Questo articolo è una traduzione autorizzata. La versione originale è stata scritta da Evan Webeck e pubblicata su The Mercury News, tradotto in italiano da Marco Barone per Around the Game.


Come il resto dei giocatori degli Warriors, anche Jonathan Kuminga si è seduto giovedì con il general manager Mike Dunleavy e l’allenatore Steve Kerr, all’indomani dell’eliminazione dai Playoff NBA, per discutere del suo ruolo nel roster in vista dell’estate. Questi colloqui di fine stagione sono generalmente di routine. Ma la situazione di Kuminga è tutt’altro che ordinaria.

«Non lo so», ha ripetuto più volte la settima scelta del draft 2021, oggi ventiduenne, mentre si preparava a scendere per parlare con i media. «Non so cosa mi riserva il futuro.» La sconfitta per 121-110 subita dai Warriors contro i Timberwolves mercoledì ha posto fine alla quarta stagione professionistica di Kuminga,, ma né lui né la franchigia sanno con certezza quale maglia indosserà a settembre.

Kuminga sarà un restricted free agent, il che significa che potrà cercare un nuovo contratto sul mercato, ma gli Warriors potranno pareggiare qualunque offerta gli venga fatta da un’altra squadra. Secondo quanto riportato, Golden State sarebbe pronta a proporgli una Qualifying Offer da 7,9 milioni di dollari.

«Gli è toccato un percorso davvero difficile, ad essere onesti», ha commentato Stephen Curry. «… Spero che il suo futuro sia luminoso, che sia qui o altrove.»

«Il suo futuro è luminoso, che sia qui o da un’altra parte», ha fatto eco Draymond Green. «Ha un talento tale che, di solito, alla fine trova la sua strada.»

Basta dare un’occhiata alle ultime quattro partite giocate da Kuminga per capire perché il proprietario Joe Lacob sia tanto affascinato dal suo potenziale esplosivo. Con Curry fuori, è stato il realizzatore più affidabile della squadra, con una media di 24,3 punti a partita, tirando con il 55,4% dal campo, il 38,9% da tre e il 72,0% ai liberi.

Ma non è bastato per battere i Timberwolves — Golden State ha perso tutte e quattro le partite — e Kuminga deve ancora dimostrare di poter essere altrettanto efficace accanto a Curry, che l’anno prossimo compirà 38 anni. Qualche sprazzo si è visto a dicembre, quando ha segnato in doppia cifra per 17 partite consecutive, prima che un infortunio alla caviglia lo tenesse fuori fino a marzo. Quando è tornato, aveva ormai perso il suo posto nelle rotazioni, a favore del nuovo arrivato Jimmy Butler III.

«Ci sono stati alti e bassi. Fa parte della vita. Ma mi sono divertito. Mi è piaciuto giocare qui», ha detto Kuminga. «È stato difficile. Stavo giocando bene, e poi succedono certe cose. Non mi sono lasciato abbattere. Sono andato in riabilitazione quasi ogni giorno, ho cercato di migliorare, ma quando sono tornato la squadra era completamente diversa.»

A volte il rapporto con Kerr è stato teso: l’allenatore ha spesso dato priorità alla finestra attuale di competitività della squadra piuttosto che investire sul futuro. Kuminga ha iniziato solo 10 delle 47 partite giocate, e a dicembre aveva detto che altri giocatori avrebbero «avuto bisogno di uno psicologo» se avessero dovuto affrontare la stessa instabilità nei minuti in campo.

Giovedì ha descritto il suo rapporto con Kerr come «molto buono», anche se il coach ha ribadito la necessità che Kuminga si faccia valere a rimbalzo. Nelle quattro gare senza Curry ha giocato 124 minuti, ma raccolto solo 14 rimbalzi.

Kuminga ha detto di sentirsi «molto cresciuto» nei suoi quattro anni con gli Warriors, e i numeri sembrano dargli ragione. Prima dell’arrivo di Butler era il secondo miglior realizzatore della squadra con 15,3 punti di media a partita, e stava andando in lunetta più di quanto avesse mai fatto in carriera.

Per Green, però, il vero segno di maturazione è arrivato in difesa, durante un’azione contro Minnesota. Kuminga era incaricato di marcare Anthony Edwards e, anziché cambiare marcatura dopo un blocco, ha letto la situazione, ha evitato lo switch e ha raddoppiato sul pericoloso realizzatore dei Timberwolves.

«L’ho preso da parte e gli ho detto: “Ora sì che stai giocando, perché stai leggendo la difesa”», ha raccontato Green. «È una giocata che tre mesi fa non avrebbe mai fatto.»

Che il suo percorso prosegua ancora in maglia nero-oro è un’incognita. Le squadre potranno iniziare a negoziare con i free agent il 30 giugno, e potranno firmarli ufficialmente una settimana dopo, a mezzanotte. Kuminga, che quest’anno ha guadagnato 7,6 milioni di dollari, pare desideri un contratto simile a quello di altri giocatori scelti in lotteria nel draft 2020 — si parla di 30 milioni o più all’anno.

«Non so niente su ciò che mi riserva il futuro», ha ribadito. «Ma non vedo l’ora di scoprirlo.»

Gli altri Free Agent

Altri due volti noti dei Warriors sono in scadenza quest’estate: Kevon Looney e Gary Payton II.

Looney, 29 anni, è stato selezionato da Golden State con la 30ª scelta assoluta nel 2015 ed è uno dei veterani con più anni nella stessa squadra. Payton, 32, ha fatto parte del gruppo che ha vinto il titolo nel 2022, ha poi firmato da free agent con Portland, ma è stato scambiato di nuovo agli Warriors dopo pochi mesi.

«Credo di voler restare sempre qui. È la squadra che mi ha scelto. Sono qui da tanto tempo. Spero che il sentimento sia reciproco», ha detto Looney, aggiungendo che Dunleavy e Kerr gli hanno manifestato la volontà di tenerlo. «Ma questa è la NBA: le cose cambiano, soprattutto quando non vinci tutto. Sono pronto a tutto.»

Anche Payton ha definito la stagione «interessante — interessante ma divertente» e ha espresso il desiderio di restare agli Warriors.

«Amo questa organizzazione. Amo giocare per Steve. Amo i ragazzi che portano qui per provare a vincere», ha detto Payton. «Sanno come la penso. Vedremo giorno per giorno.»


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