Victor Wembanyama ha accettato cifre minori rispetto a quelle che poteva chiedere per facilitare le scelte degli Spurs.

“Wow, ammazza che sconto! Si è sciupato!”, verrebbe da dire vedendo le cifre del nuovo contratto di Victor Wembanyama, che ha firmato un’estensione per $252 milioni totali in cinque anni, con il primo anno di stipendio che partirà dalla stagione 2027/28. Eppure, quei soldi potevano essere molti di più e soprattutto pesare molto di più sulle casse degli Spurs. Ma come funziona?
In questi casi, non bisogna ragionare in milioni occupato, ma in percentuale occupata del tetto salariale. Ogni squadra ha un limite nel monte ingaggi, che può essere superato nel sistema NBA tramite determinate regole ed eccezioni. Nel farlo, però, con il nuovo CBA, il contratto collettivo firmato in accordo da proprietari e giocatori, si rischia di incorrere in alcune penalizzazioni che possono rallentare o infierire sulla costruzione del roster. Diventa sempre più importante avere meno massimi salariali e, se proprio si devono avere, è importante crescerli in casa. San Antonio, con Wembanyama, vince su entrambi i fronti.
Un giocatore come il francese, quindi intento a firmare un nuovo contratto in uscita da quello precedente di quattro anni da rookie, può ottenere un’estensione fino a uno stipendio al primo anno pari al 25% del tetto salariale, il massimo consentito per la categoria di esperienza 4-6 anni. Per i più precoci, però, esiste una regola chiamata informalmente “Derrick Rose rule” in onore del più giovane MVP della storia NBA. Come funziona? Se un giocatore come Wembanyama (uscita dal rookie contract) vince il premio di MVP in una delle tre stagioni precedenti l’estensione, oppure se viene nominato Defensive Player of the Year o nei quintetti All-NBA in due delle tre stagioni precedenti, quel 25% può schizzare al 30%.
Di solito come ci si comporta? I giocatori in uscita dal terzo anno con i potenziali requisiti scelgono l’opzione del 30% come una sorta di clausola: magari l’anno dopo non soddisferanno quei requisiti, restando al 25%, ma possono provare a raggiungerli per innescare il 30%. Considerando che Wemby è stato All-NBA e DPOY nella stagione appena conclusa, gli sarebbe bastato essere parte di un quintetto All-NBA nelle prossima per ottenere il 30%, ma così è stato perentorio: quel 25% resta tale, aiutando gli Spurs a risparmiare sul monte ingaggi per certo. Ma quanto?
Per il francese, 30% avrebbe voluto dire $302.8 milioni in cinque anni, oltre $50 milioni complessivi in più di quelli che prenderà per certo adesso. Sono $10 milioni l’anno in più a disposizione per San Antonio sul monte ingaggi. Già al primo anno del nuovo contratto, il 2027/28, la differenza sarà evidente: $43.5 milioni, contro i potenziali $52.2 milioni. Ma perché è davvero importante? Per il lungo termine.
Stephon Castle sarà eleggibile per un’estensione dalla prossima estate, Dylan Harper da quella successiva, e i loro nuovi stipendi partiranno rispettivamente dal 2028 e dal 2029. De’Aaron Fox, a propria volta, ha firmato per cifre al 30% del tetto salariale a lungo termine. Entro il 2030, gli Spurs si troveranno a prendere scelte importanti per evitare una situazione insostenibile, quindi $10 milioni in meno all’anno per il miglior giocatore a roster faranno comodo.
In questo modo, inoltre, i San Antonio Spurs hanno posticipato il pagamento della penale di due anni. Ipotizzando che Castle estenda subito la prossima estate, questo sconto del compagno concederà di evitare di pagare la tassa almeno fino al 2028/29. Scambiando Fox, gli Spurs potrebbero addirittura evitarla per ancora più tempo.
Ripetiamo, non è tanto una questione di risparmi per il giocatore, sono tantissimi soldi. Semplicemente, è inusuale che una stella del calibro di Wembanyama accetti questo sconto, considerando che nella prossima stagione si giocherà MVP e DPOY probabilmente. Jalen Brunson ha fatto qualcosa di simile, e adesso i New York Knicks sono campioni. Porterà bene anche in questo caso?