
Questo articolo è una traduzione autorizzata. La versione originale è stata scritta da Marc J. Spears e pubblicata su Andscape, tradotto in italiano da Marco Marchese per Around the Game.
Harrison Barnes è veterano e ala dei San Antonio Spurs, nonché fiero detentore di un anello d’oro 14 carati, impreziosito da 240 pietre preziose, a testimonianza del titolo NBA vinto ai tempi dei Golden State Warriors. Mentre Victor Wembanyama e gran parte dei suoi compagni il mese scorso si preparavano a fare il loro esordio nei Playoffs, Barnes non ha voluto tirare fuori il suo anello per motivare la squadra. Per come Barnes vede la storia recente degli Spurs, vincitori del titolo per 5 volte, la motivazione e l’ispirazione non mancano. “Ho detto a tutti che ora dobbiamo portare a casa il nostro, di anello”, ha rivelato Barnes quando gli è stato chiesto se avesse mostrato il suo ai compagni di spogliatoio.
“Guardando al nostro campo di allenamenti, ci sono ancora tre spazi liberi per un Larry O’Brien Trophy: ci motiva tutti i giorni e ci fa pensare: c’è ancora spazio, che vogliamo fare? Abbiamo un’opportunità di andare a prendercelo. E qui a San Antonio non è solo questione di vincere un titolo, ed è fatta. Così come di vincere cinquanta partite in una stagione. Perché c’è un nucleo che lo ha fatto per più di quindici anni, e che ha messo lì cinque titoli. Un esempio a perseguire l’eccellenza.”
Barnes, 33 anni, ha fatto parte dell’eccellenza nella sua terza stagione in NBA, quando i Golden State Warriors hanno vinto il titolo nel 2015. I suoi attuali compagni rookie negli Spurs, Dylan Harper e Carter Bryant, avevano appena nove anni in quel momento. Barnes è anche tornato alle NBA Finals nel 2016, senza però riuscire a completare il back-to-back.
Pensando al proprio percorso, il veterano si rende conto che arrivare alle Finals per due volte nelle sue prime quattro stagioni nella lega, e partecipare ai Playoffs in ognuna di esse, senza mai avere un’offseason lunga in cui riposare, lo ha stancato parecchio. Dopo aver lasciato gli Warriors nel 2016, però, il veterano – che oggi ha 13 anni di carriera NBA alle spalle – non ha mai più messo piede nelle NBA Finals durante le esperienze a Dallas, Sacramento e ora San Antonio.
“Sono andato ai Playoffs nel mio anno da rookie, uscendo al secondo turno. Poi al mio secondo anno siamo usciti al primo. Ma avevo la sensazione di essere insieme a dei ragazzi che sapevano come vincere, la strada era quella giusta. Avevamo davvero tanto talento, ma anche la determinazione di voler imparare a vincere. Ho avuto l’opportunità di scoprire come vive un giocatore NBA d’élite. Dopo quel periodo, ho compreso ancora più a fondo quanto estremamente difficile sia vincere con costanza in questa lega.”
Nonostante sia consapevole che non sia facile, con i campioni in carica – gli Oklahoma City Thunder – in gioco, Barnes sente di essere in una buona posizione per tornare alle NBA Finals quest’anno, con gli Spurs. I texani sono guidati da Wembanyama, fresco vincitore del Defensive Player of the Year e candidato MVP; e al suo fianco c’è un altro All-Star come De’Aaron Fox, uno dei migliori difensori della lega, cioè Stephon Castle, il Sesto Uomo dell’Anno Keldon Johnson, e un membro dell’All-NBA Rookie First Team come Dylan Harper. Barnes ha enorme fiducia in questo nucleo.
“Abbiamo profondità e versatilità su entrambi i lati del campo. Siamo in grado di segnare in svariati modi e di difendere in moltissime maniere. Abbiamo avuto tante lineup differenti quest’anno, e siamo stati in grado di trovare la vittoria in modi diversi.”
