Quanto è preoccupante la prima sconfitta dei Knicks ai Playoffs dopo quasi 50 giorni?

FOTO: NBA

I motivi sono tanti, vuoi un po’ di “braccino” per aver riportato le NBA Finals al Madison Square Garden dopo 27 anni, vuoi per essersi trovati a due partite dal bersaglio che nella Grande Mela manca da oltre mezzo secolo, vuoi perché semplicemente il Presidente Donald Trump ha portato sfiga. Last but not least, vuoi per i meriti avversari.

I San Antonio Spurs hanno rimesso in piedi non solo queste NBA Finals, ma anche una Gara 3 che si stava complicando dopo un secondo quarto mostruoso dei Knicks – 42 punti con l’89.5 eFG% – che ha concesso anche un apparentemente comodo +7 ai padroni di casa. La prestazione di New York, allo stesso modo, non è stata così brillante come visto nella striscia di tredici vittorie consecutive che li ha resi imbattuti per 46 giorni ai Playoffs. Entrambe le cose possono essere vere, e ridotte in tre punti.

Finalmente gli Spurs hanno trovato Wembanyama in area.

La seguente mappa di tiro spiega abbastanza bene come sia cambiata la selezione delle conclusioni di Victor Wembanyama da Gara 1, quella in basso, a Gara 3, quella sopra. Non è però che lui si sia svegliato e abbia realizzato di essere un mostro di tre metri con le braccia infinite, semplicemente i San Antonio Spurs hanno fatto fronte alle precauzioni dei Knicks.

Come abbiamo spiegato QUI, la strategia utilizzata da New York sui blocchi è stata quella del “tagging”: disturbare la fase di taglio di Wembanyama con un terzo uomo sempre staccato dalla propria marcatura in modo da chiudere il pitturato, praticamente in una fase di aiuto preventivo. Questo ha aperto la strada a tentativi al ferro per i Texani e a riaperture per i tiratori, ma con risultati altalenanti e soprattutto senza la capacità di generare tocchi al ferro per il francese.

In Gara 3, già solo Stephon Castle è stato più assertivo – sfruttando anche l’assenza perenne dal campo di Mikal Bridges per problemi di falli – nel trovare le proprie conclusioni al ferro, chiudendo il primo tempo con 18 punti su 23 totali, e di conseguenza nell’allarmare ulteriormente la difesa. Oltre a questo, New York è apparsa leggermente più scarica sia nel contrastare i tagli di Wembanyama sul roll, sia nell’uscire sul perimetro, confusa anche da buone azioni di San Antonio. Di seguito:

  • clip 1: doppio blocco, Brunson contrasta bene il roll di Wembanyama e infatti Castle riapre, ma Bridges si fa battere lasciando la difesa in inferiorità
  • clip 2: sul pick&roll, gli Spurs riempiono l’angolo destro, lasciando solo Hart in aiuto sul lato pieno nella terra di nessuno e Brunson impossibilitato a fare qualunque cosa
  • clip 3: Bridges cade e Castle legge subito, mentre Shamet e Alvarado non hanno taglia per garantire aiuti secondari
  • clip 4: double drag dove i Knicks cambiano e poi mettono pressione in due su Castle, bravo a trovare Wemby – e bravo lui a prendere posizione profonda. C’era anche Vassell libero in angolo.
  • clip 5: ancora doppi blocchi, ancora raddoppio di New York sulla palla, ancora bravo Castle che con lo sguardo finge di guardare l’angolo e poi la passa dentro, confondendo Anunoby.
  • clip 6: la migliore, Vassell porta un blocco alle spalle di Robinson a palla lontana.

Ai Knicks serve più Towns, a Towns servono più i Knicks

Virale, dopo Gara 3, un dato per cui Karl-Anthony Towns non abbia ancora segnato nel quarto periodo in queste NBA Finals. I numeri sono veri, ma a preoccupare è più il fatto che abbia solo sei tiri in tre partite nei quarti decisivi. A dire il vero, come fa notare l’analyst Jackson Frank, negli ultimi 54 minuti di gioco della serie KAT ha segnato 15 miseri punti con 14 tiri, assieme a 2 soli assist. Questo è inaccettabile per quello che è stato il miglior giocatore della serie nelle prime due partite, e anche qui i motivi sono tre: Towns non si fa vedere, i Knicks non vedono Towns e San Antonio si è adeguata.

Come fa notare Caitlin Cooper qua sopra, Castle è stato abbassato in marcatura su Towns per 16 possessi in Gara 3, lasciando Wembanyama in aiuto sempre staccato dal non-tiratore – Josh Hart, Alvarado o chi per lui, secondo una strategia ormai abusata dagli avversari di New York e attesa da inizio serie. Niente più Wemby su KAT, quindi, e praticamente niente più KAT, che con Castle in marcatura ha tentato solo un tiro.

In alcune occasioni, Towns non ha preso posizione, questo è vero, un problema annoso che lo accompagna da tutta la carriera ma che in questi Playoffs sin qui ha sempre risolto alla grande. Una partita “assente” in pieno stile KAT, quindi. Ma la colpa primaria è dei Knicks, in particolare delle point guard: su Jalen Brunson ci arriviamo subito, ma anche Jose Alvarado in Gara 3 ha fatto fatica, sebbene sia sempre lui l’innesco principale per le esplosioni offensive di KAT.

