I Mavericks avranno il loro bel daffare se vorranno competere nella Western Conference nel 2025-26.

Dallas Mavericks NBA
FOTO: Dallasnews.com

Questo articolo è una traduzione autorizzata. La versione originale è stata scritta da Mike Curtis e pubblicata su The Dallas Morning News, tradotto in italiano da Marco Marchese per Around the Game.


Ora che la maggior parte dei roster è pronta è un ottimo momento per provare a prevedere come si evolverà l’annata nella Western Conference. I Dallas Mavericks non si sono qualificati per la post-season l’anno scorso, prevalentemente per via degli infortuni – solo uno dei vari problemi che li hanno tenuti lontani dal ritorno alle NBA Finals. Ma adesso arriverà una nuova stagione e tutti ripartiranno da zero. Dallas partirà un po’ più indietro rispetto alle altre poiché Kyrie Irving avrà bisogno di tempo in Regular Season per tornare in forma dall’intervento chirurgico al legamento crociato anteriore. Tuttavia, il roster dei Mavericks dovrebbe essere abbastanza performante da poter rimanere all’interno della cerchia dei Playoffs. 

La battaglia per i primi 8 posti potrebbe essere sanguinosa, simile al finale della stagione appena conclusa. Le posizioni dalla numero 4 alla 10 non erano ancora certe fino all’ultima sfida di regular season. Con i training camp già avviati, ecco come potrebbe presentarsi la Western Conference dopo il fischio d’inizio ufficiale giorno 21 ottobre. 

Contenders per il Titolo NBA

  1. Oklahoma City Thunder
  2. Minnesota Timberwolves
  3. Houston Rockets

Sembrerebbe difficile non pensare ai Campioni NBA in carica, gli Oklahoma City Thunder, come favoriti a puntare al primo posto della Western Conference per la seconda volta consecutiva. OKC avrà a disposizione tutti i giocatori reduci dalla vittoria del Titolo NBA e ha ottenuto un incredibile boost d’esperienza dalle ultime due Playoffs-run, compresa l’eliminazione al secondo turno per mano dei Mavericks nel 2024. Dallas è stata l’unica squadra in grado di battere i Thunder per tre volte l’anno scorso – una statistica interessante, viste le circostanze. La miglior difesa NBA dovrebbe rimanere in forze grazie a Chet Holmgren, Jalen Williams, Cason Wallace, Isaiah Hartenstein e, last-but-not-least, Shai Gilgeous-Alexander

I Minnesota Timberwolves hanno invece raggiunto le Conference Finals nelle ultime due stagioni. Un terzo tentativo potrebbe condurre la franchigia per la prima volta alle NBA Finals? Solo il tempo potrà dirlo, ma i T-Wolves hanno un’ottima opportunità per finire entro i primi 3 seed. Anthony Edwards ha appena compiuto 24 anni e sta giusto sfiorando il prime della sua carriera, essendosi affermato come eccellente tiratore da oltre l’arco lo scorso anno. Con al suo fianco un formidabile All-Star come Julius Randle e uno dei migliori rim-protector della lega, ovvero Rudy Gobert, i Timberwolves potranno costituire una serie minaccia non solo per le rivali ad Ovest, ma per tutte le franchigie della lega. 

Gli Houston Rockets hanno infine trovato una maniera davvero intrigante di mescolare il loro young core ed i veterani. L’aggiunta di Kevin Durant offre ai Rockets un’opzione offensiva elitaria, ma possono anche contare su Alperen Sengun, Jabari Smith Jr. e Amen Thompson per bilanciare il carico offensivo durante la Regular Season. La perdita di Fred VanVleet, point guard titolare in quintetto, per via della rottura del legamento crociato anteriore appena prima del training camp, è una brutta botta per i texani, che probabilmente confideranno nello stesso Thompson e in Reed Sheppard – guardia al secondo anno in NBA – più di quanto fosse in loro previsione.

Houston è giunta al 2° posto della Western Conference la passata stagione e potrebbe essere una squadra con tutte le carte in regola per creare scompiglio in una Conference ultra competitiva. 

Presenza diretta ai Playoffs

  1. Denver Nuggets
  2. Los Angeles Clippers
  3. Dallas Mavericks

Ecco dove la lista diventa insidiosa. Un paio di buone franchigie della Western Conference potrebbe trovarsi in questa lista, compresi i Dallas Mavericks – ma possono rientrarci solo tre nomi. Nikola Jokic è reduce dalla sua miglior stagione in NBA, che avrebbe potuto portargli un terzo titolo MVP se non fosse stato per l’annata fenomenale di Shai Gilgeous-Alexander. I Denver Nuggets possono essere in Top 4 con il centro serbo al massimo della forma, con Jamal Murray in buona salute e il neo-arrivato Cam Johnson. Senza dimenticare le ulteriori aggiunte in roster, molto più profondo, costituite dai veterani Jonas Valanciunas, Tim Hardaway Jr. e Bruce Brown – il quale ha già fatto parte del roster iridato del 2023. 

I Los Angeles Clippers hanno raddoppiato la loro esperienza. Basta dare un’occhiata ai nomi principali del loro roster: Kawhi Leonard, James Harden, Bradley Beal, Chris Paul, Brook Lopez, Bogdan Bogdanovic, Derrick Jones Jr. e John Collins. Avvieranno la Regular Season con il roster più anziano nella storia della NBA, con un’età media di 33.2 anni, superando i precedente record stabilito dagli Utah Jazz di John Stockton e Karl Malone.

Leadership ed esperienza sono fattori importanti, specialmente in post-season, ma sono i lunghi e ardui sei mesi di Regular Season a rendere le cose più incerte. I Clippers hanno un roster lungo e la personalità per poter essere competitivi, ma sarà interessante scoprire se riusciranno ad arrivare entro i primi 4 seed. 

