Damian Lillard ha scelto il ritorno romantico a Portland, ma non lo ha fatto certo a gratis.

Damian Lillard Portland Trail Blazers
FOTO: NBA.com

Usare la solita frase di Antonello Venditti risulterebbe stancante, meglio solo pensarla. In parole molto povere, Damian Lillard è tornato ai Portland Trail Blazers, una scelta romantica ma senza fare alcuno sconto. Per lui pronto un triennale da $42 milioni, pertanto da circa $14 milioni l’anno, pari all’ammontare della non-taxpayer Mid-Level Exception, con una player option per il 2027/28 e una clausola per porre il veto su qualunque scambio (no-trade clause) – eleggibile secondo i criteri NBA e dopo il buyout di Beal unico a possederla assieme a LeBron James, una cosa non proprio da poco.

Considerando che i Bucks ne hanno tagliato il contratto biennale da $112.6 milioni e che l’infortunio al tendine d’Achille lo terrà fuori per tutta la prossima stagione, dato che parliamo di un 35enne, Damian Lillard prenderà tanti soldi da stipendi “morti”. Shams Charania dice $70 milioni solo nella prossima stagione, immaginando pertanto che Milwaukee ne abbia spalmato lo stipendio su cinque anni ma abbia pagato anticipatamente.

Una piccola spiegazione in questo caso è necessaria: va distino l’impatto salariale dallo stipendio. Dame potrebbe avere già ricevuto anche l’intera porzione dovutagli per il prossimo anno, sono affari suoi e di Milwaukee, ma il motivo per cui lo hanno tagliato è per poter avere un impatto salariale inferiore spalmato su cinque anni. In poche parole, nella prossima stagione, Lillard potrebbe incassare $56 milioni (da sommare ai $14 milioni di Portland) dai Bucks, ma risulterà a libro paga per poco più di $20 milioni.

Milwaukee, dal momento che Dame ha firmato con un’altra squadra, ha inoltre ricevuto una piccola agevolazione, chiamata “set-off”, che consentirà di risparmiare dopo una serie di calcoli complicati un paio di milioncini all’anno: dopo la stagione 2025/26, saranno dovuti a Lillard $20.2 milioni anziché $22.5 milioni. Nulla di che, ma con il nuovo CBA non si butta via niente.

Tutta questa circostanza fa sorridere, perché casualmente si chiude un ciclo: al tempo, i Blazers inserirono Dame in uno scambio a tre squadre che portò proprio all’arrivo di Ayton, il cui rilascio ha reso possibile la nuova firma di Lillard; quest’ultimo giocherà inoltre assieme a Toumani Camara e Jrue Holiday, anche loro contropartite nello scambio a tre squadre; Holiday, a sua volta, è andato ai Celtics per Robert Williams III – un altro a roster della Portland attuale – ed è tornato per Anfernee Simons. Se si considera anche Malcolm Brogdon come prodotto della prima trade Holiday, a sua volta prodotto della trade Lillard, anche Deni Avdija allora è un lascito di quella operazione.

Complimenti all’agente di Damian Lillard, che al netto del tendine d’Achille e dei 35 anni è riuscito a strappare un contratto di buonissimo livello e a sommarlo alle cifre già immense che garantirà Milwaukee. Soprattutto considerando che nella prossima stagione non vedremo in campo il giocatore e che bisognerà vedere come tornerà.

Il che porta a porsi qualche dubbio sulla scelta dei Trail Blazers di offrirgli così tanto, sebbene il roster giovane garantisca flessibilità. Ma è appunto giovane e, per quanto ci siano veterani di livello come Holiday, Jerami Grant, Robert Willams III o Matisse Thybulle, i loro contratti si prospettano più adeguati a scambi per ripartire da una base nuova che a un eventuale retooling competitivo.

A queste cifre, intese come i $14 milioni, ci si attende che Damian Lillard agisca come pedina fondamentale sia sul campo, sia come mentore per un ancora giovanissimo Scoot Henderson, il quale però sta un po’ deludendo le aspettative – anche se con giocatori così acerbi e soprattutto nel ruolo di point guard è necessario attendere più tempo affinché si intravedano risultati. Dopo tutto, si può già notare che il posto dei due in spogliatoio è molto vicino.