Quattro importanti domande alle quali i Cavaliers devono rispondere in questo primo turno con i Toronto Raptors.

Questo articolo è una traduzione autorizzata. La versione originale è stata scritta da Ethan Sands e pubblicata su Cleveland.com, tradotto in italiano da Alberto Pucci per Around the Game.
I Cleveland Cavaliers non entrano nella post-season cercando conferme. Si sono già convinti di essere abbastanza. Quello che cercano sono prove tangibili del loro successo.
Prove tangibili che questa versione del roster funzioni, che il loro miglior giocatore li possa portare più avanti rispetto a quanto fatto in precedenza, che i difetti siano un ricordo della scorsa stagione e non siano solo nascosti sotto la superfice, pronti a uscire al primo quarto o al primo parziale sbagliato.
Tutte le dichiarazioni, più o meno giuste, troveranno conferma nella postseason. Il Primo Turno contro Toronto rappresenta l’inizio di questa ricerca di prove. Ci sono quattro punti nevralgici da cui Cleveland non può scappare soltanto con le parole, gli stessi che hanno distrutto le chance dei Cavs nelle scorse stagioni e che hanno attivamente provato a cancellare nel corso delle 82 gare di regular season.
La prima di queste possibili difficoltà è rappresentata dalla transizione difensiva, un fondamentale insufficiente e che Toronto cercherà di sfruttare. I Cavaliers, brillanti nell’attacco a metà campo, hanno d’altronde spesso dimostrato di assecondare le squadre che contro di loro volevano correre.
Per questo motivo, in settimana si sono intensificati gli allenamenti fisici, come dimostrato da Donovan Mitchell con una storia Instagram che ritraeva i giocatori dei Cavs accasciati a terra per la fatica. Un richiamo atletico che conta molto di più di quanto già farebbe normalmente in una serie di Playoffs.
Quando subentra la stanchezza, conta soltanto la disciplina. Sprintare indietro e non corricchiare, trovare subito il proprio uomo da marcare. Cleveland non lo ha fatto sempre in stagione, e Toronto vuole mostrare al mondo quella mancanza per tutti i 48 minuti delle sfide che si susseguiranno.

“Le grandi difese partono dalla transizione, specialmente quando questa non è la loro caratteristica principale”. Così coach Atkinson, che ha poi aggiunto:
“Comincia tutto dalla capacità di prendersi cura della palla e di prendere buoni tiri. Triple forzate possono innescare una miccia nel contropiede. Le palle perse a inizio possesso sono una sentenza capitale per la nostra transizione difensiva. Comincia tutto da qui. Dobbiamo vincere la gara degli sprint. Pensando a Indiana lo scorso anno, dobbiamo farlo. I ragazzi sanno che dobbiamo eseguire, è la prima cosa scritta nella nostra lavagna. Eseguire, ora.”
Poi è importante controllare il rimbalzo difensivo. L’altezza di Cleveland, e soprattutto di Jarrett Allen ed Evan Mobley, dovrebbe renderlo facile, ma i rimbalzi in difesa sono anche scontri, contatti, posizionamento. Dipendono anche da dove finisci il possesso precedente e quante possibilità avrà una squadra come i Toronto Raptors di correre in contropiede.
Jakob Poeltl non ha bisogno di toccare la palla per avere un impatto. Sandro Mamukelashvili non deve avere un gioco chiamato per dare una mano. Hanno soltanto bisogno di spazi. Nel corso di questa stagione, i Cavs hanno avuto troppi possessi in cui la difesa iniziale è stata buona, ma il possesso non è finito bene. Lo ha dichiarato anche Evan Mobley:
“Proveranno probabilmente a giocare in maniera fisica. Dobbiamo cercare di pareggiarli e superarli in questo senso.”
Il terzo punto è la pressione, ma non quella emotiva. Una difesa di pressione a tutto campo come quella di Toronto può rompere ritmo e fluidità e mettere alla prova il ball-handling dei giocatori di Cleveland in situazioni di intensità da Playoffs. I Cavs non hanno mai avuto bisogno di provare le proprie qualità in questo ambito, o almeno non hanno dovuto farlo contro una squadra convinta che il cambio di ritmo possa essere un’arma. Che le guardie possano reggere è ovvio, ma è importante capire come reagiranno i giocatori lontani dalla palla.
Gli esterni sono lucidi? Gli angoli e i movimenti sono oliati? I compagni si aprono quando un giocatore va in difficoltà con la palla? Aspettano che lo schema si sviluppi o sanno improvvisare? Anche di questo ha parlato Kenny Atkinson.
“L’aggiunta di James Harden ci ha dato fiducia. Siamo una squadra più matura, continuo a dirlo. Maturità e calma portano vittorie nei Playoffs. E poi QI cestistico. Siamo la squadra con il QI maggiore, e questo per me aiuta nelle performance di una serie di Playoffs.”

E poi c’è il tratto che decide ogni serie: gli aggiustamenti. Qui, la post-season si distanzia da qualunque cosa sia arrivata prima. Le idee che una squadra si fa devono combaciare con quanto sta succedendo in campo. Le cose non sempre coincidono.
Atkinson parla da tutta la stagione di profondità e fiducia, di opzioni da ricercare lungo tutto il roster. Ma avere una rotazione stabilita può salvare un quarto o una partita.
“Siamo profondi. Possiamo andare dal nostro tredicesimo e sapere come produce in gare NBA, così come il nostro quattordicesimo. Se dobbiamo cambiare qualcosa e far giocare un ragazzo che prima era fuori, sappiamo di averlo visto abbastanza lungo la stagione. Questo ci dà fiducia.”
La scorsa stagione, i Cavaliers sono stati talvolta lenti a reagire. Troppo legati a cosa avrebbero voluto essere e meno attenti a quanto stava accadendo. Non può succedere di nuovo, soprattutto se il gruppo intende sul serio cambiare.
Gli aggiustamenti non sono solo schematici, tattici, ma anche emotivi. Si deve poter mettere seduto un giocatore che non sta funzionando senza che lui si offenda, si deve poter tenere in campo una lineup che non si pensava di provare, lasciare che le sensazioni vincano rispetto al piano partita.
Questa parte non si può stimolare durante la stagione regolare. E Cleveland non ha ancora mai provato di riuscire a sostenere questi cambiamenti. Queste aree si connettono tutte, e nello stesso modo. Si tratta di abitudini da mantenere anche in condizioni di pressione. La concentrazione deve essere mantenuta per tutta la gara, e le lezioni dello scorso anno devono essere ormai totalmente assimilate.
I Cavs credono di essere pronti. Hanno vissuto una stagione in cui hanno dovuto capire molte cose lungo la strada. Erano 22-19 dopo aver perso contro degli Utah Jazz in pieno tanking a gennaio. Avevano la rotazione martoriata dagli infortuni, e le avversità sembravano ovunque. Stagioni di questo tipo costruiscono anticorpi, se usate nel modo giusto.
Uscire al Primo Turno non è più parte della storia che vogliono raccontare. Non è il requisito minimo per tenere questo gruppo. Qualunque cosa al di sotto delle Finali di Conference, infatti, farà riflettere su quanto questa squadra sia in grado di raggiungere il proprio picco.