I 40 punti rifilati dai Knicks ai Sixers passano perlopiù dalla metà campo offensiva, dove Joel Embiid è stato cercato e trovato senza che Philadelphia riuscisse a trovare una soluzione.

Per i New York Knicks è stato tutto troppo facile. Il punteggio finale, un +39 netto finale dopo una partita durata in sostanza meno di due quarti, riflette alla perfezione quanto visto in Gara 1. Non si è trattato né di una serata troppo speciale al tiro, né di un caso: New York ha attaccato con continuità, ha attaccato con qualità, ha attaccato Joel Embiid.
Il lungo dei 76ers è stato l’eroe che ha permesso di ribaltare la serie contro i Celtics, i quali però non hanno saputo sfruttare al meglio le sue condizioni fisiche piuttosto precarie che ne riducono abbondantemente la mobilità. La differenza rispetto al matchup contro Boston consiste in primis nella presenza di un mostro da pick&roll come Jalen Brunson, il quale sa chiudere molto meglio in palleggio-arresto-tiro del 99.9% della Lega e vive di questo genere di giocata.
La drop – la copertura con il lungo profondo a difesa del canestro – di Philadelphia non sembra proprio la scelta ottimale contro la point guard dei Knicks se il difensore primario sulla palla non si batte sul blocco quel tanto che basta a negargli la conclusione o a costringerlo a indietreggiare. Embiid è stato esitante nel salire, punito da eventuali lob o passaggi in pop a Towns o chi per lui. E, più che altro, troppo passivo, permettendo a Brunson di attaccarlo a piacimento in isolamento o di cambiare angolo con i suoi tempi.
Embiid è stato attaccato su 27 possessi totali in pick&roll, dai quali i Knicks hanno generato 1.62 punti per possesso, una delle peggiori prestazioni difensive in carriera del lungo di Philadelphia:
Embiid ha fatto un ottimo lavoro nel caricare di falli gli avversari nei primi minuti, semplicemente è stato un punto debole troppo grande, con un bersaglio disegnato in testa ben visibile a tutti. Quello che i 76ers possono fare è:
- alzare un po’ la copertura del lungo per rimuovere non tanto il tiro, quanto tutte le opzioni del mondo o anche solo il tempo per pensare a Brunson, qualcosa di esplorato da Atlanta con continuità nella serie precedente
- e soprattutto combattere di più sui blocchi, seguendo proprio l’esempio della difesa dei Knicks, dotata di alcuni degli esterni migliori della Lega
Lo ha detto Embiid stesso parlando del contatto incidentale con Mikal Bridges: “Dobbiamo farlo anche noi”. Senza polemiche, non parlava di giocare sporco o colpire gli avversari, bensì di aumentare la fisicità come richiesto ai Playoffs.
“I don’t know if it was dirty or not…I just felt like it was unnecessary…I guess we gotta…do it too”
— New York Basketball (@NBA_NewYork) May 5, 2026
— Joel Embiid on Mikal Bridges making contact with the area he just got an appendectomy pic.twitter.com/sb8zvXBsFk
Per capire cosa si intenda, anche Maxey è un altro giocatore chiave di Philadelphia in attacco, ma dovrà essere protetto nel corso della serie soprattutto qualora questi problemi del camerunense dovessero essere risolti da Nick Nurse e dal proprio staff, poiché diventerà lui il bersaglio numero uno. Con questo approccio così passivo e statico, figlio anche della stanchezza, Philadelphia non andrà lontano.
Anche perché New York non attacca in un modo solo. Genera buoni tiri e li segna con grande costanza, non è un caso isolato, lo dicono i dati e i risultati delle ultime gare, tutti blowout pesanti. Dopo i primi episodi della serie contro gli Hawks, inoltre, hanno cominciato ad attaccare con grande continuità usando blocchi a palla lontana dello stesso Brunson e un lungo dinamico come Karl-Anthony Towns da connettore.
Quest’ultimo, da Gara 4 (inclusa) contro Atlanta, gira a 8.0 assist di media, playmaker de facto della squadra, mentre Brunson è sceso da 23.7 a 17.8 tiri a partita, aumentando l’efficienza del +16.2% (eFG%). Un ruolo ridimensionato, ma non per questo meno fondamentale, per entrambi.
Ecco perché limitare Brunson nei “suoi tiri” classici, per i Sixers, sarà la chiave. E allo stesso modo contenere almeno la prima linea di penetrazione, chiudendo i canestri facili a Towns o chiunque il camerunense abbia in marcatura. Quest’ultimo non ha la mobilità per tenere praticamente nessuno, va messo in preventivo e non è colpa sua.
Servono solo aggiustamenti che possano arginare situazioni tanto dannose quanto evitabili. In transizione o semitransizione, per esempio, Towns non è contenibile per un Embiid acciaccato, e i Knicks fanno un buon lavoro nel mantenere Bridges come uomo più vicino per avere il solo Maxey in aiuto. Si può, però, rientrare meglio, soprattutto sfruttando il fatto che l’uomo su cui nascondere il difensore peggiore (Maxey/Embiid) sia Josh Hart – un argomento spiegato bene QUI.
Aggiustare anche solo questi piccoli dettagli sarà fondamentale per avere una Gara 2 più combattuta a New York.