Sì o no, non dovrebbe essere difficile. Eppure, il regolamento NBA si palesa ancora una volta per quello che è: imperfetto.

Giannis Antetokounmpo, quindi, ha commesso un’infrazione di passi, sì o no? La risposta dovrebbe essere piuttosto semplice, o l’una o l’altra. Eppure, le regole della pallacanestro non funzionano così, sono sottoposte a interpretazione da parte di umani, gli arbitri, e in continua evoluzione, modellandosi sul gioco.
Prendiamo un esempio facile facile: la grammatica di una lingua è normativa, teoricamente non si scappa; eppure, anche quando nel parlato non è applicata alla perfezione, consente di comunicare con successo, tanto che talvolta gli usi colloquiali stessi di determinate espressioni entrano all’interno di un vocabolario, a sua volta regolamentato.
Prima di passare al caso specifico di Antetokounmpo, leggiamo quali sono le regole NBA riguardo alle infrazioni di passi e soprattutto al cosiddetto passo zero, il momento in cui il piede poggia terra in corrispondenza della fase di “gather” (raccolta) e dopo il quale sono consentiti altri due passi:
- Per un giocatore che riceve un passaggio o conquista il possesso di una palla vagante, il “gather” (la “raccolta”) è definito come il punto in cui il giocatore acquisisce un controllo sufficiente della palla per tenerla, cambiare mano, passare, tirare o avvicinarla al proprio corpo.
- Per un giocatore che ha il controllo della palla mentre palleggia, il gather è definito come il punto in cui un giocatore compie una delle seguenti azioni:
- Mette entrambe le mani sulla palla, o comunque ferma la palla, mentre ne ha il controllo;
- Mette una mano sotto la palla e la ferma; oppure
- acquisisce un controllo sufficiente della palla per trattenerla, cambiare mano, passare, tirare o avvicinarla al proprio corpo.
Un giocatore che raccoglie la palla mentre avanza può compiere due passi prima di fermarsi, passare o tirare la palla […]. Un giocatore che raccoglie la palla mentre palleggia può compiere due passi prima di fermarsi, passare o tirare la palla. Il primo passo avviene quando un piede, o entrambi i piedi, toccano il parquet dopo che il giocatore ha raccolto la palla.
Quanto alla situazione di Giannis Antetokounmpo, esistono due possibili interpretazioni, applicando la regola – una per cui la sua azione di tiro è irregolare, una per cui è regolare. Chiariamo, da principio, che non si considera questo possesso come una possibile palla accompagnata, in quanto la mano del greco, o meglio, il suo centro di massa, non è mai andata “sotto” alla linea di mezzeria del pallone, innescando una raccolta prima dei possibili passi presi in esame – sebbene quei palmi giganteschi e quelle dita lunghissime possano trarre in inganno (e, anche qui, si apre un mondo su cosa sia e non sia palla accompagnata con giocatori con certe dimensioni delle mani).
Giannis Antetokounmpo ha fatto passi
In questo caso, si considera la palla in pieno controllo già con una mano, quando smette di ruotare e si ferma sul palmo, sebbene la posizione del pollice sia sospetta – tocca o non tocca la palla? Lo fa abbastanza da tenerla completamente ferma e quindi considerarla raccolta? Se la risposta è “sì”, allora il gather avviene quando il piede destro tocca ancora terra (passo zero) e questa è un’infrazione di passi, in quanto dopo questo passo seguono il sinistro e poi il terzo tempo.
Disclaimer: tutti i “passettini” mentre la palla ruota in aria (floating), innescata dal palleggio del greco, sono consentiti da regolamento, dal momento che la raccolta non è ancora iniziata – alla fine è la stessa cosa che si fa con una semplice esitazione o con un release dribble sul pick&roll.
Giannis Antetokounmpo NON ha fatto passi
La difficoltà di questa chiamata “in diretta”, per gli arbitri, consiste nell’incapacità di stabilire con esattezza quando la palla smetta di ruotare in aria e venga fermata da Antetokounmpo – in poche parole, quando è avvenuta la piena raccolta. La decisione di lasciar andare il gioco, in questo caso, è figlia dell’idea che la fase di gather si concluda quando il piede destro è già sollevato.
Disclaimer: non ha nulla a che vedere con il fatto che metta entrambe le mani sulla palla, si considera la fine della fase di floating nel momento in cui il piede sinistro è a terra (passo zero).
I passi sono davvero il punto?
Gli arbitri commettono errori, fa parte del gioco, ma questo non significa che un regolamento debba risultare completamente interpretativo. Il metro NBA già così cambia spesso tra una partita e l’altra, non solo nel passaggio dalla Regular Season ai Playoffs, pertanto ridurre tutto a una lettura soggettiva dei casi particolari comporterebbe l’ulteriore difficoltà di applicare le regole in maniera uniforme, mettendo a repentaglio l’integrità stessa del gioco. Cercando di imparare da altri sport, la Formula Uno ha da insegnare.
