Se i Pistons vogliono farcela a rimontare, Cade Cunningham deve fare molto di meglio. Stanchezza e acciacchi, o meno.

Questo articolo è una traduzione autorizzata. La versione originale è stata scritta da Shawn Windsor e pubblicata su Detroit Free Press, tradotto in italiano da Marco Marchese per Around the Game.
Cade Cunningham è parso stanco. O peggio, è parso sprovveduto. E, alla fine, anche frustrato. Con tutto ciò che è andato male con sé stesso, senza riuscire a metter dentro un canestro, trovare una scintilla, una qualsiasi cosa che potesse aiutare i Detroit Pistons a togliere il “coperchio” dal canestro nei momenti cruciali di Gara 4.
Oh, lui ha avuto una chance. Gli Orlando Magic hanno continuato a concedergliene, quasi implorandogli di coglierne una. I Magic sferragliavano tanto quanto i Pistons. E questa può essere la parte più dolorosa di tutta la questione. Ma, a parte questo: è la seconda volta. La seconda occasione in cui Cade Cunningham ha avuto in mano la palla per poter vincere una partita di Playoffs e “rubare” una gara casalinga per rimettere in piedi la Serie.
E quindi sì, era frustrato dopo la sconfitta dei Pistons contro gli Orlando Magic lunedì al Kia Center in Gara 4, concedendo ai Magic il vantaggio sul punteggio di 3-1. Non è riuscito a prevedere tutto ciò. Le sconfitte, le fasi difensive inconsistenti, le palle perse. Nulla di tutto ciò. Questi non sono i suoi standard. E la sua squadra ne sta pagando il prezzo.
Se fosse stato anche solo la metà di sé stesso alla fine delle due sfide di Orlando, i Pistons probabilmente guiderebbero la Serie sul 3-1 anziché essere l’argomento di discussione principale di questo First Round di Playoffs NBA – per qualsiasi cattiva ragione. Quindi eccoci, ad una sola sconfitta dallo spazzar via la legacy di Cade Cunningham.
Duro? No. Non ha dimostrato molto. Questo non si discute. Senza tener conto di ciò che ha fatto in Regular Season, né di ciò che dice di sé. E neppure delle sue parole circa le proprie volontà nel futuro. Ha una sola partita rimasta, una sfida per cambiare la storia. Se le cose andranno bene, ancora un’altra partita, se sarà fortunato ancora un’altra.
Raggiungere quest’ultima partita sembra improbabile. La storia dice questo. Il test visivo ce lo narra ancor meglio. Orlando ha messo in campo più volontà. Ed è una cosa chiara. Cunningham verrà ritenuto responsabile per tutto ciò, per lo meno in parte: è ciò che succede quando si è il miglior giocatore in squadra. Che piaccia o meno.
Cunningham è il leader ed il miglior giocatore di una squadra che sta per fare quel tipo di Storia che nessuna squadra vorrebbe mai fare. La sua reputazione riguardo ai Playoffs ne risentirà. Lui lo sa, sa che i giudizi possono essere duri e lo saranno, specie se i Pistons andranno a perdere la Serie, cosa quasi scontata ormai – solo il 4% delle squadre hanno ribaltato uno svantaggio di 3-1 nella storia dei Playoffs. Nessuno si ricorderà del fatto che sia mancato per tre settimane a causa di un collasso polmonare, o del fatto che sia evidente che stia provando a ritrovare il suo ritmo e le gambe nel 4°Q.
Dovrà andare avanti a prescindere, senza curarsene. Sarà solo la scia di una sconfitta. Poiché qualunque cosa si dica del tempo in cui è stato assente, o delle lacune del roster dei Pistons, la ragione principale del fatto che siano sul punto dell’eliminazione è che Cunningham non ha portato a termine una o due giocate nelle sfide a Orlando.
Sì, “è frustrante avere buoni numeri (in transizione) e non fare buone giocate in transizione, cose che faccio al meglio, e non essere in grado di creare giocate per la mia squadra”.
Non prendere le scelte giuste, in aggiunta. Un paio di volte lunedì scorso ha avuto strada spianata verso il canestro e probabilmente anche qualche chance di schiacciare, ma invece ha passato la palla. Ma non si è trattato solo di tempismo sbagliato nel passare la palla. Quanto i tiri che ha preso, forzando alcune triple e intestardendosi.
Più volte è parso incerto nelle varie sfide. Non ha giocato con la forza e la grinta che ha mostrato per la maggior parte della stagione. Cade ha imparato alcune lezioni l’anno scorso contro i New York Knicks. Ha trascorso l’estate a rinforzarsi e migliorare il ball-handling, tra le altre cose. Adesso è migliorato come finalizzatore ed è più difficile togliergli il possesso palla. Orlando sta dimostrando che c’è ancora tanto altro lavoro da fare. Il futuro dei Detroit Pistons dipende da questo.
Il percorso di nessuna giovane Star in NBA è lineare. Tutti più o meno devono patire sofferenze, esporsi, subire i dubbi e le critiche di chi si espone e di dover tornare in palestra e trovare una soluzione al riguardo.
Fa male, e Cade Cunningham sta sentendo il dolore. Adesso detiene il record di maggior numero di palle perse in una stretch di tre partite di post-season. Ha anche tirato via il pallone con più frequenza di ogni altro giocatore ai Playoffs nelle ultime due annate.
Orlando ha i suoi meriti per la propria difesa, per l’ampiezza delle rotazioni e forza distruttiva, nonché lo stile più lento che ha portato Cunningham a non sapere dove dirigersi durante il corso delle partite. Tuttavia Orlando non ha tutti i meriti. Cunningham può fare di meglio. Può giocare con più giudizio. Può essere più concentrato. Può prendersi tiri migliori.

La Star dei Pistons ha giocato al livello di un First-Team All-NBA per la maggior parte della stagione. Si è inserito nella cerchia dei nomi per la vittoria del premio MVP. Poi il suo polmone è collassato, ha perso quasi un mese e da allora non è più stato lo stesso.
Durante la settimana di allenamenti prima dei Playoffs ha ammesso di aver ancora bisogno di trovare il suo ritmo e costanza. Dopo un paio di prestazioni positive nelle prime due uscite della Serie, sembrava avesse ritrovato entrambe le cose. Inoltre, diceva anche di sentirsi bene.
Ma quando la pressione e l’intensità sono saliti, Cunningham non è parso più pronto, specialmente a fine partita. La verità è che i Pistons necessitavano di più tiratori e playmaking secondario, forse anche di qualche centimetro in più sotto il ferro e qualcuno che può andarsi a prendere un canestro in solitaria, qualcuno oltre Cunningham. Ed anche che hanno bisogno che Cunningham migliori, che sia sé stesso e smetta di perdere così tanti palloni, di prendere impazienti triple, di lasciar correre le sue chance in drive a canestro e di perdersi le rotazioni difensive.
Sembra stanco e abbattuto. Non ha importanza. A Orlando non importa. E neppure alla Storia. Può e deve giocare meglio, o l’estate in arrivo non sarà solo lunga, ma infinita.