
Questo articolo è una traduzione autorizzata. La versione originale è stata scritta da Evan Torrillo e pubblicata su The Lead SM, tradotto in italiano da Marco Marchese per Around the Game.
La Stagione 2024/25 dei New York Knicks non è iniziata come previsto. Circa un quarto della stagione è andato e la franchigia della Grande Mela si trova al 3° posto della Eastern Conference, alla ricerca di continuità tra infortuni e cambi a roster. Con più della metà dei minuti stagionali disputati da neo-arrivati, l’Head Coach dei Knicks, Tom Thibodeau, si trova ad affrontare un compito impegnativo: integrare i nuovi giocatori mantenendo l’identità difensiva, fondamento dei successi dello scorso anno.
L’impatto dell’assenza di Mitchell Robinson
Una grossa battuta d’arresto è rappresentata dall’assenza prolungata di Mitchell Robinson, l’ancora difensiva dei Knicks e loro miglior rim-protector. Dopo essersi sottoposto a un intervento chirurgico alla caviglia in estate, Robinson sarà ancora fuori dai giochi almeno fino a gennaio. Il centro ex Chalmette High School è stato un elemento prezioso dando profondità alle rotazioni lo scorso anno, mettendo a referto il league-high di 4.6 rimbalzi offensivi a partita, più i 2 “stocks” – palle rubate e stoppate, ovvero steal e blocks, ndr – in soli 25 minuti d’impiego di media. Senza di lui i Knicks si sono dovuti affidare ad una formula insostenibile, che già l’anno scorso ha dimostrato di essere incompatibile con la vittoria del Titolo NBA: rotazioni corte. Coach Tom Thibodeau confida pesantemente sui suoi starter, limitando la sua panchina a una rotazione di 8 uomini totali. Josh Hart ha giocato tutti e 48 minuti in 4 partite del Second Round dei Playoffs nella passata stagione – che gli sono valsi un infortunio agli addominali. E nonostante questa strategia abbia condotto al 2° seed ad Est l’anno passato, si è rivelata un’arma a doppio taglio ai Playoffs, a causa degli infortuni. Per poter mettere in pratica una lunga Playoffs-run, Coach Thibs dovrà bilanciare il minutaggio dei suoi starter, per preservarne l’incolumità fisica.
KAT: Il Buono, Il Brutto e Il Cattivo
L’aggiunta di un All-NBA come Karl-Anthony Towns, meglio noto come KAT, la scorsa estate ha mostrato la decisione del Front Office nel portare la franchigia della Grande Mela alla gloria. Finora Towns è stato un innesto efficiente. Ha messo in mostra il career-high del 45% da oltre l’arco e 14 rimbalzi a partita. In aggiunta a ciò, il lungo ex Minnesota Timberwolves ha apportato esperienza nel giocare in quintetti con 2 Big Man soprattutto dal ritorno di Precious Achiuwa, avendo già disputato parecchie gare al fianco di Rudy Gobert e Naz Reid a Minneapolis. Tuttavia, difensivamente i Knicks sono regrediti. Dopo essersi classificati al 10° posto per Defensive Rating nell’annata passata, si sono assestati a metà classifica da novembre. Se la Regular Season terminasse in questo momento, il loro Defensive Rating sarebbe il 2° peggiore nell’intera carriera di coach di Tom Thibodeau. Ma nonostante questi problemi, ci sono ancora motivi per essere ottimisti nella Grande Mela. Il roster sta muovendo passi nella giusta direzione per quanto riguarda la fase difensiva, avendo il 2° miglior Defensive Rating nel mese di dicembre, con 106.2. Con il ritorno di Mitchell Robinson, il duo KAT-Robinson potrebbe compensare le carenze difensive mostrate fin qui.
Nova Knicks
Assistere a 2 compagni di college condividere il parquet nella stessa squadra in NBA è un evento alquanto raro, figurarsi 3. E allora 4? In estate i New York Knicks lo hanno scritto nella loro storia rapidamente dopo la blockbuster-trade che ha portato Mikal Bridges al Madison Square Garden dai Brooklyn Nets, che ha raggiunto gli ex compagni di squadra ai tempi dei Vilanova Wildcats, ovvero Jalen Brunson, Josh Hart e Donte DiVincenzo. Questa rimpatriata, però, ha avuto poca durata: DiVincenzo è infatti rientrato, insieme a Julius Randle, nella trade con i Minnesota Timberwolves, che ha portato a New York proprio Karl-Anthony Towns.
Dopo aver firmato un contratto quadriennale da $156 milioni nel 2022, Jalen Brunson si è affermato come uno dei cardini della franchigia dei Knicks. L’affare ha sancito definitivamente il passaggio di status da elitario role-player a All-Star. Si è meritato la sua prima presenza all’All-Star Game e ha fatto parte dell’All-NBA Second Team l’anno scorso. Anche se Brunson è scivolato tra le crepe del Second Round al Draft 2018, per molti il suo status da All-Star non è stato una sorpresa. A Vilanova ha vinto il National Player of the Year 2018 e 2 Titoli nazionali, nel 2016 e 2018. Col procedere della stagione i Knicks continueranno a confidare in Brunson per chiudere le partite ed essere l’uomo in più quando sarà necessario.
Guardando oltre nella Eastern Conference
Con un quarto della stagione completato, i Knicks si trovano ad affrontare un avversario poco familiare affacciandosi al 2025: le alte aspettative. Un record di 16-10 con gennaio alle porte avrebbe dovuto essere celebrato come un traguardo fino a qualche anno fa. Quest’anno, tuttavia, l’asticella è più alta. Seguendo il corso degli alti e bassi della Regular Season, i tifosi newyorkesi hanno ogni ragione di rimanere ottimisti, nella speranza di una lunga Playoffs-run.