Ad esempio, gli Spurs hanno battuto senza troppi problemi i Portland Trail Blazers in Gara 3, pur senza Wembanyama, out per un colpo alla testa subito nella partita precedente. Del resto, San Antonio ha avuto il secondo miglior record della regular season (62 vittorie), meno soltanto di Oklahoma City (64). Per vincere il titolo, comunque, Barnes sa che gli Spurs devono avere a disposizione Wemby in piena forma. Basti pensare all’esempio dei Boston Celtics, che hanno vinto l’anello nel 2024 ma sono usciti anzitempo nel 2025 dopo l’infortunio di Jayson Tatum.
Barnes ha rivelato di aver avuto recentemente una lunga chiacchierata con l’ex compagno Tyrese Haliburton, che sta recuperando dal grave infortunio patito durante le NBA Finals 2025. I due hanno parlato, tra le altre cose, dell’importanza di essere in salute durante la post-season. Perché alla fine, “la squadra più in forma e in salute vince”.
“Questa è la mera verità, specie osservando i team che hanno vinto gli ultimi titoli. Noi abbiamo disputato una gran regular season e ci siamo messi in ottima posizione per i Playoffs. Ora dobbiamo fare la parte più difficile e sperare di rimanere integri.
“Quest’anno in ogni caso ci è servito per capire, intanto, quanto importante sia costruire qualcosa all’interno di questa lega: qualcosa come avere una cultura, un sistema, una via consistente e consolidata per vincere. E poi, per capire che si tratta di opportunità, che non è garantito che si arrivi ai Playoffs, o che si faccia strada nei Playoffs, se non si costruisce ogni anno un base solida.”
Barnes a San Francisco ha giocato al fianco di stelle del calibro di Steph Curry, Klay Thompson e Draymond Green, e nelle sue altre esperienze con Nowitzki, Haliburton, Fox e Doncic. Come si inserisce Wembanyama in questa lista? Secondo Barnes, il francese ha il potenziale per essere uno dei migliori cinque giocatori della storia NBA. “Ha tutte le abilità, il mindset, l’etica del lavoro per essere a quel livello, per essere sul Mount Rushmore dei più grandi della NBA,” ha detto.
“Se lo aveste visto lavorare durante l’estate come ho fatto io, non vi sorprendereste nel vedergli fare ciò che fa oggi in campo. Il suo lavoro in palestra racconta chiaramente che non è alla ricerca dello status di star, ma della miglior versione di sé stesso, ogni giorno.”
Barnes ha giocato la sua 76esima partita ai Playoffs in Gara 5 della serie con i Blazers, finita 4-1. Chiudere il primo turno in anticipo sui prossimi avversari – i Minnesota Timberwolves – ha garantito agli Spurs un pò di riposo prima dell’inizio del second round.
“Abbiamo avuto 82 partite per costruirci un’identità e il coaching staff, guidato da Mitch Johnson, ci ha preparati alla grande ogni giorno. Ora dobbiamo rimanere attaccati agli standard elevati che abbiamo fissato. Nell’arco della stagione abbiamo avuto contributi importanti da tutti i ragazzi in squadra, ed è qualcosa di cui andiamo molto fieri, che non dobbiamo perdere per strada. Che si tratti di Dylan e Stephon con grandi prestazioni realizzative, Victor che domina su entrambi i lati del campo, Keldon a costituire la nostra fonte primaria di energia, Fox a salire in cattedra e controllare la partita dall’inizio alla fine: quest’anno, e anche nella serie con Portland, hanno tutti risposto ‘presente’, in tanti modi diversi.”
Barnes ha rivelato che ai tempi dei Warriors, coach Steve Kerr parlava con amore del suo trascorso a San Antonio. Il 33enne è arrivato in Texas nel luglio 2024, quando gli Spurs lo hanno preso dai Kings in una trade a tre squadre. Da lì in avanti, Barnes è sempre più il veterano e punto di rifetimento in spogliatoio per i nero-argento. Oggi descrive il suo periodo agli Spurs come “prima classe”, e guarda al glorioso trascorso della franchigia come una motivazione a vincere un altro titolo e diventare anche lui parte di una storia e cultura vincente.
“Specialmente in questa organizzazione, se ci si vuole sedere a QUEL tavolo – vicino a gente come David Robinson, Manu Ginobili e Tim Duncan – bisogna fare qualcosa di grande. Averli attorno qui a San Antonio è uno stimolo incredibile. Anche noi, come gruppo, vogliamo entrare nella storia degli Spurs.”