La speranza è che la prossima di LeBron James sia la volta buona, ma ormai è un argomento che si protrae dal 2023 (se non prima).

LeBron James Lakers ritiro
FOTO: BBC

Ogni volta che LeBron James annuncia il ritiro per poi restare in NBA un altro anno, la memoria torna a quel povero Cristo che nel 2015 twittava “LeBron ha 30 anni, questa porcheria non andrà avanti ancora a lungo, grazie a Dio”. E invece eccoci qua, dieci anni dopo. Alla fin fine, l’utente @urkle91 non aveva tutti i torti: James si è ritirato più e più volte, ma mai ufficialmente.

Molti reputano iconico l’addio con ritorno di Michael Jordan, ma LeBron negli anni ha perfezionato quest’arte al punto da decidere il GOAT debate della manipolazione mediatica. Quella del ritiro di James è ormai divenuta una vera e propria ossessione per il pubblico e i canali di comunicazione americani, a tal punto che una singola parola fuori posto o una banale strategia di marketing possono mettere in ginocchio l’intero mondo NBA.

Guardiamo al caso più recente, The decision of all decisions. A livello comunicativo, risultava abbastanza evidente che si trattasse di un commercial, tempi troppo stretti e trailer un po’ troppo “low effort” con smarmellamento in pieno stile Boris, tra l’altro con un completo sconosciuto di fronte a lui. Però il tema scelto è stato quello di The Decision, che al tempo fece molto scalpore (QUI una retrospettiva) nel mondo dello sport e che avrebbe avuto quindi senso, narrativamente parlando, per rivelare un’altra scelta importante e tanto attesa a questo punto della carriera.

Il risultato? Internet impazzito, panico generale. 24 lunghissime ore di attesa per i sudditi più fedeli di The King, 24 lunghissime ore di lavoro per tutti i media del mondo, che hanno solo da guadagnare nell’aumentare le speculazioni, 24 ore nel corso delle quali è addirittura schizzato alle stelle il prezzo dei biglietti per l’ultima partita stagionale casalinga dei Lakers.

Il prodotto finale? Ovviamente tre faccine – di quelle che ti manderebbe casualmente tuo padre su WhatsApp – per citare il commercial della partnership con Hennessy, marchio di cognac. Non si è nemmeno degnato di vestirsi un pochino meglio della prima volta, e non era un’impresa.

In questa operazione di marketing è racchiusa una dichiarazione di intenti bella e buona, quella di rendere il ritiro un vero e proprio circo mediatico. Quello che al tempo è stato un momento rivoluzionario – accolto anche e soprattutto in modo negativo, ma unico nel suo genere nel ridefinire i rapporti tra sport e show business – diviene qui solo lo sfondo di una partnership che non ha nulla a che fare con il giocatore, anzi, c’è una totale svalutazione di ciò che rappresenta lo sportivo LeBron James. Una riduzione al ridicolo, quasi da sembrare satira, solo che l’autore qui è anche il bersaglio di tale processo.

Puoi permetterti anche questo, quando hai la consapevolezza del potere che ti porti dietro, quello di essere il volto principale degli ultimi 20 anni della Lega, dentro e fuori dal campo. Un momento serio per chi osserva da fuori, come il ritiro, diventa uno strumento per tenere al guinzaglio i media, per far parlare di te se hai necessità di attenzioni (come in questo caso) o per metterli a tacere su infinite altre questioni.

Come un’eliminazione Playoffs, strategia che ormai procede indisturbata dal 2023. Dopo lo sweep subito dai Denver Nuggets, le dichiarazioni in una conferenza stampa di quasi quindici minuti hanno lasciato questo virgolettato come headline: “Personalmente, per andare avanti con il gioco della pallacanestro, ho molto a cui pensare”, mentre ESPN chiariva che intendesse un potenziale ritiro. E così via, a ripetizione, fino alle dichiarazioni di giusto qualche mese fa dopo la pesante eliminazione subita per mano dei Timberwolves al primo turno.

C’è qualcosa che non va ormai dal post-2020 nell’universo di LeBron James? Basta menzionare il ritiro, e svanisce tutto, incluso il campo, i fallimenti ai Playoffs, persino i Los Angeles Lakers. Quello di voler abbandonare la Lega sembra quasi un feticismo, tanto che se ne trovano tracce risalenti addirittura alla rookie season.

@allthesmoke Rookie LeBron threatened to retire if KG wasn’t named #NBA MVP 🤣 Luckily, Ticket earned 120/123 First Place votes… and the rest is history. @BET Networks #Basketball #LeBron #LebronJames ♬ original sound – All The Smoke

Come potrebbe essere altrimenti, però? Si tratta pur sempre di un giocatore che ha segnato decenni di storia NBA, rendendola nel bene e nel male quello che è adesso, includendo l’evoluzione del player empowerment e la consapevolezza di non essere un semplice strumento nelle mani dei dirigenti. E questo lo si chiarisce non tanto per tesserne le lodi, dei giochi di potere tra miliardari non interessa ai comuni mortali che vogliono solo godersi la pallacanestro, ma per spiegarne l’enorme influenza a livello mediatico.

Solo che qui si è andati addirittura oltre, ci sono i margini per menzionare l’abuso di potere. Quella del ritiro rappresenta ormai una strategia palese, sotto gli occhi di tutti, e quest’ultima scelta di marketing non lo nasconde nemmeno un po’. Tutto ciò va benissimo finché permette di avere visibilità, di incassare milioni e milioni. Il problema è che, distruggendo ogni singola parvenza di aura, di iconicità attorno alla propria figura, si finisce con l’offuscarne il ricordo. E per una questione sensibile alla community NBA come un ritiro o un farewell tour, la creazione di un circo non è affatto l’approccio giusto per essere ricordato come il più grande di tutti i tempi, anzi.

Ormai The Decision è cosa fatta, non si può tornare indietro. Armatevi di pazienza (o curiosità, a seconda dei punti di vista), perché questo è quello che ci attende da qui fino al momento in cui le scarpe verranno appese veramente al chiodo: trovate pubblicitarie e situazioni studiate a tavolino. L’annuncio, quello vero, non sarà che l’inizio delle danze. Ogni partita diventerà un’ultima volta, e verremo bombardati mediaticamente fino al punto di sperare inconsciamente che tutto finisca il prima possibile.

E quando, finalmente, questo desiderio peccaminoso verrà esaudito, solamente allora ci dispereremo per aver perso un atleta leggendario. Ma l’occasione per vivere un picco emotivo autentico sarà già sciupata, per sempre.