Non forse ai livelli dei Phoenix Suns e Devin Booker al tempo, ma diciamo che Luka Doncic ha offerto diversi indizi.

Luka Doncic Lakers Timberwolves
FOTO: The Score

Luka Doncic odia i Minnesota Timberwolves non in quanto tali, ma perché è naturale dopo due serie Playoffs ravvicinate, per di più dagli esiti opposti. Al tempo c’erano i Suns, castigati in una iconica Gara 7 dalla quale è nato il celeberrimo meme di Chris Paul che “segna una pesante tripla per ridurre lo scarto a soli 42 punti” e ha spopolato la grafica del sorriso derisorio nello sloveno di fianco a Devin Booker. Quella era un’altra storia, più strutturata, si poteva costruire anche un’antefatto sulla scelta di Phoenix di puntare su Deandre Ayton con la prima assoluta al Draft 2018. Il beef con i T-Wolves nasce dal fato.

Tutti ricordano le mostruose Western Conference Finals ai Playoffs 2024, durante le quali Doncic ha girato a 32.4 punti, 8.2 assist e 2.2 palle rubate di media, convertendo il 43.4% delle oltre 10 triple tentate di media e la metà dei suoi 59 tiri totali da due punti. Un vero e proprio massacro, che ha spinto i Timberwolves a esplorare numerose strategie, passando dalla single coverage di McDaniels con drop di Rudy Gobert a disperati cambi.

Come quello che ha condotto alla famosa tripla della vittoria in faccia al DPOY francese, forse proprio uno degli elementi che galvanizzano Luka in questo testa a testa con Minnesota. Non solo si tratta di rimettere al suo posto quello che è stato eletto migliore difensore della Lega, ma uno con il quale ci sono state un po’ di scaramucce già dai tempi delle sfide tra Mavericks e Jazz.

Anche se la serie è stata vinta praticamente lì da Dallas, bisogna anche considerare Gara 5 di ritorno a Minneapolis, dopo la prima e unica vittoria nella serie da parte dei Timberwolves in Texas. Una vittoria avrebbe potuto offrire un minimo di momentum a una squadra trovatasi sotto 3 a 0, soprattutto se di fronte al pubblico di casa.

Ecco, i 20 punti di Doncic nel primo quarto validi per il +16 di squadra hanno subito mozzato le gambe a tutti i presenti nel palazzetto che non indossassero la canotta dei Mavs. Non deve essergli andata giù la sconfitta di Gara 4 anche perché probabilmente non voleva tornare a giocare là, dal momento che – piccola curiosità, anche se si scherza – quell’anno aveva saltato entrambe le trasferte a Minneapolis in regular season.

Anthony Edwards, con il quale lo sloveno aveva avuto anche uno scambio di parole “censurato” in Gara 3, in conferenza stampa ha spiegato la ragione per la quale i T-Wolves non sono riusciti a riprendersi per tentare una rimonta nella serie: “Luka, è semplice”.

Ovviamente, però, la rivincita dello scorso anno ha gettato ulteriore benzina sul fuoco. Ant-Man si è preso gioco del motto “Lakers in 5” lanciato da Shanno Sharpe, citandolo più volte tanto in conferenza stampa quanto nei tunnel, ne ha sparati 43 in una vittoria cruciale in Gara 4 di fronte al pubblico di LA e si è messo pure a fare “a gara a chi ce l’ha più grosso” (letteralmente) con i tifosi della Crypto.com Arena.

Il tutto, di fronte a un Luka Doncic quasi inerme, attaccato per tutta la serie con successo dai Timberwolves, che hanno sfruttato anche una certa superiorità fisica rispetto a quei Lakers e le condizioni dello sloveno un po’ precarie, tra virus intestinali e acciacchi vari patiti per tutta la stagione. Ciò non toglie, comunque, che lo abbiano cucinato e si siano goduti la rivincita.

Fino a questa notte, quando ne ha sparati 49 con il 78.1% di True Shooting, dopo i 43 rifilati ai Golden State Warriors. E soprattutto con un sorriso a 82 denti, che per Luka è un indicatore di agonismo molto più affidabile del trash talking. Il problema, comunque, è apparso sempre lo stesso, ancora irrisolto, per i Timberwolves, un po’ troppo panico nel tentativo di contenere le sfuriate dello sloveno, che già dopo un primo quarto pieno ha avuto bisogno di riposo – diamo la colpa al fatto che è inizio stagione.

Lo abbiamo spiegato anche QUI, sebbene non sia un’equazione matematica, ma in serate di questo tipo per campioni come lui, Jokic, Shai e via dicendo, la scelta migliore talvolta è quella di “farli sfogare”, soprattutto se hai personale difensivo da alternare in caso di problemi di falli o di un matchup che non funziona – o entrambe, pensando al povero Jaden McDaniels, che le prova sempre tutte, ma gli lascia troppi chili. Sei degli otto assist dello sloveno sono arrivati tra terzo e quarto periodo, in relativamente poco tempo, quando sono partiti raddoppi e blitz per il sovrannumero gialloviola.

Come ben fatto notare da Iztok Franko, follow necessario per i fan dei Mavericks e dello sloveno, Luka sta facendo esattamente ciò di cui c’è bisogno in un inizio di stagione senza la propria co-star, come fatto nel 2023/24 – la sua migliore stagione – quando Dallas si è trovata senza Kyrie Irving per 22 gare prima dell’All-Star Break, con un roster molto poco competitivo e trasformato alla trade deadline. Non c’era occasione migliore di questa con i Timberwolves, per Doncic, di far dimenticare al pubblico di casa l’assenza di LeBron James, che ha seguito con gusto da bordocampo, ridendo anche al libero sbagliato da Luka per i 50 punti.


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