Le parole di Chris Paul al suo ritorno ai Los Angeles Clippers trasudano gioia e gratitudine verso la franchigia, i tifosi, ma soprattutto amore per la sua famiglia

Chris Paul Clippers
FOTO: LA Times.com

Questo articolo è una traduzione autorizzata. La versione originale è stata scritta da Ira Gorawara e pubblicata su LA Times, tradotto in italiano da Marco Marchese per Around the Game.


Ancor prima che la voce di Chris Paul facesse eco all’interno della press room, le motivazioni del suo ritorno a casa lo stavano già osservando. I suoi tre figli e la moglie, Jada Crawley, erano presenti ad assistere ed ascoltare le ragioni della decisione che ha (ri)portato CP3 ai Los Angeles Clippers. Anche la madre di Paul era presente in sala, con un radioso sorriso proveniente dalla seconda fila. Chris Paul è finalmente tornato a casa. 

“Non è stato per niente difficile. La più facile decisione in tutto questo processo è stare qui, seduto proprio qui.”

Chris Paul

Così ha esordito CP3, che ha poi continuato affermando che “proprio qui c’è tutta la mia famiglia.” Quando Paul è stato presentato al mondo come giocatore dei Clippers nel dicembre 2011 parlò di potersi confrontare con il suo “big brother” Chauncey Billups, e di poter spiccare il volo al fianco di Blake Griffin e DeAndre Jordan – un core che si sarebbe presto costruito la propria strada nella culture dei Clippers. Il primo messaggio di CP3 per Los Angeles ha incluso tre costanti: il fascino della città, il talento al suo fianco ed il Titolo NBA, ancora lontano dalla bacheca dei Clippers. 

Lunedì 28 Chris Paul ha abbandonato la formalità delle frasi e del vestiario del suo debutto nel 2011 – cravatta rossa e vestito – per qualcosa di più “comodo”, un abito allentato nero, Nike Air Jordan 1s ed un braccialetto d’oro al polso. Ben 14 anni dopo il suo esordio a Los Angeles, ha parlato di condividere il parquet con James Harden e Kawhi Leonard. Ma questa volta il quintetto stellare dei losangeleni non è stato il centro del suo discorso. 

“Ad essere totalmente sincero, volevo tornare a giocare qui con tutte le mie forze ed a qualsiasi costo. Non m’importava molto della composizione del roster. Volevo solo tornare a casa, essere qui con la canotta dei Clippers.”

Chris Paul

Le parole di CP3 sono state inondate di gratitudine – per la sua annata a San Antonio, verso coach Tyron Lue ed il proprietario dei Clippers, Steve Ballmer, e infine la sua 21° annata in NBA. Ma l’ancora di tutto, il centro del discorso è stata la sua famiglia. Paul non pensa neppure lontanamente a giocare in una città che lo porti lontano da essa. I tristi e struggenti addii appartengono al passato. Le sue giornate avranno inizio con gli allenamenti insieme al figlio. E termineranno con chiacchierate serali con sua figlia. “A dirvi la verità, forse i miei figli e mia moglie saranno già stanchi di me,” ha affermato Paul provocando il sorriso della moglie. 

“Perché sin da quando abbiamo ricevuto la notizia, ogni volta che torno a casa mi ritrovo a saltellare qui e là, parlando del fatto che ‘Sono a casa! Sono a casa! Sono finalmente a casa!'”

Chris Paul

Per quanto possa essere familiare con l’ambiente ai Clippers, Chris Paul ha affermato che il suo ritorno è sembrato quasi surreale – il suo #3 ancora una volta cucito sulla jersey dei Clippers, il suo nome ancora una volta scintillante negli spogliatoi, ed un’enorme scritta “WELCOME BACK” a campeggiare sullo schermo circolare. Cosa potrebbe rendere il tutto ancor più gradevole? Un palcoscenico del tutto rinnovato.

L’ultima volta che Chris ha giocato con addosso i colori dei Clippers, questi ultimi giocavano ancora allo Staples Center – oggi Crypto.com Arena. Lunedì, invece, ha potuto dare un’occhiata approfondita all’Intuit Dome. “Stare qui adesso da una sensazione del tutto diversa”, ha continuato Paul.

“L’ultima volta che sono arrivato qui sembrava quasi stessi sbirciando perché non sapevo se qualcuno dell’attuale roster sarebbe stato ancora qui, e di contro loro mi dicevano: ‘Cosa diamine ci fai qui?'”

Chris Paul

Paul ha notato tutti i passi avanti mossi dalla franchigia – i nuovi colori sociali, il nuovo logo – ma una cosa è rimasta intatta: i tifosi. Una parte della Crypto.com Arena vive ancora fermamente nella mente di CP3. Il Settore 114 conteneva i seggiolini dei tifosi più assidui e sfegatati dei Clippers, che Paul rimaneva ad osservare dopo ogni tripla a segno o alla fine di qualunque prestazione spettacolare di Lob City.

A detta di Chris, alcuni fan hanno onorato la loro fedeltà con l’inchiostro dei tatuaggi. In quel periodo, infatti, alcuni di essi promisero che se i Clippers avessero vinto con punteggio di 114 si sarebbero tatuati quel numero. E quando la squadra ci è riuscita hanno mantenuto la parola. “I tifosi qui sono come da nessun’altra parte”, ha proseguito Paul. 

“Sono davvero amanti del gioco del basket… Sia la squadra che tutti gli altri meritano solo cose buone e soprattutto meritano di veder vincere questa squadra.”

Chris Paul

Un’enorme dose di nostalgia lo ha colpito quando centinaia di tifosi lo hanno accolto con una standing ovation al grido di “CP3!”. Si è seduto, piegandosi in avanti con le spalle e stringendo le mani: l’emozione si faceva largo con l’aumentare del volume dei cori. “Tutto ciò è pazzesco”, ha commentato Paul. E quando Chris è sceso dal palchetto, ringraziando i media, sua madre aveva ancora il suo sguardo fiero ed un enorme sorriso sul volto. Per otto anni è stata abituata agli addii. Ma questa volta non ci saranno abbracci d’addio. 

“Questa è una di quelle cose che ho sempre manifestato nel tempo, di cui ho provato a parlarne nel corso della mia esistenza. Perché adoro giocare, adoro il basket, ma soprattutto amo la mia famiglia più di ogni altra cosa.”

Chris Paul