Leggendo fin qui, probabilmente si ha a che fare con dei grandi appassionati dei Dallas Mavericks alla scoperta del valore della loro squadra preferita quest’anno. La risposta non è facile poiché i Mavs si trovano in una situazione complicata. La point guard della franchigia, Kyrie Irving, è out per alcuni mesi per via dell’intervento al legamento crociato. Senza una vera e propria timeline per il suo ritorno è duro poter pensare che questo roster possa raggiungere il traguardo.

Anthony Davis e Dereck Lively II hanno avuto problemi in post-season. Pur tornando a disposizione per il training camp, il loro status sarà più chiaro col tempo. La riuscita di questa stagione dipende totalmente sulla buona salute di Cooper Flagg e sulla sua crescita. La #1 pick avrà l’opportunità di mostrare il suo versatile skillset molto spesso, mentre impara dai veterani che lo circondano. 

Play-In Tournament

  1. Los Angeles Lakers
  2. Golden State Warriors
  3. Memphis Grizzlies
  4. San Antonio Spurs

Questi posti vengono determinati solitamente negli ultimi giorni di Regular Season. Tutto può accadere, specialmente per via delle varie operazioni svolte in offseason da ogni singola squadra. I Los Angeles Lakers hanno messo in atto cambiamenti molto importanti in estate, affiancando all’ex superstar dei Mavericks, Luka Doncic, l’ottimo Big Man Deandre Ayton e un eccellente difensore come Marcus Smart.

Entrambi sarebbero stati molto utili durante le sfide al First Round di Playoffs contro i Timberwolves. Senza tralasciare LeBron James, ancora un giocatore da Top 10 in NBA, nonostante sembri più concentrato sul ritiro ultimamente. I Lakers potrebbero tranquillamente sia ritrovarsi ai piani alti della classifica che risucchiati nella lotta per una posizione al Play-In Tournament

I Golden State Warriors invece non hanno ancora vissuto un’intera stagione con Jimmy Butler, ma un intero training camp ha permesso all’ala versatile di integrarsi al meglio. Le colonne della franchigia, Stephen Curry e Draymond Green, sono sì di un anno più vecchie, ma ancora in grado di giocare a livelli elitari rispettivamente da scorer e difensore. Il supporting cast attorno a loro potrebbe limitare un po’ i Dubs e non farli rendere come nel periodo della Dynasty, soprattutto per via della mancanza di innesti estivi importanti. 

I Memphis Grizzlies hanno dato avvio al mercato estivo con la trade che ha portato l’ex TCU Desmond Bane agli Orlando Magic per un paio di scelte al First Round del Draft e il veterano Kentavious Caldwell-Pope. L’affare ha indebolito un po’ il loro frontcourt, che adesso confida quasi prevalentemente su Ja Morant. Ciò aumenterà le attenzioni nei confronti dello stesso Morant e di Jaren Jackson Jr. Sebbene non sia ancora chiaro se questa mossa abbia davvero rafforzato in ottica futura Memphis, è tuttavia certo che non sia una grossa aggiunta nel breve periodo.

Anche i San Antonio Spurs sono squadra intrigante. In certi momenti si potrebbe anche pensare che siano tornati in basso. In altri, invece, si viene folgorati dalla grandezza del loro sviluppo. Tutto si baserà sulle condizioni di salute di Victor Wembanyama, che disputerà la sua terza stagione in Texas da erede di Tim Duncan e David Robinson. Un potente trio nel backcourt, composto da De’Aaron Fox, Stephon Castle e Dylan Harper, è forte abbastanza da mantenere i backcourt avversari impegnati in difesa. I ristrutturati Spurs dovrebbero quindi essere pronti per tentare l’approccio col livello successivo, ovvero il Play-In Tournament. 

Obiettivo Draft

  1. Phoenix Suns
  2. New Orleans Pelicans
  3. Portland Trail Blazers
  4. Sacramento Kings
  5. Utah Jazz

Potrebbe risultare strano chiamare questo gruppo di franchigie non-contender, specie per via della mole di talento presente nei vari roster. Il duo composto da Devin Booker e Jalen Green dà l’idea di un backcourt dinamico, ma purtroppo per i Phoenix Suns non c’è molto altro a loro disposizione, oltre che un gruppo di centri che comprende anche Mark Williams. I New Orleans Pelicans hanno un’ala di livello All-Star come Zion Williamson, ma la sua impossibilità a scendere in campo con costanza ha mandato in ribasso le potenzialità della squadra di arrivare in post-season. 

Damian Lillard potrebbe tornare a disposizione dei Portland Trail Blazers solo nella Stagione 2026/27 dopo l’infortunio al tendine d’Achille. Sarà Jrue Holiday a ricoprire il ruolo di leader nel frattempo. Ciò lascia a Coach Chauncey Billups la possibilità di avere un anno in più per poter far crescere il talento di Shaedon Sharpe, Deni Avdija, Toumani Camara, Scoot Henderson, Donovan Clingan e il rookie Big Man Yang Hansen, ribattezzato “Jokic cinese”.

I Sacramento Kings sono una squadra senza alcun elemento che sia complementare col resto del roster, con un core composto da Dennis Schroder, Zach LaVine, DeMar DeRozan e Domantas Sabonis. Una squadra del tutto carente di tiratori dal perimetro e piena di giocatori che iper-utilizzano le giocate in isolamento: sarà abbastanza per l’estremamente competitiva Western Conference? Senza dimenticare che, attraverso la crescita dei loro giovani talenti – tuttavia senza una vera e propria meta – gli Utah Jazz si orientano verso un’altra Top 5 pick al Draft 2026.