nel creare vantaggio palla in mano a difesa schierata, con i Jays che sono molto più utili se utilizzati dinamicamente anziché in fase di creation statica. Cosa significa? Che se i set disegnati da Joe Mazzulla vengono eseguiti bene, muovendo la difesa e concretizzando un vantaggio già creato, allora l’attacco di Boston diventa difficile da arginare.

In caso contrario, la manovra si fa troppo stagnante e vengono fuori tutti i limiti di Boston. Se le uscite dei blocchi rallentano, se le due principali bocche di fuoco si accontentano del pull-up o se si cercano forzature non necessarie nei primi secondi, allora i Celtics diventano arginabilissimi a metà campo.

Ecco, dunque, che Boston dovrà stare attenta a non rallentare, ma giocare con pazienza. Philadelphia ha enormi limiti strutturali se paragonata agli avversari, che hanno maggior taglia e atletismo sulle ali. I Sixers proteggono molto il pitturato, perciò la soluzione principale deve essere quella di generare tocchi in quella zona.

Come visto, con i set ben eseguiti è tutto più semplice ma, qualora si creassero situazioni di gioco rotto o di matchup favorevole, elementi che sono parte della pallacanestro, allora i Jays in primis dovranno farsi aggressivi, non essendo grandi creator palla in mano, sì, ma molto avvantaggiati nei confronti degli avversari.

Oltre a dare uno o due passi ai Tobias Harris o ai Tucker del caso, i Celtics sono anche in un mismatch costante contro Tyrese Maxey. Quest’ultimo è stato cercato molto poco dall’attacco di Boston, un vero peccato considerando il vantaggio di taglia da parte sia di Derrick White, che di Smart.

3. Più prontezza sulla zona

Non esiste, per una contender, arrivare impreparata contro una difesa a zona ai Playoffs. Questo, intanto, è stato l’uso che ne ha fatto Philadelphia, con “PPP” che indica i punti generati per possesso dall’attacco di Boston e le cifre fra parentesi il numero di possessi in cui i Celtics non hanno segnato:

  • Gara 1: 1 PPP, 15 possessi (9)
  • Gara 2: /
  • Gara 3: 0.75 PPP, 8 possessi (5)
  • Gara 4: 1.3 PPP, 10 possessi (5)
  • Gara 5: 0.75, 4 possessi (3)

Si tratta di 22 possessi totali su 37 in cui non è arrivato un canestro. Questo punto in sé non dovrebbe essere essenziale per l’equilibrio della serie, ma è un manifesto della mancata concentrazione da parte della squadra allenata da Mazzulla, considerando che spesso si trattasse di una semplice 2-3, applicata perlopiù nei quintetti con Robert Williams III.

Certo, quest’ultimo dettaglio limita lo spacing, ma a quel punto basta o un aggiustamento dalla panchina, o un semplice movimento di palla che porti a tocchi a centro area e riaperture sul perimetro.

I Celtics hanno assolutamente tutte le possibilità di ribaltare il risultato della serie, devono solo (ri)scoprirsi più assertivi e concentrati, in primis nella metà campo difensiva, poi in quella offensiva.