Questo contenuto è tratto da un articolo di Marc J. Spears per Andscape, tradotto in italiano da Francesco Paladino per Around the Game.


Dieci anni fa, l’unica offerta di Derrick White per la pallacanestro universitaria era una borsa di studio parziale per un programma di seconda divisione in fase di ricostruzione. L’unica altra opzione era un junior college del Wyoming. Non c’era nessuna stella accanto al suo nome, in uscita da una scuola superiore del Colorado.

Eppure giovedì scorso, la guardia dei Boston Celtics – che da pochi giorni è diventato padre, dopo la nascita di Hendrix James White durante le Conference Finals contro Miami – ha continuato a scrivere la sua motivazionale storia in questi incredibili Playoffs, mettendo a segno 21 punti in uscita dalla panchina durante la vittoria 120-108 sui Golden State Warriors in Gara 1 delle NBA Finals.

Non mollate. Continuate ad andare avanti. Continuate a lavorare”, ha detto White. “Godetevi quello che fate. Io amo il basket. Così ho continuato a farlo e hanno iniziato a succedere cose belle per me. Quindi, fate quello che volete fare”.

White era una guardia di 1,80 m, che ha registrato una media di circa 20 punti nella stagione 2011/12, quando era all’ultimo anno della Legend High School, in un sobborgo di Denver. Marcus Mason, allenatore e mentore di lunga data, ha raccontato che lui e i genitori di White hanno inviato circa 50 DVD di highlights della sua stagione da senior al liceo a programmi di basket universitari di tutti i livelli. Tutti risposero che era troppo limitato fisicamente.

Mason rimase sbalordito dal fatto che gli allenatori universitari non si accorgessero del potenziale di White. “Ricordo di aver chiamato almeno 50-60 allenatori che conoscevo, con cui avevo un buon rapporto, e tutti mi hanno detto: ‘Marcus, sei pazzo. Questo ragazzo non è un giocatore da college'”, ha raccontato Mason. “E così, abbiamo inviato lettere e video con sua madre e suo padre, ma non siamo riusciti a convincere nessuno. Non ha mai superato il test visivo”.

Inizialmente, l’unica offerta fu quella dell’allora allenatore Jeff Culver alla scuola NAIA Johnson & Wales, nota soprattutto per il suo rinomato programma di arti culinarie. Culver teneva conto del fatto che White aveva solo 17 anni quando si era diplomato e che suo padre era alto, quindi c’era il potenziale per una crescita significativa.

“Si vedeva che si stava abituando alla crescita del suo corpo. Ma era in campo a fare delle giocate efficaci. Il suo QI cestistico si è fatto notare: palleggio discreto, tiro discreto, era in grado di competere. Una guardia che sembrava poter giocare in un paio di posizioni diverse”, ha detto Culver. “Ha quindi suscitato il nostro interesse. Di solito osserviamo il più possibile i ragazzi meno conosciuti, e in Colorado, uno stato in cui il livello di pallacanestro non è così alto, i ragazzi vengono spesso trascurati anche quando ci sono dei giocatori discreti”.

Ma dopo che Culver ha lasciato la Johnson & Wales per assumere il ruolo di capo-allenatore presso la University of Colorado Springs (Division II), ha offerto a White una borsa di studio di 3.000 dollari come “preferred walk-on”, con l’opportunità di ottenere una borsa di studio completa al secondo anno. Sebbene la retta fosse di circa 20.000 dollari, White scommise su se stesso, ottenne un prestito studentesco e colse la migliore opportunità che aveva.

“Quando ho fatto la mia visita, ho ringraziato il coach per avermi voluto”, ha detto White, che ha ripagato i suoi prestiti studenteschi una volta arrivato nell’NBA. “Non ero mai stato a Springs fino ad allora. Quindi, il solo fatto di vedere il Pikes Peak e il bellissimo scenario che c’era in quel campus era una cosa bella e adatta a me.”

All’epoca non c’era alcuna possibilità che arrivassi in NBA. Stavo lavorando per giocare all’estero. È una cosa pazzesca”.

