
Questo articolo è una traduzione autorizzata. La versione originale è stata scritta da Sean Guest e pubblicata su Double Clutch, tradotto in italiano da Davide Corna per Around the Game.
Prima che, il 31 luglio del 2007, i Boston Celtics prendessero KG, non sembravano in una situazione ideale.
Paul Pierce, da anni uomo-franchigia, aveva minacciato di lasciare Boston dopo due stagioni in cui Celtics avevano vinto 57 partite in totale. La stagione 2006/07 era stata particolarmente negativa, con un record di 24-58, il secondo peggiore nella storia della franchigia.
Danny Ainge, President of Basketball Operations, era a un bivio. Poteva lasciar partire Pierce tramite trade e puntare sul nucleo giovane presente in squadra, oppure usare gli asset a disposizione per provare a circondare Pierce con giocatori maturi e di talento.
Con il Draft 2007 dietro l’angolo, Ainge contattò diverse squadre, fra cui i Timberwolves per Garnett, i Suns per Shawn Marion e i Nuggets per Marcus Camby, ma nessuna trattativa prese slancio. Il Draft era partito con il piede sbagliato, visto che Boston aveva la quinta scelta, nonostante si fosse presentata alla Lottery con il secondo peggior record.
Ben consapevole che i Celtics non sarebbero mai potuti arrivare a Greg Oden o a Kevin Durant, i due migliori prospetti di quell’anno, Ainge cominciò a parlare con il nuovo GM dei Seattle SuperSonics, Sam Presti. La conversazione andò bene e poco dopo l’annuncio della prima scelta (Oden ai Blazers, come da attese), il commissioner David Stern diede l’annuncio di una trade.
I Celtics mandavano Delonte West, Wally Szczerbiak e la quinta scelta (che diventò Jeff Green) ai SuperSonics, in cambio di Ray Allen e della 35esima scelta (che diventò Glen Davis). L’annuncio sconvolse il Seattle Center, dove i fan stavano guardando il Draft sullo schermo. I “buuu” si trasformarono presto in applausi, quando i Sonics chiamarono Durant con la seconda scelta assoluta:
I tifosi dei Celtics reagirono bene all’annuncio. Pur essendo sempre meno affidabile in difesa, Allen era un quattro volte All-Star in arrivo da una stagione da 26.4 punti a partita, con il 37% da tre.
Grazie a questa trade, Pierce aveva un compagno esperto che era complementare al suo modo di giocare. Ma Danny Ainge sapeva già che, se voleva trasformare i Celtics in una contender, aveva ancora bisogno di qualcosa.
Prima del Draft, i discorsi con Kevin McHale, assistant general manager dei Minnesota Timberwolves, avevano portato a un accordo di principio che avrebbe portato Kevin Garnett a Boston. Ma, secondo quanto riportato da ESPN, Garnett bloccò lo scambio, informando che non voleva passare i Celtics, e che avrebbe invece preferito un trasferimento ai Suns. Chi conosceva KG sostiene che lui sarebbe volentieri rimasto nel Minnesota per tutta la carriera, ma il fatto che la franchigia lo stesse offrendo ad altre squadre lo infastidì, e quindi iniziò a rivalutare le sue opzioni, fra cui un passaggio ai Celtics.
Ainge, impassibile dopo il primo tentativo fallito, continuò a discutere dell’affare con McHale, ben consapevole che la spaccatura fra il giocatore e la franchigia si stava allargando. Sapeva che i Wolves fossero propensi a ricostruire e che poche altre squadre avevano gli asset che Boston poteva offrire, anche dopo la trade per Allen. Sapeva anche che McHale aveva un debole per l’ala grande dei Celtics, Al Jefferson.
Alla fine, Jefferson diventò il punto focale dell’affare, sebbene ci volle molto di più per strappare Garnett. In effetti, più di quanto una squadra avesse mai dato in cambio di un singolo giocatore, visto che i Celtics aggiunsero Ryan Gomes, Sebastian Telfair, Gerald Green, una somma in contanti, la loro scelta al primo giro del 2009 e la scelta al primo giro del 2009 che Boston aveva ricevuto dalla stessa Minnesota in una trade del 2006 per Ricky Davis.
Boston ottenne ciò che voleva, e Garnett accettò di passare ai Celtics. Firmò un’estensione contrattuale di tre anni per un totale di soli 51 milioni di dollari. L’accordo garantiva a Garnett altri 8.8 milioni in “trade bonus” distribuiti lungo le stagioni successive, portando il valore totale dell’estensione a 60 milioni. Il contratto restava comunque molto vantaggioso, visto che poco prima Garnett era stato eleggibile per un’estensione di tre anni da 90 milioni.
Pur rendendo Garnett il terzo giocatore più pagato dei Celtics dopo Pierce e Allen, la firma lasciò alla franchigia la flessibilità necessaria per completare il roster, cosa che fecero ingaggiando James Posey ed Eddie House.
Guidati dai “Big Three” i Celtics presero d’assalto l’Atlantic Division, vincendo 66 partite su 82. In post-season eliminarono gli Atlanta Hawks, i Cleveland Cavaliers, i Detroit Pistons e infine i Los Angeles Lakers nelle NBA Finals, conquistando così nel 2008 il 17esimo titolo della storia di Boston, e facendo anche registrare il più grande “ribaltone” rispetto alla stagione precedente della storia dell’NBA.