La Summer League NBA di Las Vegas si è conclusa, quindi diamo un po’ un’occhiata ai primi (acerbi) verdetti del parquet.

La classe Draft 2026 è ancora tutta da scoprire, ma la Summer League 2026 di Las Vegas ci ha consegnato già alcuni piccoli segnali. Certo, questo è solo l’inizio di giovani carriere NBA e non un giudizio definitivo (anzi!), ma diamo comunque un’occhiata ai migliori Rookie.
Partiremo ovviamente dai “Big”, le prime quattro scelte, per poi andare a parlare dei migliori per prestazioni, poi dei “rimandati” a ottobre e infine delle sorprese. Alla fine, una piccola appendice su quei non rookie dimostratisi troppo forti, invece, per la Summer League, e per i quali si attende lo step successivo nelle rispettive carriere.
I “Big” four
1) AJ Dybantsa, Washington Wizards: solo due gare e le solite scintille. Non al meglio, la prima scelta mette in mostra tutto il repertorio, nel bene e nel male: una fisicità fuori scala che lo fa vivere in lunetta, un potenziale come scorer puro infinito e qualche buona cosa in difesa, ma le percentuali sono pessime (9% da tre). Anche se quelle contano il giusto, è più la selezione dei tiri su cui lavorare, spesso troppo contestati e fuori ritmo.
2) Darryn Peterson, Utah Jazz: ok un po’ di drama pre-Draft, ok le palle perse e il playmaking su cui c’è tanto da lavorare, ok una difesa un po’ deficitaria (come ammesso da lui dopo I nove falli in un match), poi però c’è il campo. Tutto del suo gioco grida “Stella”, dalla capacità di creare separazione e vantaggio dal palleggio, dalla fluidità e l’atletismo con cui arriva al ferro e soprattutto una meccanica di tiro così pulita da stropicciarsi gli occhi – nonostante il 31% al tiro, che si aggiusterà con una definizione migliore del ruolo in NBA.
3) Cameron Boozer, Memphis Grizzlies: Una macchina da doppia-doppia praticamente camminando. Sempre sotto controllo, senza sbagliare una scelta, impatto analitico sempre nettamente favorevole. E le vittorie accompagnano, vista la finale di Summer League raggiunta. Anche per lui la novità è un gioco più da ala NBA che da lungo, sotto il sapiente player development di Memphis, che ha un pilastro su cui costruire.
4) Caleb Wilson, Chicago Bulls: Un leone tolto dalla gabbia dopo l’infortunio a UNC. Personaggio iper positivo e leader, atleta folle per esplosività, fisicità ed elevazione. Ma se questo lo sapevamo già, stupisce il miglioramento sul tiro da tre (42% su 7.8 triple tentate di media) – e non solo su scarico, ma pure dal palleggio e in step-back poco spazio. Da monitorare difesa e le perse, però se queste sono le premesse: SKY IS THE LIMIT, BULLS GOT ONE!
I Top
- Yaxel Lendeborg, Golden State Warriors: sarà pure vecchiotto per un rookie, dato che compirà 24 anni prima di giocare una partita NBA, ma anche il suo talento è fuori scala. Troppo grosso e ruvido, costantemente fisico, concentrato, presente, taglia da “quattro” vero. Un tiro poi che prende ormai con fiducia, un gioco completo fatto anche di tante piccole letture, rimbalzi, deviazioni. Debordante, MVP e quasi Too Good For Summer League.
- Brayden Burries, Milwaukee Bucks: più di un Role Player! Il rookie da Arizona dimostra di aver una potenziale dimensione da creatore primario che al college si era vista poco, ma su cui c’era grande fiducia. Sempre efficiente e in spolvero, anche nel clutch time, i tifosi Bucks in lui possono intravedere la stellina per andare un passo oltre a Giannis Antetokounmpo e ricostruire.
- Kingston Flemings, Atlanta Hawks: playmaker sensazionale, da 17 assist e solo 2 palle perse nelle prime due gare, che porta anche impatto difensivo con rubate e stoppate nonostante la taglia. Da capire quanti punti avrà nelle mani a gara, ma è un sicuro motore offensivo per i compagni e un impatto positivo come certificato dai numeri.
- Allen Graves, Toronto Raptors: non solo un “analytics darling” ma un giocatore tuttofare, davvero forte anche con la conferma dell’occhio sul campo. Rimbalzi in attacco, canestri da tre, presenza difensiva, un continuo rullo da vittorie dotato di taglia e fisicità… insomma, un profilo da Raptors.
