I roster lunghi di Oklahoma City, Minnesota e Indiana stanno dimostrando che in quest’era NBA di apron e di logoramento, la profondità non è un lusso, ma una necessità.

FOTO: The Orange County Register

Questo articolo è una traduzione autorizzata. La versione originale è stata scritta da Mirjam Swanson e pubblicata su The OC Register, tradotto in italiano da Marco Marchese per Around the Game.


In realtà non è un pensiero tanto profondo. Nell’Era NBA in cui chiunque prova ad imporre il proprio gioco, ciò di cui una franchigia NBA ha bisogno sono solidi e validi giocatori per poter arrivare in fondo. In breve, una squadra ha bisogno di ampiezza del roster. Ancor prima delle superstar, c’è bisogno di role player e di un gruppo vero e compatto. Queste sono le lezioni che squadre come Los Angeles Lakers e Los Angeles Clippers devono imparare da questi Playoffs 2025, dominati dalla top seed Oklahoma City Thunder contro il seed #6, i Minnesota Timberwolves, che hanno dato il via alle Western Conference Finals.

Inoltre, New York Knicks e Indiana Pacers disputeranno le Eastern Conference Finals, iniziando mercoledì. Andati sono i tempi in cui per scegliere la propria favorita per la vittoria finale bastava segnare la squadra con a roster il miglior giocatore del momento. E anche i tempi delle rotazioni corte, da massimo 7 giocatori. I periodi “dinastici” di un tempo sono passati, quelli in cui dal 1949 al 2019 il 77% delle vittorie di Titoli NBA era suddivisa tra 7 franchigie – stando a Todd Whitehead di Sportsradar. 

Quest’anno ci sarà la settima vincitrice differente in altrettanti anni, e in quest’Era di Apron e penalità l’equilibrio è un must. L’ampiezza del roster non è un lusso, ma una necessità. Questa è la lezione spiegata da tre delle quattro squadre ancora in gioco, con le loro superstar ottimamente calate nel ruolo e in grado di costituire opzioni – forzando gli avversari a concedere tiri in solitaria e sobbarcandosi il peso offensivo. Le squadre dotate di ampie rotazioni sono quelle dotate di QUELLA cosa in più in grado di mitigare le loro fatiche, ridurre il numero di infortuni e in generale la quantità di sfortuna percepita durante la post-season, un periodo rude e aspro, determinato da un numero di sfide e viaggi ravvicinati( e scomodi). QUELLA cosa, cosa sarà? L’ampiezza del roster.

Si dice sia meglio essere fortunati che bravi, ma in questo caso sembrerebbe sia meglio cercarsi le proprie fortune attraverso la costruzione del roster. Che tradotto vuol dire dar valore alle rotazioni e alla loro ampiezza, non svalutarne l’importanza. Anche di fronte ad una trade che comporterebbe l’arrivo della superstar dei Milwaukee Bucks, Giannis Antetokounmpo, se dovesse rendersi disponibile. Perché questi Playoffs 2025 ci stanno insegnando che la NBA non sia più nel periodo della “miglior squadra”, ma di quella più numerosa: non bisogna cercare i John Rambo, ma radunare quante più truppe. “Sembra che le squadre dotate di rotazioni più ampie, panchine più lunghe, siano quelle vincenti,” ha affermato il plurivincitore del premio MVP Nikola Jokic dopo la sconfitta patita in Gara 7 contro OKC. “Indiana, OKC, Minnesota”.

Gli Indiana Pacers, guidati dal underdog Tyrese Haliburton, che intanto ha realizzato canestri importanti in questi Playoffs e ha una media di 17.5 punti e 9.3 assist, hanno ben 9 giocatori con almeno 13 minuti d’impiego di media, e altri 2 con almeno 10 minuti di gioco. I Pacers contano più di 35 punti a partita forniti dai giocatori in uscita dalla panchina. 

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Gli Oklahoma City Thunder sono guidati da Shai Gilgeous-Alexander, presunto vincitore del premio MVP. Ma ciò che ha davvero contraddistinto OKC – che conta ben 9 giocatori con un minutaggio di almeno 11 minuti, 2 giocatori con almeno 10 minuti sul parquet e 34.4 punti provenienti dalla panchina – è l’intensità della sua fase difensiva, che li ha condotti fino alle Conference Finals. Si è trattato di Alex Caruso, Luguentz Dort e Cason Wallace a pressare costantemente – tre role player dotati di tale energia in grado di rompere il ritmo di gara.

E i Minnesota Timberwolves? La squadra che ha eliminato i Los Angeles Lakers in 5 sfide al First Round? I T-Wolves sono legati alle rotazioni fisse a 8 giocatori, con Neil Alexander-Walker – con i suoi 18.9 minuti sul parquet – ad essere il giocatore con minutaggio minore tra quelli regolarmente in campo. Lui, Donte DiVincenzo e Mike Conley costituiscono i 12.9 su 35 tentativi a partita da oltre l’arco dei T-Wolves – essendo tutti e 3 ottimi ad ampliare e sfruttare gli spazi. 

Soltanto i New York Knicks di Coach Tom Thibodeau sono rigidamente convinti su delle rotazioni da 7 uomini. Adesso questo remake del film I Magnifici Sette si troverà a fronteggiare la Piccola Armata dei Pacers. E si attendono anche reazioni da parte delle franchigie di Los Angeles – di cui la carenza di uomini nelle rotazioni dei Lakers è stata accentuata dalla scelta di Coach J.J. Redick di utilizzare gli stessi 5 uomini per tutta la seconda parte di Gara 4 in Minnesota. Per quanto riguarda i Clippers, invece, è stata proprio l’ampiezza del loro roster a condurli ai Playoffs, ma purtroppo i loro All-Star non hanno fatto abbastanza per superare l’ostacolo costituito da Nikola Jokic e dai Denver Nuggets al First Round, venendo eliminati in 7 sfide. 

In fondo si è sempre trattato di un sottile filo per le squadre, che hanno bisogno dei loro migliori giocatori al meglio della forma nei momenti cruciali, accerchiati da abbondante talento in grado di dar loro manforte. Ma le squadre non possono più contare solo su questo, non possono certo avere allo stesso tempo numerose star e altrettanti giocatori a roster. Non con l’attuale regolamento, con il Second Apron e le sue penalità a costituire una barriera per le squadre che, superandola, perderebbero parecchi strumenti per costruire roster solidi e vincenti.

Nel tempo, le squadre valuteranno bene come inserire a roster gli All-Star senza rovinare l’intera costellazione – e mandare all’aria i conti. Altre squadre non sapranno resistere ai nomi di mercato, buoni per la Regular Season e forse per il primo turno di Playoffs. Ma cosa accadrà quando le star saranno stanche e affaticate, il ritmo partita più elevato, la pressione maggiore e gli avversari sul loro cammino saranno stati costruiti appositamente per fermarli? Qualcun altro pianterà la bandiera in cima alla montagna, ecco cosa accadrà. Volti nuovi. Squadre che avranno giocato da squadra.