FOTO: Philly Voice

Quando i Philadelphia 76ers hanno offerto in estate a Kenyon Martin Jr., per gli amici “KJ Martin”, un contratto da $16 milioni in due anni – il secondo non garantito – non erano fuori di testa, nonostante significasse un’impennata della tassa da pagare per un role player “sacrificabile” fino al superamento del primo apron. No, si erano anzi mossi in maniera molto intelligente, pagando il giocatore con un “baloon contract”, uno stipendio maggiore rispetto al suo reale valore di mercato, in modo da aggirare le limitazioni del primo apron: dato che la richiesta è quella di un salary matching perfetto, sarebbe bastato indorare la pillola con i propri Draft asset per arrivare a giocatori di maggior valore, con quello stipendio. In parole povere, se lo avessero firmato a $5 milioni, avrebbero potuto ottenere in uno scambio solo giocatori da $5 milioni; a $8 milioni, sono $3 milioni in più. Creando un pacchetto con lui e un paio di minimi salariali, i 76ers sarebbero potuti arrivare a giocatori nel raggio dei $12/13 milioni annui, senza cedere giocatori significativi di rotazione. Una mossa simile a quella fatta dai Suns con Josh Okogie, per intenderci, che ha permesso di arrivare a Nick Richards, ottimo lungo di Charlotte: quest’ultimo guadagna meno di Okogie, ma quel contratto ha lasciato opzioni ai Suns, che con quella mossa hanno trovato un titolare e risparmiato decine di milioni in luxury tax. A differenza di Phoenix, però, Philadelphia ha fallito nel proprio intento, scambiando KJ Martin assieme a due second-round pick (2027 da Milwaukee e 2031 da Dallas) dimostrando il sentimento del front office: in questa stagione, ormai, l’ambizione ha lasciato spazio agli interessi. Nonostante i tanti infortuni, il Play-In non sarebbe nemmeno lontano e da lì tutto è possibile con un Embiid sano, ma la scelta ormai è quella palese del puntare al risparmio per la stagione in corso, ridimensionando le aspettative di inizio stagione. Già cedendo Caleb Martin per Quentin Grimes, i 76ers avevano abbassato l’ammontare della tasse da pagare da 17 a 10 milioni di dollari, mentre gettando nella spazzatura (“salary dump”, senza ricevere nulla in cambio) il contratto di KJ Martin – al costo di due scelte al secondo giro, ricordiamo – sono ufficialmente al di sotto della luxury tax line. In questo modo, sono stati risparmiati circa $40 milioni con due scambi, qualcosa di cui poter essere felici, ma che presuppongono – purtroppo per i 76ers – la devastazione della prima metà di stagione.