…ma anche la più resiliente

Questo articolo è una traduzione autorizzata. La versione originale è stata scritta da Jethro Swain e pubblicata su The Lead, tradotto in italiano da Marco Barone per Around the Game.


Damian Lillard è stato il giocatore più sfortunato tra tutte le stelle della sua generazione.

«Pressione? No, fratello. Si tratta solo di giocare a basket. La pressione è l’uomo senza casa che non sa dove troverà il prossimo pasto. La pressione è la madre single che lotta per pagare l’affitto. Noi veniamo pagati tantissimo per giocare. Non fraintendermi – ci sono delle difficoltà. Ma chiamarlo “pressione” è quasi un insulto per la gente comune.»

— Damian Lillard, The Sporting News, 2017.

È positivo che Lillard abbia sempre avuto questa visione del basket. È grato e onorato di poter vivere giocando a un gioco. Ma se c’è un giocatore che avrebbe tutto il diritto di essere amareggiato per le circostanze in cui si è trovato, quello è proprio Damian Lillard.

Domenica sera, Lillard si è strappato il tendine d’Achille sinistro.

Un infortunio che mette fine alla sua stagione, e che probabilmente lo terrà fuori per tutta la stagione 2025-26, avvenuto pochi giorni dopo il suo incredibile rientro in campo – una rimonta senza precedenti – dopo aver affrontato una trombosi venosa profonda (TVP) al polpaccio destro, per giocare Gara 2 contro gli Indiana Pacers.

Rompersi il tendine d’Achille è uno degli infortuni più devastanti e dolorosi nella NBA. Sviluppare una trombosi venosa profonda è ancora più sfortunato. Avere entrambi nel giro di due mesi è semplicemente tragico.

Ma per Lillard, sembra che le cose siano sempre andate così: il 34enne è da tempo il giocatore più maledetto della lega, fin dai suoi lunghi anni con i Portland Trail Blazers.

Il peso della squadra sulle spalle (2013-2019)

Lillard è arrivato nella NBA e ha avuto un impatto immediato.

È stato il quarto Rookie of the Year nella storia ad essere premiato all’unanimità. Ha segnato il canestro decisivo da tre punti con 0.9 secondi sul cronometro per regalare a Portland la prima vittoria in una serie Playoff dopo 14 anni. Nei suoi primi tre anni, è stato selezionato due volte per l’All-Star Game e inserito nel terzo quintetto All-NBA.

Eppure, questo non ha impedito a LaMarcus Aldridge di lasciare i Trail Blazers e Lillard per firmare con i San Antonio Spurs da free agent.

Fortunatamente, CJ McCollum è esploso nella stagione successiva alla partenza di Aldridge, ma anche tenendo conto della crescita del compagno di reparto, tra il 2015 e il 2019 Lillard non ha mai giocato con un singolo compagno che fosse stato convocato all’All-Star Game – o che anche solo ci si fosse avvicinato.

Eppure Lillard ha guidato Portland ai Playoff ogni singolo anno. Sfortunatamente per Dame e i Blazers, il loro successo è coinciso con la dinastia dominante dei Golden State Warriors. Golden State ha eliminato Portland tre volte in quei quattro anni. La grandezza di Lillard è stata continuamente eclissata da quella di Steph Curry. È probabile che per sempre Dame verrà ricordato come il secondo miglior tiratore da tre della storia.

Nel 2018-19, i Blazers credevano davvero che il trio formato da Lillard, McCollum e Jusuf Nurkić potesse finalmente competere con i Warriors. Ma a due settimane dalla fine della regular season, Nurkić ha subito un infortunio terribile alla gamba. I Blazers hanno comunque raggiunto le finali della Western Conference, ma sono stati spazzati via da Golden State.

Tenere insieme i pezzi (2019-2023)

Lillard ha fatto di tutto per mantenere i Blazers competitivi dal 2019 fino alla richiesta di scambio.

È stato nominato MVP della “bolla” per aver mantenuto una media di 37,6 punti nelle otto partite di seeding, portando Portland a essere spazzata via dai futuri campioni dei Lakers al primo turno.

