Questo contenuto, scritto da Kelly Scaletta per The Basketball Writers e tradotto in italiano da Stefano Lazzaroni per Around the Game, è stato pubblicato in data 27 gennaio 2020.

Non sono mai stato un fan di Kobe Bryant, quindi l’articolo non parlerà di questo.

Non vi annoierò con la favola su come sia cresciuto guardandolo giocare, perché avevo già trent’anni quando Kobe ha iniziato la sua carriera. Non vi parlerò dei suoi numeri, delle sue stats, dei suoi anelli e delle sue prestazioni all’All-Star game: sono innumerevoli, e se le è guadagnate tutte. E non vi parlerò neanche delle discussioni su dove si posizioni nella classifica dei più forti di sempre.

Ogni parola non ha importanza al momento.

Vi voglio raccontare perché ho pianto a dirotto e perché sono rimasto così scioccato per la morte di Kobe, di sua figlia Gianna e di tutte le persone che sono precipitate insieme a quell’elicottero.

Sono nato in Louisiana, ed essendo nato in Lousiana, ovviamente ero un tifoso di LSU. Di conseguenza, come tifoso di LSU, ero fan di Shaquille O’Neal, ed essendo un fan di Shaq, tifavo i Lakers.

Per qualche anni, è stato il giocatore più dominante del Pianeta e, a parere di molti, ha avuto il più importante periodo di dominio assoluto nella storia del Gioco. Quando avete tempo, guardate le sue statistiche nelle Finals. Sono irreali. Ma non stiamo parlando di lui, qui. Si parla di Kobe, il secondo miglior giocatore di quella squadra.

Kobe era uno scorer e un difensore fantastico, e onestamente anche un passatore sottovalutato. Era arrogante. Da buon fan di Shaq, ho addossato tutte le colpe su Kobe, e inevitabilmente ho rotto con Kobe. Con il senno di poi, però, ho iniziato a pensare che avessero entrambi le loro colpe.

Mi ricordo delle accese discussioni con un amico super fan di Kobe, di cui parlava come se fosse l’incarnazione di Michael Jordan. Non potevo non riderne, ma non era cosa così lontana dalla realtà, in fin dei conti. In quel periodo la Lega aveva davvero bisogno di un “nuovo MJ”, di quel singolo giocatore che con la sua personalità potesse attrarre milioni di persone con una straordinaria forza gravitazionale. E Kobe era l’uomo giusto. Aveva il carattere, la personalità e l’ego per riuscirci – e l’ha fatto.

Ha emulato le gesta di Jordan sul parquet, del resto. Vi ricordate il video che li mostra uno a fianco dell’altro, ripetere movimenti praticamente identici?