Vincere di cinquanta punti contro la squadra C dei Knicks è un bel modo di riaccogliere Kawhi Leonard.

Il ritorno di Kawhi Leonard con i Raptors nella preseason NBA.
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Questo articolo è una traduzione autorizzata. La versione originale è stata scritta da Samson Folk e pubblicata su Raptors Republic, tradotto in italiano da Marco Barone per Around the Game.


«PUT YOUR KLAWSSSS UPPPPPP», tuona la voce di Strizzy per annunciare Kawhi Leonard ai tifosi dei Raptors, in occasione della prima partita casalinga di preseason a Toronto. L’accoglienza è assordante. Dopo una lunga attesa – sette anni da quando Leonard trascinò la squadra al titolo di Finals MVP e diversi mesi di tira e molla prima che lo scambio diventasse ufficiale – i tifosi dei Raptors sono finalmente entusiasti di poterlo riabbracciare.

Come è andata?

Tutte le considerazioni che seguono vanno contestualizzate: i Knicks hanno giocato senza nessuno dei loro titolari.

Leonard ha fatto quello che ci si aspettava da lui, almeno per quanto riguarda il suo stile di gioco. Ed è giusto così: i giocatori di questo livello hanno un linguaggio cestistico tutto loro, e la maggior parte degli spettatori è in grado di comprenderlo. Ha segnato una tripla in transizione e ha messo le mani su un paio di palloni destinati a diventare prede facili. Ha superato un avversario più piccolo in campo aperto e si è preso un isolamento in post sul lato lasciato libero, chiudendo l’azione con un fadeaway.

Dopo circa cinque minuti di gioco è uscito dal campo con 7 punti e 3 rimbalzi. Il primo impatto è stato decisamente positivo: fin dall’inizio, Leonard si è inserito alla perfezione nel trio dominante dei Raptors.

Toronto è scappata subito sul 21-12, con tutto il fatturato offensivo arrivato esclusivamente da RJ Barrett (8 punti), Scottie Barnes (6) e Leonard (7). Certo, siamo soltanto in preseason, ma è stato bello vedere tutti e tre trovare il canestro nello stesso momento. La disponibilità di Leonard a prendersi tiri dall’arco – quattro tentativi – si è sposata bene con le penetrazioni fisiche dei compagni.

Tra gli altri giocatori, Collin Murray-Boyles si è distinto soprattutto per l’aggressività. Ha attaccato il rimbalzo con grande energia, cercando di controllare il pallone anche quando scendeva verso terra e conquistando falli quando non riusciva a recuperarlo. C’è stata un’azione, in particolare, che mi è piaciuta molto: Allen Graves si è aperto nell’angolo, Jamal Shead lo ha servito con un passaggio attraverso il campo e, mentre Graves sbagliava il tiro, Murray-Boyles si è lanciato sul rimbalzo lungo, costringendo gli avversari a commettere un fallo a palla vagante. A volte bastano pochi dettagli per intravedere le basi di una buona intesa, e qui è facile immaginare come questa collaborazione possa funzionare.

Anche Barnes ha sfruttato le occasioni extra che gli sono capitate tra le mani, mettendosi subito al lavoro. Ha chiuso il primo quarto con 15 punti, tirando 6/7 dal campo. Un paio di efficaci ghost screen con Immanuel Quickley, tagli in area per sfruttare la propria fisicità e, naturalmente, qualche giocata dal suo repertorio dalla media distanza. Un tocco di classe da parte dell’All-Star dei Raptors.

I Knicks stavano venendo letteralmente demoliti. Ritmo, rimbalzi, gestione del pallone, capacità di segnare: qualunque aspetto si prendesse in considerazione, Toronto stava facendo meglio. A metà del secondo quarto il punteggio era già di 61-33. Il nuovo quintetto titolare dei Raptors sembrava essersi lasciato alle spalle la ruggine e aveva tutta l’aria di voler mettere alla prova i propri meccanismi contro un avversario vero.

All’intervallo il tabellone recitava 86-47 per Toronto. Una differenza abissale tra le due squadre, che lasciava ben poco da dimostrare ai giocatori della rotazione dei Raptors. Il primo tempo era stato quasi un sogno a occhi aperti: tutto quello che poteva andare bene era andato bene. Con una sola, inevitabile precisazione: il livello dell’avversario che si trovavano di fronte.

Una nota interessante per i Raptors:

Per il secondo tempo, Toronto ha apportato una sola modifica al quintetto iniziale: Ja’Kobe Walter ha preso il posto di Leonard. Prima della partita, coach Darko aveva già sottolineato che Kawhi avrebbe avuto un minutaggio limitato, nell’ambito del programma di avvicinamento alla stagione regolare. Nessun motivo, dunque, per preoccuparsi.

Il terzo quarto è scivolato via senza particolari sussulti. I titolari, insieme a Walter, sono rimasti in campo fino a circa metà frazione, prima di essere richiamati in panchina definitivamente. Walter, in particolare, ha sfruttato le opportunità aggiuntive per prendersi qualche tiro dall’arco, con ottimi risultati: 4/6 da tre.

Una volta rientrato in campo, Murray-Boyles ha continuato la sua serata perfetta, chiudendo con 19 punti senza sbagliare un tiro e aggiungendo 9 rimbalzi. Il suo compagno di reparto in quel momento era Graves, che ha avuto diverse occasioni per colpire dalla lunga distanza, ma ha attraversato una serata fredda al tiro. Non gli è comunque mancato l’impegno nel suo debutto con la maglia dei Raptors. Shead e Alijah Martin si sono fatti vedere relativamente poco, soprattutto il primo.

Il quarto periodo è stato dedicato agli ultimi uomini della panchina. Kyle Anderson, Nimari Burnett, Jaden Bradley, Trayce Jackson-Davis e Tyreke Key sono scesi in campo per giocarsi i loro minuti. Key ha iniziato con un floater e tre triple, dando subito il proprio contributo al gruppo incaricato di portare a termine una partita che Toronto conduceva di oltre 40 punti. Un compito piuttosto semplice. Anche Malachi Smith, Jamarion Sharp e Tyson Degenhart hanno trovato un po’ di spazio prima della sirena finale. I giocatori hanno lasciato il parquet tra gli applausi scroscianti del pubblico, tutto in piedi per loro.

Nel complesso, è stata una prestazione sublime da parte dei Raptors. Non si può scegliere chi schiera la squadra avversaria e, anche se dovremo aspettare ancora un po’ per vedere i grandi nomi di Toronto giocare partite davvero importanti, possiamo farlo con ottimismo, dopo averli visti dominare in questo modo. Anche perché, al di là del risultato, i Raptors hanno giocato seguendo pienamente la propria identità.