Storicamente, si parla di uno sport in cui il mantra è “fatta la regola, trovato l’inganno”, quindi si è passati ad un livello ulteriore. Non serve violare le norme, ma basta andare contro lo spirito di esse affinché il sistema/dispositivo usato venga (di solito la stagione successiva) bandito. Esempio di questa interpretazione era il sistema Dual Axis Steering (DAS) della Mercedes.
Creato sfruttando zone grigie del regolamento, consentiva, tramite semplici movimenti in avanti e indietro dello sterzo a doppio asse, di intervenire sulla convergenza delle ruote, permettendo di aumentare il rendimento della macchina tanto sul rettilineo (detto volgarmente, “inclinando” le ruote verso l’interno per ridurre la resistenza all’avanzamento), quanto in curva (dove invece delle ruote più inclinate verso l’esterno permettono una maggior aderenza).
Sebbene non sia stato dichiarato irregolare, il sistema è divenuto illegale già dalla stagione successiva a quella in cui è stato introdotto (nel 2021), in quanto contrario allo spirito del regolamento. Ma, anche restando in Italia, si può prendere in esame il caso della Ferrari nel 2019 e del famoso “motorone”, che sfruttava – o, in questo caso ancora meglio – aggirava il regolamento, producendo potenze inavvicinabili per gli avversari.
In questo caso, essendo stato più un tentativo di aggirare le regole che di sfruttare zone grigie, è stata prontamente trovata una soluzione a stagione in corso, portando la Ferrari al suo peggior periodo nella storia moderna.
In NBA, non esiste una monoposto modificabile, ma esiste allo stesso modo un regolamento con zone grigie sfruttabili. I “mezzi” a disposizione dei giocatori dipendono dalla loro struttura fisica. Se Giannis Antetokounmpo, Victor Wembanyama, Kawhi Leonard o chi per loro hanno mani e leve talmente smisurate da poter sfruttare così la rotazione in aria della palla prima di “sistemare i piedi”, o portare allo stremo il concetto di raccolta della palla, cosa si può fare?
Un conto è parlare di cambi delle regole NBA che riguardano cronometro, linea del tiro da tre o addirittura possibili introduzioni di vantaggi a favore della difesa – togliere i tre secondi, ristabilire la possibilità di impiegare maggior pressione sulla palla e via dicendo. Un conto è pensare di limitare qualcuno perché ha le dita lunghe quanto l’avambraccio dell’essere umano medio o poggia sul femore di un dinosauro. E soprattutto introdurre una modifica che andrebbe a far perdere di coerenza e omogeneità al regolamento stesso.
Facciamo un esempio. Poniamo che si voglia limitare il fenomeno togliendo il passo zero, il concetto di floating e di raccolta. Cosa succede alla stessa nozione di palleggio? L’esitazione, in cui la palla fondamentalmente fluttua nella mano, sarebbe colpita a sua volta, volendo mantenere una coerenza intrinseca al regolamento.
Come si gestisce? Quando si potrebbe parlare di raccolta del palleggio? Si dovrebbe tenere un numero fisso di passi tra un palleggio e l’altro? Se si, come lo si arbitra? Come si potrebbero fare azioni che ormai siamo abituati a vedere quotidianamente come, oltre all’esitazione già citata prima, anche di split sul pick&roll, dove il numero di passi è sempre nettamente più elevato per controllare meglio la palla? Questo quantitativo è fisso o meno?
Inoltre, fisicamente parlando, un giocatore di 225 centimetri che palleggia ci metterà sempre più tempo a farsi tornare la palla in mano, essendo il suo baricentro più lontano da terra, quindi potenzialmente dovrebbe godere di una valutazione proporzionale alla sua struttura corporea per mantenere un equilibrio funzionale nelle regole.
Al di là di possibili modifiche, resta però importante interrogarsi sulla direzione che si vuole mantenere in NBA. Lasciando maggiore libertà di interpretazione, come in questi casi, si fluidifica una manovra già troppo spesso interrotta di fischi esagerati, pause commerciali e timeout che rendono il prodotto noioso e meno appetibile alle masse – perché, alla fine, di questo si tratta. Di contro, però, si incorre in in contraddizioni legate a bias e letture soggettive che rendono impossibile l’applicazione organica di un regolamento.
Scegliendo invece di punire severamente i responsabili, potrebbero estinguersi situazioni equivoche e in parte contro lo spirito del gioco stesso, innescando una maggiore uniformità. Di contro, non essendo il basket uno sport a compartimenti stagni, per mantenere la coerenza intrinseca al regolamento per tutto ciò che già concerne le varie fasi – dal palleggio alla raccolta, come abbiamo visto, passando per l’arresto con passo e tiro al terzo tempo, fondamentalmente lo stesso movimento fatto a velocità diverse – si rischierebbe di andare a modificare a cascata una quantità importante di regole, alterando radicalmente tutto lo sport per come praticato oggi. Insomma, è tutto più complesso di una semplice infrazione di passi.
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