Il pacchetto inviato dai Magic ha fatto discutere, quindi diamo un’occhiata ai motivi dietro allo scambio voluto da Orlando

Lo scambio di Desmond Bane è arrivato con tempistiche tutt’altro che usuali, nel bel mezzo delle NBA Finals e ancora a una decina di giorni di distanza dal Draft NBA, dove solitamente iniziano le prime danze dell’offseason. A far discutere è principalmente il pacchetto inviato dagli Orlando Magic per acquistarlo dai Memphis Grizzlies, comprendente ben quattro scelte non-protette al primo giro e un pick swap:
ORL: Desmond Bane
MEM: Kentavious Caldwell-Pope, Cole Anthony; scelta numero 16 al Draft 2025; first-round pick 2026 dei Phoenix Suns; first-round pick 2028 e 2030 dei Magic; first-round pick swap 2029 con una leggera protezione
Un pacchetto sorprendente, che in molti hanno paragonato a quello speso allora dai Knicks per Mikal Bridges – il quale, fun fact, si trovava proprio con Bane al momento dell’annuncio della trade – e che assume i tratti di un all-in. E proprio come allora si tratta però di un giocatore il cui skillset, le cui doti sono estremamente complementari a quanto richiesto dagli acquirenti.
Dopotutto, quello che sembrava un brutto affare per New York ha portato a un’apparizione alle Conference Finals con giocate decisive proprio di Bridges al secondo turno per battere i Celtics campioni in carica. Cerchiamo di trovare i pro e i contro di questo scambio sponda Orlando Magic, chiudendo con due parole anche sui Memphis Grizzlies.
Desmond Bane ai Magic: i pro
A livello di campo, ci sono zero dubbi sul fatto che si tratti di un upgrade non indifferente per Orlando. Le grandi pecche di un core difensivamente versatilissimo e perfetto per l’NBA odierna, ricco di ali ed esterni con taglia, sono di natura offensiva. Si parla dell’ultimissima squadra della Lega per percentuale di conversione dei tiri in catch&shoot, sui quali Desmond Bane mantiene invece un’efficienza stratosferica del 51%.
Orlando è inoltre la peggiore anche per percentuale di conversione di triple in generale e tra le ultime dieci squadre NBA per volume, mentre il tiratore in arrivo da Memphis è l’unico con Zach LaVine e Stephen Curry ad aver segnato almeno 800 triple con il 40% o più dal 2020/21.
Bane inoltre non sarà il James Harden di turno, ma non è nemmeno un semplice tiratore sugli scarichi o in uscita dai blocchi – dove è comunque nell’élite NBA. Ha dei buonissimi numeri per quanto concerne il playmaking, ormai da tre anni nei pressi del 90-95esimo percentile NBA per percentuale di tiri di squadra assistiti, e sa mettere con assoluta comodità palla a terra. Non solo a vantaggio già creato, dove è uno dei migliori della Lega anche perché si muove tanto e bene senza palla, ma pure per crearsi il proprio tiro all’occorrenza.
Questo si riflette nei dati, perfino in quelli avanzati, che dimostrano quanto si tratti di uno starter elitario:

Sia chiaro, il contesto di Memphis non è lo stesso di Orlando, quindi non significa che questi numeri si trasleranno alla perfezione in formato 1:1 ai Magic. Ma è chiara la direzione presa dal front office, e cioè quella di continuare ad avere un sistema a playmaking e creation (per quanto carente) diffusi, con Paolo Banchero e Franz Wagner come prime opzioni palla in mano.
Il ruolo di Bane, in questo, appare piuttosto definito: favorire le spaziature dinamicamente grazie al mix di volume e qualità al tiro, agendo da “play finisher”, cioè chiudendo il possesso a vantaggio creato nei minuti con i due creator di punta; accollarsi maggiori responsabilità nei possessi senza uno o entrambi, magari non come creator principale, ma anche solo iniziando l’azione e facendo poi da fulcro di qualche azione apposita. Non troppo diverso rispetto ai Grizzlies con o senza Ja Morant.
Per uno starter elitario e complementare al progetto alla fine il prezzo non è nemmeno così salato, se ci si pensa. La produzione di KCP non è stata minimamente degna di quel triennale da $66 milioni garantito al momento della firma, dimostrando che il veterano – per quanto ancora ineccepibile difensivamente – ha bisogno di un contesto con maggiore creation attorno per rendere al meglio. E un Cole Anthony reduce da Playoffs disastrosi, per quanto divenuto un giocatore “di culto” a Orlando (e non solo), aveva uno stipendio ideale da circa $13 milioni da includere in uno scambio simile.
Persino le scelte, fatta eccezione per la 2026 dei Suns (e forse la 2030, se le cose andranno malissimo), rischiano di convertirsi in qualcosa di molto minore alle aspettative, considerando che il nucleo di Orlando non è solo molto competitivo, ma anche molto molto giovane. Si tratta di un progetto a lungo termine, con il contratto di Bane che sarà attivo fino all’estate 2029 e soprattutto a scendere: dal 23.75% del salary cap in questa stagione al 22.85% del salary cap nell’ultimo anno.
