Gli Oklahoma City Thunder sono alle NBA Finals, e un po’ del merito va anche ai Miami Heat.

Questo articolo è una traduzione autorizzata. La versione originale è stata scritta da Ira Winderman e pubblicata su South Florida Sun-Sentinel, tradotto in italiano da Marco Barone per Around the Game.


Il sale incontra la ferita. Non sono semplicemente gli Oklahoma City Thunder a giocare le NBA Finals di quest’anno, ma una squadra che detiene una quota considerevole del futuro dei Miami Heat e di mezza Lega. Si tratta della stessa cosa.

Quando le Finals 2025 si apriranno giovedì al Paycom Center, la squadra con i colori di casa sarà quella in possesso della prima scelta degli Heat del 2025, della second-round pick degli Heat del 2027, della second-round pick degli Heat del 2029 e della second-round pick degli Heat del 2030.

Dire che le carte in tavola sono cambiate da quando i Big Three di Miami, composti da LeBron James, Dwyane Wade e Chris Bosh, hanno sconfitto OKC nelle NBA Finals del 2012 sarebbe un eufemismo: i Thunder hanno soppiantato gli Heat come franchigia. Sì, gli Heat hanno vinto non solo le Finals del 2012 e le successive Finals contro i San Antonio Spurs. E sì, da allora gli Heat hanno fatto un altro paio di visite su quel palcoscenico. Ma non è che nel frattempo i Thunder siano spariti dalla faccia della corsa ai playoffs, vantando viaggi in finale di conference nel 2014 e nel 2016 e poi di nuovo fino alle semifinali di conference un anno fa, prima di questo 68-14 di forza bruta nella stagione regolare e conseguenti Playoffs.

E, lungo la strada – forse qualcosa che vale la pena di seguire per gli Heat nel loro stato attuale – hanno offerto una lezione sul fatto che non c’è nulla di sbagliato nel prendersi una pausa. Prima di questa rinascita, i Thunder erano 22-50 nel 2020/21, 24-58 nel 2021/22 e 40-42 nel 2022/23, prima di risalire a 57-25 una stagione fa.

Fare un passo indietro per fare un passo avanti non è mai stata un’abitudine di Pat Riley, che solo poche settimane fa ha ammesso di essere stato complice di un paio di campagne di tanking nel corso dei suoi tre decenni di gestione, ma che ha sempre dato il massimo, anche quando gli ingranaggi non erano necessariamente ben oliati.

A differenza dei Thunder, che hanno sempre avuto a disposizione un gran numero di scelte al draft, gli Heat ne hanno cedute molte nella speranza di ottenere qualcosa di più simile a una gratificazione immediata (buondì, Terry Rozier). Ma è soprattutto il tipo di mossa dei Thunder che Riley non ha mai fatto nelle sue 30 stagioni: vendere molto per preparare il futuro.

La prova A (o, più precisamente, la non prova A) è rappresentata dall’aver resistito un po’ troppo a lungo con Jimmy Butler e dall’essersi accorti del mediocre ritorno di febbraio. Naturalmente anche in questo caso è necessario dare fiato ai parallelismi, perché la trade che ha cambiato la franchigia dei Thunder è stata una cosa che capita una volta ogni dieci anni, o anche oltre.

Il 10 luglio 2019, pochi giorni dopo che gli Heat avevano concluso l’acquisto di Butler dai Philadelphia 76ers in un’altra delle mosse vincenti di Riley, i Thunder hanno concluso l’affare che ha riportato Oklahoma City al centro dell’universo NBA. In quella data i Thunder hanno ceduto Paul George ai Los Angeles Clippers in cambio di Shai Gilgeous-Alexander, Danilo Gallinari, la first-round pick del 2021 diventata Tre Mann, la prima scelta del 2022 diventata Jalen Williams, la prima scelta del 2023 diventata Dillon Jones, la scelta numero 15 del draft di quest’anno che arriverà dagli Heat, uno swap a giugno dai Clippers (passando dalla 30 alla 24) e la first-round pick del 2026 dai Clippers.

Si parla dell’MVP Shai Gilgeous-Alexander, dell’All-NBA Jalen Williams e soprattutto di Draft capital residuo sufficiente per acquistare un’altra stella, se necessario.

No, gli Heat non hanno ottenuto per il 35enne Jimmy Butler a febbraio quello che i Thunder hanno ottenuto nel 2019 per il 29enne Paul George. E per coloro che ritengono che gli Heat avrebbero dovuto agire prima, nemmeno la scorsa estate avrebbero ottenuto qualcosa di simile per il 34enne Jimmy Butler.

La cosa più simile in questo millennio è stata la cessione nel 2013 da parte dei Celtics di ciò che restava di Kevin Garnett e Paul Pierce ai Brooklyn Nets per quelle che sono diventate le selezioni al draft di Jayson Tatum e Jaylen Brown.

Per quanto riguarda le future scelte degli Heat ora in possesso dei Thunder: la scelta numero 15 del draft di quest’anno è passata a Oklahoma City dalla trade con Butler nel 2019; la second-round pick del 2027 deriva dall’acquisizione di Trevor Ariza dai Thunder nel 2021; la second-round pick del 2029 dovuta dagli Heat deriva dal salary dump di Victor Oladipo ai Thunder nel 2023, che è costato agli Heat anche la second-round pick del 2030.

Quindi, per quanto la situazione sia buona per Oklahoma City e minacciosa per Miami, guardando le NBA Finals del 2025 tenete presente che… anche gli Heat finanziano il futuro dei Thunder.