
Questo articolo è una traduzione autorizzata. La versione originale è stata scritta da Logan Collien e pubblicata su The Lead Sports Media, tradotto in italiano da Marco Barone per Around the Game.
L’alzata di spalle di Jordan. Il ditino di Mutombo. La “three to the dome” di Melo. L’NBA ha avuto più esultanze iconiche di qualsiasi altra lega sportiva professionistica, quasi tutte le superstar hanno avuto la propria signature. Alcune lo fanno abitualmente, come il tiro da tre di Carmelo Anthony. Alcuni lo fanno spontaneamente e poi non lo fanno più, come lo shrug di Jordan.
La parte migliore di queste celebrazioni, però, è l’esperienza dei tifosi. Che si tratti di un ragazzino al canestro del parco che imita la “night night” di Steph Curry o di un uomo adulto che festeggia un successo in un tre-contro-tre, non smetteremo mai di amare le celebrazioni. Ecco una raccolta di alcune delle migliori esultanze dei giocatori NBA in attività.
“The Silencer” di LeBron James
Al debutto nel marzo 2013, The Silencer è una delle celebrazioni più iconiche della storia di questo sport. Ciò che la rende più bella, forse, è che LeBron l’ha tirata fuori solo una manciata di volte nella sua carriera. Che si tratti di una vittoria con 27 punti di scarto o di un tiro da tre a 30 secondi dalla fine del quarto periodo, James lo conserva per i momenti più opportuni.
“Dame Time”, di Damian Lillard
Quando le tue esultanze sono un segno della tua reputazione di essere incredibile nelle situazioni clutch, vuol dire che le hai pensate davvero bene. Damian Lillard è così bravo nelle battute finali che il suo soprannome è diventato sinonimo di questa celebrazione. Il Dame Time non è solo un’occhiata all’orologio, ma una condizione mentale che incute timore alla difesa avversaria.
Lo “Shimmy” di Malik Beasley
Una delle poche non-stelle di questa lista, la celebrazione delle triple di Malik Beasley si colloca a metà strada tra una danza e un movimento dei fianchi. Il tiratore scelto è al secondo posto in tutta la lega per numero di tiri da tre realizzati in questa stagione e ha portato lo shimmy a un livello completamente diverso. Ha anche aiutato la sua squadra a raggiungere la post-season insieme alla stella Cade Cunningham. I Pistons sono sicuri di finire tra le prime sei teste di serie a est, il che significa che Beasley potrà esibire qualche shimmy ai playoffs.
“Ice Trae” – Trae Young
L’esultanza del più grande villain della NBA è un gioco di parole con il suo soprannome “Ice Trae”. Ogni volta che segna nel clutch time, soprattutto al Madison Square Garden, ci si può aspettare che Trae la tiri fuori.
I “Too Small” di Kevin Durant
La celebrazione “too small” non è un’esclusiva di Kevin Durant, ma il modo in cui la esegue è davvero irrispettoso. Mentre la maggior parte dei giocatori fa un gesto con la mano verso il pavimento, KD stringe le dita nel modo più esilarante possibile. È difficile immaginare quanto sia demoralizzante che uno dei giocatori più indifendibili di tutti i tempi faccia quel gesto dopo un canestro importante.
La “Rock the Baby” di Russell Westbrook
La “rock the baby” di Brodie è un’altra celebrazione che demoralizza l’avversario. Si potrebbe anche pensare di ritirarsi dopo essere stati distrutti da un Russell Westbrook in forma smagliante, per poi voltarsi e vederlo cullarti proverbialmente un neonato.
Il “sangue dal naso” di James Harden
Riportata in auge poche settimane fa, la simulazione del sangue dal naso da parte di James Harden potrebbe aver confuso i fan più giovani dell’NBA, in quanto si tratta di un’ode ai suoi giorni a Houston.
Forse i fan hanno più familiarità con l’esultanza della “cottura” di Harden, anch’essa ripresa in questa stagione.
“Drowning in the Poole” di Jordan Poole
Al suo esordio proprio in questa stagione, il tocco creativo di Poole giocando col suo cognome è tanto originale quanto divertente.
“Smoking the Three” di Brook Lopez
I fratelli Lopez non sono estranei all’eccentricità. Che si tratti di strofinare il dinosauro di Toy Story al tavolo dei marcatori per avere fortuna o della lotta contro le mascotte avversarie, Brook ha una certa affinità con queste gag insolite. È logico, quindi, che la sua esultanza sia unica, come lui.
Il “Pew Pew” di Milkal Bridges
Finché non è Ja Morant a festeggiare imitando il possesso di una pistola, alla Lega non importa.
“Ice in My Veins” di D’Angelo Russell
DLo è uno di quelli che non ha mai conosciuto un tiro che non gli piacesse. L’aspetto positivo di questa assurda sicurezza, però, è che si fa valere nei momenti clutch. Soprattutto all’inizio della sua carriera, D’Angelo Russell ha avuto la capacità di mettere a segno tiri importanti nel momento cruciale, quando poi ha indicato le sue vene ghiacciate.
Jamal Murray, “Blue Arrow”
Quello di “Blue Arrow” è un soprannome che Jamal Murray si è guadagnato ai tempi di Kentucky, dove è nata questa esultanza. Lo ha fatto sempre meno dai tempi del college, ma si sa che Murray è on fire quando tira fuori arco e frecce.
“I just don’t know what that is”, di Jalen Brunson
Il favorito per il premio di Clutch Player of the Year ha una esultanza da tre punti che molti commentatori non riescono a capire.
Il “Night Night” di Stephen Curry
L’esultanza “Night Night” di Steph durante la partita per la medaglia d’oro alle Olimpiadi della scorsa estate è ormai impressa nella mente di milioni di appassionati di basket in tutto il mondo. Questa celebrazione, preesistente ma divenuta la preferita dai fan e dai giocatori a livello globale in estate, potrebbe essere quella che ha le maggiori possibilità di sopravvivere alle prossime generazioni.