Jamal Murray sta vivendo il migliore inizio di stagione della propria carriera dopo aver lavorato duramente (e ascoltato i consigli) in offseason.

Questo articolo è una traduzione autorizzata. La versione originale è stata scritta da Troy Renck e pubblicata su The Denver Post, tradotto in italiano da Marco Barone per Around the Game.
Jamallstar. A quanto pare non è solo un hashtag accattivante, ma un modo di pensare. Ecco come appare sui social media: #JAMALLSTAR. Ecco come appare sul campo: 25,2 punti a partita, massimo in carriera; 6,6 assist a partita, massimo in carriera; 45,6% nei tiri da 3 punti, massimo in carriera. Prima della gara contro Orlando, i Nuggets vantavano un record di 19-6, il loro miglior risultato dopo 25 partite, nonostante l’assenza prolungata dei titolari Christian Braun e Aaron Gordon. Alla fine, è arrivata un’altra vittoria, altri 32 punti di Murray.
I motivi per credere che i Nuggets se la sarebbero giocata con gli Oklahoma City Thunder in questa stagione sono iniziati con Mr. Nugget, alias Gordon, che ha ottenuto più tiri con Michael Porter Jr. a Brooklyn, e sono continuati con la maggiore profondità della panchina, migliorata in particolare grazie a Jonas Valanciunas. Ma la vera spiegazione era più ovvia, proprio davanti ai nostri occhi. Jamal Murray.
Non tratta più lo status da stella come un turista occasionale, aspettando fino alla tarda primavera prima di vagare sotto i riflettori con il suo speciale passaporto. Ad essere onesti, anche se questo era stato preannunciato a luglio, tutti temevano che Murray il Magnifico sarebbe diventato solo un ricordo.
A 28 anni, alla sua decima stagione, Murray ha abbandonato il mistero per la costanza. Tutto è iniziato con una conversazione in offseason con il co-direttore generale Jon Wallace. Poi con altri membri dell’organizzazione.
Il rispetto per Jamal Murray è sincero. La sua maglia sarà appesa alle travi della Ball Arena quando si ritirerà. Ma per aggiungere un altro banner, i Nuggets avevano bisogno che giocasse come se fosse pagato per farlo, ovvero come uno dei 15 migliori giocatori NBA. Wallace ha sfidato Murray a zittire i critici. E David Adelman ha ricoperto il ruolo di allenatore e consulente.
“Non è tanto una questione fisica per i ragazzi, quanto piuttosto mentale. Abbiamo visto quanto sia stata forte la pressione che ha sentito, quella di diventare un leader. Si tratta di affrontare l’estate e capire cosa significa lavorare troppo duramente in una stagione di 82 partite, cosa significa sentirsi freschi ed essere mentalmente più forti. E penso che queste cose siano importanti. Mi sembra di stare scrivendo un libro di auto-aiuto. Ma è proprio vero.”
– David Adelman
Jamal Murray aveva già portato i Nuggets a innumerevoli vittorie nei Playoffs, ma durante l’estate, con Nikola Jokic fuori dal Paese, la squadra aveva bisogno che lui diventasse il timoniere. Lui ha risposto organizzando partitelle a Las Vegas, mettendo in contatto i compagni di squadra a Denver e presentandosi al ritiro con un sacchetto intero di Doritos in spalla.
Abbiamo tutti visto Murray giocare così. Solo non così presto nella stagione. Recentemente ha vinto per la prima volta il titolo di giocatore della settimana:
“Sono felice che siamo partiti bene. Sono contento anche di aver iniziato bene. Sono piuttosto soddisfatto di come stanno andando le cose al momento. È un grande riconoscimento per le partite che ho giocato, lo apprezzo molto.”
– Jamal Murray
Guardando indietro, le ragioni del lento inizio di Murray nella scorsa stagione erano evidenti fin dall’inizio. Era infortunato e aveva bisogno di riposo piuttosto che rappresentare il Canada alle Olimpiadi. C’era il rinnovo del contratto da 208.5 milioni di dollari che Murray non ha mai fatto davvero proprio, trascorrendo la sua prima conferenza stampa dopo la firma parlando più del suo amore per l’UFC che della sua comprensione della responsabilità.
E c’era l’urgenza di ottenere risultati nella finestra da titolo di Jokic, dato che il messaggio dell’allenatore Michael Malone diventava sempre più stantio e ignorato. A metà gennaio, i numeri complessivi erano allarmanti: i suoi punti (19.8) e la percentuale di tiri da 3 punti (39.2%) erano i più bassi dal 2019.

Undici mesi dopo, Murray ha incanalato la tensione nel suo gioco. È diventato #JAMALLSTAR. Ora non resta che aspettare per vedere se otterrà l’onore. Wallace ha recentemente commentato con un sorriso: “È meglio che lo faccia”.
Non si tratta di pregiudizi, ma di fatti. Murray dovrebbe essere una certezza per la squadra World contro gli Stati Uniti. Probabilmente non sarà tra i primi cinque giocatori più votati, necessari per essere titolare, indipendentemente dalla posizione, ma dovrebbe facilmente rientrare tra le prime sette riserve. Murray è al 16° posto nella classifica dei punti segnati, all’11° posto nella percentuale di tiri da 3 punti e negli assist. Se questo non è un All-Star, allora chi lo è?
“È proprio il suo equilibrio a impressionare. Il modo in cui sceglie e seleziona i suoi punti. Lui e Jokic fanno un ottimo lavoro nel giocare e capirsi a vicenda. È stato fantastico assistere a tutto questo.”
– Tim Hardaway Jr., Denver Nuggets
Il miglioramento dei numeri è dovuto a una serie di sfumature. Jamal Murray sta creando angoli migliori, trovando percorsi più puliti verso il canestro, anche se “No Call Jamal” rimane un problema, dato che gli arbitri continuano a snobbarlo. Non si affida agli step-back. Il modo in cui ha giocato senza palla per i suoi compagni di squadra è stato sorprendente.
Eppure, non ha perso la sua aggressività. Nella vittoria di lunedì ai supplementari contro i Rockets, Murray ha segnato 35 punti. A un certo punto, ha superato Reed Sheppard, ha realizzato un tiro in sospensione e ha mandato un bacio invece di lanciare una freccia blu nei nostri cuori. È stato comunque facile amarlo.
“Una comunicazione aperta a volte porta a risultati positivi. Da quello che ho visto quest’estate, mentalmente e fisicamente era tutto ad altissimi livelli, ed è bello vedere che questo si riflette anche nella stagione. Jamal è sempre stato un giocatore speciale. Non giudico l’inizio, ma ovviamente questa sarà una stagione che resterà nella storia. Non solo per il modo in cui ha segnato, ma anche per la sua efficienza.”
– coach Adelman
Sarà questo l’anno in cui Murray cambierà ogni narrazione, giocando con eccellenza dall’inizio alla fine, da ottobre a giugno? A un terzo della stagione, ha fornito la risposta sotto forma di hashtag: #JAMALLSTAR.