La fatica è stata quella di decifrare la strategia degli Spurs. Towns è diventato il primo uomo attenzionato da parte della difesa di San Antonio, che ha deciso di otturare l’area e di osservarlo con cinque uomini pronti a uscire sul perimetro in caso di raddoppio. Aggiungete a questo una strana resistenza a trovarlo a rimorchio o sul pick&pop per la tripla, e si otterrà l’impossibilità di offrire a KAT tocchi di qualità:

Towns deve avere tocchi. I Knicks sono 14-0 nei Playoffs, incluso lo scorso anno, quando Towns chiude con 4+ assist. KAT è l’MVP assoluto di questi Knicks, un playmaker dal post e in un attacco 5-fuori capace di essere super efficiente sia da fuori sia al ferro, capace di migliorare New York di +16.8 punti per 100 possessi nei suoi 529 minuti in campo, meglio di chiunque. New York deve adattarsi per trovarlo di nuovo, lui deve farsi vedere: lo sanno tutti, lo sa anche Mike Brown, che in conferenza stampa ha spiegato proprio che ogni sforzo della squadra sarà focalizzato su questo punto.

Brunson e i Knicks si sono fermati

Questo si collega al problema principale, quello del rendimento di Jalen Brunson. La point guard di New York è un animale diverso da chiunque altro nel clutch time, capace di trovare sempre il canestro giusto al momento giusto, ma nei primi tre quarti di ciascuna gara disputata sin qui ha fatto una fatica tremenda a mettersi e mettere in ritmo. Il che è un problema, essendo Brunson un target continuo per San Antonio:

Per ragioni di pressione, ha tirato tanto (81 volte) e segnato poco (82 punti), sempre riportando un altro dato virale, perdendo 13 palloni al netto di soli 13 assist. Anche in Gara 3, ha chiuso con 5 turnover e il plus/minus peggiore tra i titolari. Come mai? Intanto, la difesa di San Antonio ha ovviamente applicato su di lui una pressione senza precedenti, chiudendo ogni linea di penetrazione come fatto con Shai Gilgeous-Alexander e Anthony Edwards nei precedenti turni.

New York, però, in Gara 3 ha proprio smesso di muoversi. Come ha dichiarato coach Mike Brown, i Knicks hanno osservato per 24 secondi palleggiare Brunson e basta: New York ha portato solo 4.3 blocchi per 100 possessi nella sconfitta, mentre in tutti i Playoffs ha girato a 13.3 per 100 possessi, il fondamento della rivoluzione di un sistema che ha dato vita al migliore attacco della Lega. Sembrava di essere tornati alla pallacanestro di Tom Thibodeau in alcuni momenti.

New York nel secondo tempo ha ragionato, ragionato, ragionato, senza trovare soluzioni contro la nuova difesa degli Spurs. Quindi, è tornata alle “buone” vecchie abitudini, la ricerca ossessiva del mismatch per Brunson, con il piccolo problema che: la difesa degli Spurs è piena di esterni capaci di infastidirlo e che dietro di loro si trova sempre Victor Wembanyama. La ricerca passiva del difensore più debole senza movimento porta solo a ore di palleggio senza alcun vantaggio, che solo lo shot making – del quale i Knicks sono pieni e che stava per portare a riacciuffare anche Gara 3 nel finale – può compensare.

Brunson si è preso 44 tiri dopo aver palleggiato per 6+ secondi in queste NBA Finals, che andrebbe anche bene per un attacco fortemente dipendente dalla sua creazione palla in mano, se non fosse che li ha convertiti con il 35.2 di effective field goal%. Ripetiamo, che metta sempre pressione sulla difesa è importante per aprire gli spazi, ma poi deve effettuare le giuste letture per liberare i compagni. Le due seguenti clip spiegano bene la crisi dei Knicks in Gara 3:

  • nella prima, anche con Wembanyama su Towns, Hart viene battezzato dalla difesa, permettendo a Castle di recuperare dopo il cambio e di tappare l’area
  • nella seconda, anche se Towns sembra in posizione favorevole per ricevere contro Vassell, sul lato debole Champagnie è pronto a staccarsi per raddoppiare in un lato dove Wembanyama è già presente – sempre battezzando Hart

New York ha pagato molto svariati errori. Il primo, le troppe palle perse banali e inusuali nel corpo della partita, 11 su 13 nei primi tre quarti. Il secondo, i troppi falli commessi che hanno sempre regalato dei bonus corposi agli Spurs e costretto Mikal Bridges praticamente a non entrare nella partita – e si tratta di una delle ali più dinamiche a roster senza palla, nonché di un difensore sulla palla perfetto in termini di taglia contro Castle. Il terzo, il coma indotto da un aggiustamento difensivo da parte degli Spurs che ci si poteva attendere. Troppo poco per smettere di giocare, se sei alle NBA Finals, per questo ci aspettiamo una Gara 4 all’ultimo sangue.