Ha firmato una delle migliori prestazioni di sempre in una sconfitta ai Playoff, segnando 55 punti con 12 triple in una sconfitta ai supplementari contro i Nuggets nel 2021.

Nel 2023, ha segnato 71 punti in una partita, raggiungendo una media stagionale record di 32,2 punti a gara.

Quelli tra il 2019 e il 2023 sono stati gli anni d’oro di Lillard. Ma a causa della pessima gestione del roster da parte dei general manager Neil Olshey e Joe Cronin, i Blazers non sono mai andati oltre il sesto posto nella Western Conference e non hanno vinto alcuna serie di playoff.

Alla fine della stagione 2021-22, con Portland all’undicesimo posto a Ovest, Lillard ha scelto di operarsi all’addome per risolvere un infortunio fastidioso e permettere alla squadra di “tankare” per ottenere una scelta alta al draft (che si è trasformata in Shaedon Sharpe).

Nel 2023, i Blazers hanno deciso di chiudere la stagione dopo 72 partite. Hanno essenzialmente costretto Lillard a saltare le ultime 10 gare, nonostante fosse nel mezzo della sua miglior annata realizzativa. Hanno perso tutte e dieci le partite rimanenti e sono saliti alla terza scelta del draft. Ma invece di scambiarla per un veterano in grado di vincere subito, hanno scelto Scoot Henderson.

Vedendo il quadro completo, Lillard ha finalmente deciso di mettersi al primo posto e ha chiesto una trade. Voleva andare ai Miami Heat; Cronin non ha esaudito il suo desiderio, ma lo ha spedito comunque a un’altra contender dell’Est: i Milwaukee Bucks.

Mai trovato il ritmo (2023-oggi)

Sembrava che Milwaukee fosse il posto ideale per Lillard per stabilizzarsi.

Non è stato così.

Affiancato al due volte MVP Giannis Antetokounmpo e a un roster che l’anno prima era arrivato primo nella Eastern Conference, le aspettative erano alte. Ma a metà stagione, l’allenatore Adrian Griffin è stato licenziato e sostituito da Doc Rivers, che sembrava ormai ritirato.

Rivers, reduce da anni di delusioni nei Playoff con i 76ers, ha peggiorato ulteriormente i risultati della squadra.

Come se non bastasse, nel 2024 Giannis ha subito uno stiramento al polpaccio a tre partite dalla fine della stagione regolare e ha saltato l’intera serie del primo turno contro Indiana.

Lillard ha provato a tenere in vita i Bucks da solo. Ha segnato 32,3 punti di media nelle prime tre partite della serie prima di infortunarsi a sua volta, saltando Gara 4 e Gara 5. È tornato per la decisiva Gara 6, segnando 28 punti, ma i Bucks sono stati eliminati.

Poi è arrivata la stagione 2024-25, definita da giocatori di contorno non all’altezza e da uno scambio disastroso. Nonostante il caos, finché Lillard e Giannis erano sani, Milwaukee sentiva di poter ancora dire la sua.

Ma poi è arrivata la diagnosi di trombosi per Lillard, e il resto è storia.

Non si arrenderà mai

Damian Lillard è un combattente.

Che si trattasse di evitare la strada ad Oakland da ragazzo, lottare sul parquet o allenarsi in palestra da boxe, Lillard ha sempre saputo come rialzarsi.

La sua doppietta di infortuni agli arti inferiori, per quanto devastante, non sarà ciò che lo fermerà.

Ma nessuno potrebbe biasimarlo se lo facesse. Lillard ha dato tutto a due franchigie. Entrambe hanno fallito nel circondarlo con i giocatori giusti per vincere davvero. È stato il più sfortunato tra le superstar della NBA in questa era, ma nonostante tutto, Lillard non si è mai lamentato – ha sempre e solo lottato.

È difficile immaginare oggi un mondo in cui Dame possa ancora essere un pezzo fondamentale per una squadra da titolo NBA. Eppure, nonostante tutto quello che ha passato – o forse proprio grazie a tutto questo – pare che Lillard sia di buon umore, pronto ad affrontare con determinazione l’ennesima, lunga strada verso il recupero.