Questo contenuto è tratto da un articolo di Omar Josef Guerrero per Sportskeeda, tradotto in italiano da Erika Annarumma per Around the Game.


Dei 75 vincitori del titolo NBA, la maggior parte di loro avevano il primo (53) o il secondo (12) seed. Questo vuol dire che 65 titoli se li sono aggiudicati squadre con i primi due seed, mentre gli altri si dividono tra squadre che avevano il terzo (8, tra cui quello del 2022 degli Warriors), il quarto (1) e il sesto (1) .

Con il terzo seed, in ordine cronologico, ci sono riusciti:

1. New York Knicks, 1973

2. Portland Trail Blazers, 1977

3. Washington Bullets, 1978

4. Los Angeles Lakers, 2002

5. Detroit Pistons, 2004

6. San Antonio Spurs, 2007

7. Dallas Mavericks, 2011

8. Golden State Warriors, 2022

Nel selezionare tra questi i tre seed per completare la top-5, abbiamo deciso di scegliere le squadre che (soggettivamente) ebbero il cammino più difficile verso il titolo.

5. Seed #3, 2011: Dallas Mavericks (57-25)

La differenza tra il record del 2011 dei Dallas Mavericks e quello dei Miami Heat, avversari nelle Finals, consisteva in una sola vittoria, ma la differenza tra i roster era abissale.

Dirk Nowitzi era il leader indiscusso di quei Mavs, insieme a Jason Kidd, che da lì a poco si sarebbe ritirato. Al loro fianco, in squadra c’erano Jason Terry, JJ Barea, Caron Butler (che non partecipò alle Finals per via di un infortunio), Shawn Marion e Tyson Chandler.

Dopo una run impegnativa, ad affrontarli nelle Finals trovarono gli Heat guidati da LeBron, Wade e Bosh, i “Big Three” che avrebbero vinto i due titoli successivi. I Mavs ebbero la meglio in sei gare, andando sul 2-2 e vincendo le ultime due partite della serie, con Nowitzki che vinse il premio di Finals MVP. Per Dallas era il primo titolo nella storia della franchigia, mentre il tedesco diventò il secondo europeo di sempre (dopo Tony Parker quattro anni prima) a vincere il trofeo.

4. Seed #3, 1973: New York Knicks (57-25)

I New York Knicks puntavano al loro secondo titolo NBA, dopo quello vinto nel 1970. Dall’altra parte c’erano Jerry West, Gail Goodrich e Wilt Chamberlain, che nel ’72 avevano vinto il loro primo anello insieme e volevano ripetersi con i Lakers. Avevano un anno in più sulle spalle, ma essenzialmente era la stessa squadra che una stagione prima era riuscita a vincere 33 partite di fila, stabilendo un nuovo record in NBA.

I giallo-viola arrivarono alle Finals da favoriti, ma Willis Reed, Walt Frazier e Earl Monroe non si sarebbero fatti battere. I Knicks, seed #3, si dimostrarono una squadra più completa e fresca fisicamente rispetto ai Lakers, in una serie che nonostante il 4-1 finale fu molto dura: solo Gara 5 si concluse con una vittoria in doppia cifra, le altre furono tutte combattute.

Come nel 1970, l’MVP fu ancora Willis Reed, in quelli che ancora oggi sono gli unici due titoli nella storia della franchigia.

3. Seed #3, 2004: Detroit Pistons (54-28)

In molti si aspettavano che i Los Angeles Lakers, tre volte conecutivamente campioni NBA tra il 2000 e il 2002, avrebbero avuto la meglio sui Detroit Pistons durante quelle Finals. Shaquille O’Neal, Kobe Bryant, Karl Malone e Gary Payton, tutti futuri Hall of Famers, stavano affrontando una squadra con molto meno talento indivduale, ma che si dimostrà più solida nelle due metà campo e coesa dei giallo-viola.

Lo starting five dei Pistons era composto da Chauncey Billups, Richard “Rip” Hamilton, Tayshaun Prince, Rasheed Wallace e Ben Wallace. Sconfissero gli Indiana Pacers (record 61-21) nelle finali della Eastern Conference, per poi incontrare i Lakers e provare a tornare sul tetto del mondo per la prima volta dopo i “Bad Boys Pistons”.

Durante la serie, Detroit vinse Gara 1 in casa dei Lakers, perse Gara 2 e poi vinse le tre partite successive, mettendo la parola fine a un gruppo, quello dei Lakers, che si sarebbe sgretolato dopo questa sconfitta. Contro ogni pronostico, i Pistons diventarono la quinta squadra nella storia dell’NBA a vincere il titolo con il terzo seed.

2. Seed #4, 1969: Boston Celtics (48-34)

Bill Russell stava per ritirarsi dopo una carriera leggendaria, che lo aveva già visto vincere 10 titoli. L’undicesimo era nel mirino, ma quell’anno i suoi Boston Celtics avevano solo il quarto (e ultimo, ai tempi) seed nei Playoffs.

Sembrava improbabile che i bianco-verdi potessero vincere ancora nel 1969, finché non arrivò la post-season e mostrarono quanto avessero ancora da dare in campo. Spedirono a casa le prime due avversarie (Philadelphia e New York) per 4-1 e 4-2, nonostante non avessero il fattore campo, e controllando la serie come se fossero stati loro il primo seed della Conference.

Alle Finals, hanno trovato un’avversaria alla loro altezza: i Lakers di Jerry West, Elgin Baylor e Wilt Chamberlain. Più o meno, i più grandi nemici dei Celtics riuniti in un’unica squadra. La serie arrivò alla settima gara, con tutte le prime sei che furono vinte dai padroni di casa. Ma non Gara 7, quando i Celtics ebbero la meglio a Los Angeles, conquistando il titolo e un posto nella storia come unico seed #4 a riuscirci.

1. Seed #6, 1995: Houston Rockets (47-35)

La stagione 1994/95 vide gli Houston Rockets, campioni in carica, arrivare ai Playoffs con un deludente seed #6, nonostante il core di quella squadra fosse intatto. Per dare una scossa, Clyde Drexler si aggiunse ad Hakeem Olajuwon e compagni in una trade a metà stagione, ma i Rockets finirono comunque con un record di 47-35, con due squadre da 50 vittorie e due da 60 vittorie sopra di loro nella Western Conference.

Per vincere quel titolo e riuscire nel repeat, i ragazzi di coach Tomjanovich dovettero superare un tabellone molto duro a Ovest. Batterono i Jazz (60-22), i Suns (59-23) e gli Spurs (62-20) per arrivare alle Finals, dove ad aspettarli c’era il primo seed della Eastern Conference: gli Orlando Magic.

L’epilogo non fu particolarmente avvincente: i Magic persero una incredibile Gara 1, e poi caddero con un netto 4-0. Prima di allora nessun seed #6 (o più basso) aveva mai vinto un titolo NBA, ma quei Rockets ci riuscirono addirittura con uno sweep nelle Finals.