I “rimandati” a ottobre
- Aday Mara, Oklahoma City Thunder: presentato come la steal del Draft per OKC, ha deluso in un roster anche complice un roster dall’assetto complicato per un lungo classico come lui. In ogni caso è sembrato un po’ fuori fase, anche lento atleticamente. Bene invece per tocco e come passatore.
- Darius Acuff Jr., Sacramento Kings: nessuno si aspettava tirasse che tirasse come a marzo, ma nemmeno così male – 36.5% dal campo e 26% da tre. Un continuo bersaglio in difesa, inoltre. Ovviamente però è presto per schiacciare il pulsante di panico, anche perché i Kings possono permettersi di avere pazienza.
- Nate Ament, Milwaukee Bucks: Qualche sprazzo, ma conferma di essere un progettone non privo di rischi. Ci vorrà tempo.
- Dailyn Swain (Bulls) e Christian Anderson (Hornets): per entrambi la palla è entrata molto poco nel canestro. Nulla di grave, ma il primo dovrà abituarsi a giocare senza la palla in mano, mentre il secondo dovrà scrollarsi di dosso la pressione di essere l’erede di LaMelo Ball.
Le sorprese
- Cameron Carr, Los Angeles Lakers: un tiratore vero e atletico da affiancare a Luka, finalmente.
- Meleek Thomas, Cleveland Cavaliers: il miglior scorer della Summer League con quasi 30 di media, può dare una mano a Spida e Harden ad alleggerire il load offensivo. Microonde.
- Labaron Philon, Philadelphia 76ers: persi Quentin Grimes e Jared McCain ecco una nuova guardia elettrica. E se la trade con i Thunder che lo ha portato qui non fosse stata persa?
- Koa Peat, Phoenix Suns: il tracollo nel Draft è già un ricordo, ha fisicità e tenacia per ritagliarsi un ruolo ai Phoenix Suns.
- Altri: Chris Cenac (BOS); Sergio De Larrea (DAL); Bruce Thorton (HOU); Baba Miller (LAC); Ryan Conwell (MIA); Trevon Brazile (DEN); Tyler Nickel (NYK); Emanuel Sharp (SAC); Ja’Kobi Gillespie (SAS).
Quelli troppo forti per la Summer League
- Khaman Maluach, Phoenix Suns: il più migliorato. Tira da tre con una meccanica convincente e con fiducia, ed è una torre al ferro per inchiodare tutto in attacco e stoppare con tempismo in difesa. Molto meglio anche per letture e movimenti, è pronto a fare il centro titolare.
- Egor Demin, Brooklyn Nets: un “due” fatto e finito. Il range è infinito, la mano da tre punti quella dell’anno precedente, ma il salto è stato ingrossarsi e riempire il frame, dato che ora usa tutta la sua stazza per arrivare al ferro con fisicità e trovare linee di passaggio sopra i difensori. Creator di livello.
- Cedric Coward, Memphis Grizzlies: che fosse forte già si sapeva, ma i Grizzlies gli hanno messo palla in mano per fare qualche esperimento e i risultati fanno abbastanza impressione. Star in the making.
- Will Riley, Washington Wizards: conferma il grande finale di stagione. Da capire solo il suo ruolo quest’anno, ma è troppo talentuoso per rimanere fuori.
- Zyon Pullin, Minnesota Timberwolves: Summer League irreale, guardia fisica, completa, efficiente, talentuosa. 24 punti e quasi 8 assist di media: che Minnesota con questa gemma, oltre a LaMelo Ball, abbia finalmente trovato le guardie perfette da affiancare ad Anthony Edwards?
- Hugo Gonzalez, Boston Celtics: in scia all’anno scorso, si candida ad essere molto di più che solo un ‘energy guy’. E con la partenza di Jaylen Brown si aprono minuti e tiri nel reparto ali / esterni.
- Chaz Lanier (Pistons) e Liam McNeeley (Hornets): tiratori veri e qualcosa di più, pronti a cogliere le opportunità che si crearanno in due roster stravolti come a Detroit e Charlotte.
- Jalen Slawson (IND), Seth Lundy (TOR), Jase Richardson (ORL), Arthur Kaluma (LAL), Trevor Keels (MIA): giocatori che si sono guadagnati un contratto o un ruolo chiaro in squadre di fascia medio alta, chiave per allungare le rotazioni.