Culver ha detto: “Ha visto l’opportunità di mettere un piede nella porta di una D-II e di scommettere su se stesso, giusto? E lui sapeva, e noi glielo avevamo detto, che i soldi sarebbero aumentati, soprattutto dopo il primo anno, se se li fosse guadagnati, e così è stato. Era disposto a rischiare il primo anno”.

White è arrivato a Colorado Springs più alto di 10 centimetri e con una forza fisica maggiore. Il suo compagno di stanza era la matricola Alex Welsh, che beneficiava di una borsa di studio completa.

White come matricola non ha giocato le prime tre partite. “Era praticamente un giocatore in prova”, ha detto Welsh, che prevede di assistere alle prossime partite delle NBA Finals a Boston. “La situazione, però, iniziava a diventare strana, perché stava battendo tutti i giocatori della squadra d’allenamento. Faceva faticare tutti i titolari. Nessuno era in grado di marcarlo. Lavorava, sorprendeva tutti i giorni.”

Dopo che diversi giocatori dell’UCCS hanno subito infortuni nella fase iniziale della stagione, Culver ha deciso di non sostituire White, che da matricola raggiugerà una media di 16.9 punti e verrà nominato Rocky Mountain Athletic Conference Freshman of the Year.

“Sono cresciuto. Ho iniziato a lavorare più duramente. Ho messo su un po’ di muscoli e tutto ha cominciato a funzionare. Ogni cosa ha iniziato ad andare nella giusta direzione.”

– Derrick White

Quando White era al terzo anno, era una superstar della Division II con una media di 25.8 punti, 7.4 rimbalzi, 5.2 assist e 2.1 stoppate. Ora alto 1.90m e molto più forte, il due volte All-RMAC ha segnato 50 punti contro la Colorado School of Mines e ha portato i Mountain Lions al torneo di basket maschile della NCAA Division II del 2015; è stato anche premiato come All-American della NCAA Division II nel 2014 e nel 2015.

White è passato improvvisamente da sconosciuto a un prospetto NBA. Le squadre iniziavano ad andare alle sue partite per fare scouting.

“Al terzo anno, anche quando segnava 51 punti in una partita, e faceva questo e quello senza fare fatica, non mi è mai passato per la testa che l’NBA fosse un’opzione”, ha detto Welsh. “Quello che stava succedendo al terzo anno, quando era davvero, davvero, davvero bravo, mi ha fatto pensare: ‘Si trasferirà’. Era il passo successivo che immaginavo”.

Culver ha detto: “Pensavo che lo avremmo perso dopo il primo o il secondo anno, ad essere onesto. So che molti lo tenevano d’occhio, soprattutto dopo il secondo anno. Poi, dopo il terzo anno, avevamo avuto colloqui con una mezza dozzina di dirigenti NBA. La gente sapeva di lui. Era nel radar. Ci sentivamo in grado di trovare un agente per lui, di fargli fare gli allenamenti e tutto il resto”.

L’umile e mite White evitava di parlare di questa situazione, finché un giorno sorprese Culver e Welsh con una notizia. Disse loro che aveva deciso di trasferirsi a University of Colorado nel 2015. “Mi è dispiaciuto per lui, perché era davvero nervoso per quella conversazione con me”, ha detto Culver. “È stata dura per lui, ma mi ha detto che voleva trasferirsi e andare lì. All’inizio è stato un po’ uno shock, ma poi sono stato felice che sia andata bene”.

Welsh, che attualmente vive a Denver e lavora nel settore della tecnologia, ha detto: “Ora è un ragazzo timido, ma allora lo era ancora di più. Quindi mi sono detto: ‘È strano’. Arriva, io sono seduto alla scrivania che ho in camera, lui si siede sul mio letto. È così nervoso. Era silenzioso, e allora io gli ho detto: ‘Che succede, fratello?’. Pensavo: OK, sta per andarsene. Sta per trasferirsi. Sta per dirmi che se ne va. E lui: ‘Mi trasferisco, sì’. E io: ‘Dove?’ – E lui: ‘CU’. Ricordo di aver detto: ‘Oh, sono così felice per te'”.

