Jaden McDaniels è il barometro dei Timberwolves, e non è mai stanco

Questo articolo è una traduzione autorizzata. La versione originale è stata scritta da Chip Scoggins e pubblicata su The Minnesota Star Tribune, tradotto in italiano da Marco Barone per Around the Game.


Anthony Edwards si è preso un secondo per riflettere prima di rispondere, mentre spiegava come dei Timberwolves, che troppo spesso avevano faticato nei momenti decisivi durante la stagione, sono riusciti a mettere insieme cinque minuti finali precisi, chirurgici, quasi perfetti in una serata di basket ad alta intensità.

“Ho due parole per voi. Jaden McDaniels.”

In una serie di playoff caratterizzata dal grande talento delle stelle in campo, il ragazzo silenzioso dalle lunghe leve si sta rivelando l’ago della bilancia nel determinare se i Wolves vincano o perdano.

Quando McDaniels riesce ad affiancare un’esplosione offensiva alla sua consueta durezza difensiva, i Wolves vincono, come è accaduto ancora una volta in Gara 3.

McDaniels ha soffocato un Luka Doncic in difficoltà su un lato del campo e ha guidato i Wolves con 30 punti sull’altro lato, mentre la squadra si è imposta con un 116-104 sui Los Angeles Lakers, portandosi in vantaggio 2-1 nella serie.

I tifosi che hanno speso cifre importanti per entrare al Target Center hanno avuto di che essere soddisfatti. LeBron James ha fatto un salto indietro nel tempo con 38 punti, ma i Wolves hanno chiuso i conti con una raffica di triple nella volata finale. È stata una partita selvaggia, tesa, rumorosa.

La prestazione di McDaniels è emersa sopra tutto quel frastuono. Ha messo il punto esclamativo con una tripla dall’angolo a 39 secondi dalla fine, segnando gli ultimi punti della partita.

“È un mostro,” ha detto l’allenatore dei Wolves, Chris Finch.

Edwards, che è il primo tifoso e motivatore di McDaniels, crede che il suo amico possa non essere umano, considerando che non mostra mai segni di stanchezza nonostante debba marcare il miglior giocatore avversario e contemporaneamente ampliare il suo ruolo offensivo.

Gliel’ho detto forse due anni fa: ‘Non capisco in che tipo di forma tu sia. Non so cosa fai in estate.’ Vi sembra mai stanco?

So che non mostra emozioni, ma si capisce se qualcuno è stanco. Se guardate me alla fine del primo quarto, sto cercando di riprendere fiato. Jaden non sembra mai stanco. Sembra che potrebbe giocare 48 minuti.

In Gara 3 ha giocato 38 minuti, dimostrando tutta la sua versatilità sui due lati del campo.

McDaniels è il difensore primario su Doncic, che forse rappresenta il compito difensivo più difficile di tutta la NBA. Stavolta ha avuto un piccolo aiuto — Doncic, secondo quanto dichiarato dall’allenatore dei Lakers, JJ Redick, aveva “vomitato tutto il pomeriggio” ed è apparso visibilmente debilitato, arrivando perfino a saltare l’inizio del secondo tempo.

Doncic ha chiuso con 17 punti tirando 6 su 16, riuscendo a realizzare alcuni dei suoi tipici tiri circensi, ma senza mai sembrare davvero a suo agio o in ritmo offensivamente.

“Non avrei mai detto che stesse passando qualcosa,” ha commentato McDaniels.

Il fiorire del repertorio offensivo di McDaniels lo sta rendendo il complemento perfetto di Edwards e Julius Randle come terza opzione offensiva.

I Wolves vedono McDaniels come il loro barometro. Quando segna con efficacia, le loro possibilità di vittoria aumentano sensibilmente, perché diventa un problema di matchup quando le difese si concentrano principalmente sulla coppia Edwards-Randle.

“So che mettono su di me i difensori meno forti,” ha detto McDaniels.

Aveva segnato 25 punti nella vittoria di Gara 1 e solo 8 punti nella sconfitta di Gara 2.

Ha avuto un approccio pragmatico con la palla in mano. Ha attaccato ripetutamente il canestro, approfittando della mancanza di un vero protettore del ferro da parte dei Lakers.

Ha segnato 30 punti con una sola tripla realizzata e tre tiri liberi a bersaglio. Tutto il resto è avvenuto nel pitturato, un chiaro segno della sua aggressività.

Le abilità offensive di McDaniels sono uniche. Le sue lunghe braccia lo fanno sembrare ancora più alto dei suoi 2,06 metri. Sembra un cavatappi quando attacca il canestro, torcendosi, piegandosi, contorcendosi fino a sollevarsi per un layup o un tiro in sospensione. Copre più terreno di un tubo d’irrigazione quando parte dall’arco.

E, come ha notato Edwards, non sembra mai stanco.

“Mi alleno d’estate, ma a parte quello non faccio molta preparazione fisica. Penso che sia una questione di spirito competitivo e del sapere che devo giocare e competere contro alcuni dei migliori giocatori del mondo.”

Sta dimostrando di essere molto difficile da marcare anche lui.