In conclusione, cedere questo pacchetto di scelte e due contratti tutt’altro che positivi a scadenza ravvicinata è un piccolo sovrapprezzo accettabile per un elemento del tutto complementare. I Magic sono stati coerenti con lo sviluppo del loro progetto, confidando nelle doti di Wagner e Banchero e di conseguenza affiancandoli con il meglio che si potesse trovare per loro a stipendio ridotto.
L’attuale range salariale nel quale l’ex Grizzlies rientra è quello di Maxey, Fox, Harden o Adebayo, tutt’altro che sul mercato, e Ayton, Gobert o Middleton, tutt’altro che utili. Salendo, si arriva al tier dei Durant, Trae Young, Garland o Markkanen, citando solo i giocatori in potenziale uscita, per i quali servirebbe molto di più, mentre scendendo si trovano vari Tyler Herro, Jerami Grant, Anfernee Simons, Andrew Wiggins o Derrick White che potrebbero rivelarsi utili, ma non spostare comunque granché.
E comunque, si ripete, il fatto che il contratto di Bane sia a scendere è un plus da non sottovalutare sotto questo CBA, esulando dalla questione “campo”, già ampiamente esplorata con esito positivo.
Desmond Bane ai Magic: i contro
Il problema è che il contratto dell’ex Grizzlies non è cosa da poco, un quinquennale da $197 milioni firmato lo scorso anno con uno stipendio medio di $39 milioni. Sebbene calcolare i dollari e non la porzione di payroll occupata sia sbagliato, si parla comunque di quasi il 24% di cap in questa stagione, la fetta più ampia dietro solo a Franz Wagner e davanti a Jalen Suggs. In attesa, però, dell’estensione di Banchero, sulla quale arriveremo tra un attimo.
Quando si dice che i Magic sono andati all-in, non si intende per il sacrificio di Draft capital. Le scelte sono tante, è vero, ma nel 2027 e 2028 avranno ancora le proprie e, come detto, non ci si aspettano annate da lottery almeno fino al 2029 o 2030 – anni in cui scadranno Bane, Banchero e Wagner.
L’all-in è dovuto al fatto che, con l’innesco del nuovo contratto di Banchero nel 2026/27, ipotizzando che si tratti di un massimo salariale, già dalla prossima stagione si toccherebbe la massima penalità dovuta al secondo apron, dunque sia in termini di tasse che di flessibilità nei movimenti:
Mantenendo tutti e quattro i giocatori principali, questo sarà un nucleo con il quale non solo confermarsi competitivi, ma pronti ad arrivare fino in fondo. Servirà quindi agire su variabili come i contratti di Jonathan Isaac, Wendell Carter Jr., Mo Wagner e Gary Harris e Goga Bitadze, al momento tutt’altro che pesanti ma legati all’estensione di Banchero. Sarà da capire, in base a quanto i Magic saranno disposti a spendere, quanti di loro potranno rimanere e a quali cifre, senza escludere potenziali scambi per alleggerire il monte ingaggi.
Dalla prossima stagione, quindi dal nuovo contratto di Banchero, i giocatori a roster saranno quelli con i quali giocarsi tutto. Se poi sarà abbastanza, solo il tempo saprà dirlo, ma è da qui che arrivano e arriveranno le critiche, come lo furono per Knicks-Bridges e ancora più tempo addietro per Gobert-Timberwolves, tutti pacchetti pieni di scelte al Draft per risultati ottimi (Conference Finals) ma non eccellenti (Finals/Titolo). Vincere sarebbe l’unico modo di “avere ragione”, e non è detto che questo core sia abbastanza.
I prossimi passi per i Memphis Grizzlies
Questa è una mossa a lungo termine se si pensa al salary cap, ma nell’immediato serve capire cosa fare con il contratto di Jaren Jackson Jr. Qualora Memphis voglia continuare sulla strada della rinegoziazione ed estensione, adesso c’è meno spazio, considerando anche lo stipendio dovuto alla prima scelta numero 16 in arrivo da Orlando.
I Grizzlies potrebbero comunque trovare il modo di seguire la loro strada, aumentando lo stipendio di JJJ per il 2025 in modo tale da garantirgli la massima estensione il prossimo anno, ma con minore flessibilità nell’immediato.
Da qui, passeranno molti indizi su quello che potrebbe essere il futuro dei Grizzlies. Il GM Zach Kleiman a fine stagione non ha nascosto il disappunto, dicendo che questa squadra non fosse “buona abbastanza”, il che apre a due piste: o una messa in discussione di JJJ/Ja Morant/entrambi meno lontana di quanto si pensi nel tempo, ripartendo anche dalle first-round pick acquisite; o maggiore aggressività nei prossimi anni, sfruttando le scelte dei Magic come trade asset e lo spazio salariale che ci sarà dal 2026 – quando Caldwell-Pope potrebbe fare opt-out o essere ceduto e l’opzione sul contratto di Cole Anthony rifiutata.
Memphis si è in un certo senso quindi “sgravata” di un contratto lungo e abbastanza oneroso come quello di Desmond Bane per poter scegliere liberamente quali passi compiere nel prossimo futuro, che sia con o senza Jackson e/o Morant.