White era sicuro che il trasferimento fosse necessario per “dargli la migliore possibilità di entrare nell’NBA. Volevo sfidare me stesso al massimo livello nella Pac-12”, ha detto White. “Volevo mettermi alla prova”.

Derrick è arrivato da redshirt per la stagione 2015/16 a causa delle regole di trasferimento NCAA. L’assenza gli ha permesso di adattarsi lentamente al gioco della Division I negli allenamenti e nella sala pesi. Culver ritiene che l’anno di redshirt sia stato fondamentale per White.

Una volta che White è stato eleggibile, non ha deluso le aspettative, registrando una media di 18.1 punti, 4.4 assist e 4.1 rimbalzi durante la sua stagione da senior, venendo nominato nella prima squadra All-Pac-12 del 2017. L’invito alla NBA Draft Combine del 2017 ha reso White un vero e proprio prospetto NBA.

“Ero in Europa a giocare in Polonia”, ha detto Welsh. “Mi alzavo alle 3 del mattino per guardare la sua partita. E le cose hanno cominciato a funzionare. Ho pensato: ‘Sì, non verrà di certo qui’. Penso che andrà in NBA”.

I San Antonio Spurs, poi, hanno selezionato White con la 29esima scelta al Draft 2017.

White ha giocato 17 partite da rookie sotto la guida di Gregg Popovich. Negli successivi diventerà un solido role player per gli Spurs, fino ad avere una media di 13.2 punti, 4.2 assist e 3.3 rimbalzi dal 2019 al 2022.

Il 10 febbraio scorso, è stato ceduto dagli Spurs ai Celtics in cambio di Josh Richardson, Romeo Langford, una scelta al primo giro nel 2022 e uno swap nel 2028. E l’occasione di competere per il titolo è arrivata subito.

Il suo compagno Marcus Smart aveva conosciuto White durante il ritiro di Team USA dello scorso anno. Smart è stato medaglia d’oro con gli Stati Uniti e White ha giocato nella squadra d’allenamento contro cui si è allenato. Smart era sicuro che White sarebbe stato un ottimo elemento per i Celtics, al momento del suo arrivo.

“Derrick ha giocato per una grande organizzazione”, ha detto Smart. “Ha giocato sotto un grande allenatore. Sapevamo che Derrick capiva il gioco e il suo modo di stare in campo. Guardarlo giocare prima di arrivare a Team USA mi ha ricordato un po’ me stesso. Mi è piaciuto subito. Quando ci siamo allenati, non si è mai tirato indietro, qualunque cosa accadesse. E quando metti un ragazzo come Derrick insieme a me, ci saranno sempre delle battaglie. Ma c’è solo rispetto. Sta dimostrando ogni giorno perché è qui.”

In Gara 1 delle NBA Finals, White ha a dir poco dimostrato il motivo per cui è stato scelto da Brad Stevens, segnando 21 punti e realizzando 5 tiri da tre, tra cui 2 nel parziale finale di Boston, diventando la prima riserva dei Celtics a segnare almeno 20 punti in una gara di Finals da Leon Powe nel 2008.

Dopo la partita, ha dichiarato ad Andscape di sentirsi benissimo, ma ha spostato l’attenzione sulla squadra, dicendo che si trattava solo di una vittoria. Mason, che è ancora il mentore di White, gli ha detto: “Non ci si esalta mai troppo. Non bisogna mai farlo”. White ha annuito.

Per me è un modello per tutti i ragazzi e i giovani là fuori, perché lo fa nel modo giusto. È un ragazzo che piace alla gente, non solo per il lato cestistico di Derrick White, ma è un ragazzo simpatico e una persona molto buona”, ha detto Mason, che ha assistito a Gara 1 settimana scorsa a San Francisco.

Dieci anni dopo che il mondo della pallacanestro non aveva idea di chi fosse, il mondo sta guardando Derrick White giocare – alla grande – nelle NBA Finals.