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Questo contenuto è tratto da un articolo di Marc J. Spears per Andscape, tradotto in italiano da Marco Marchese per Around the Game.


 


Aver condotto i San Antonio Spurs alla vittoria di ben 4 anelli (su 5 totali della franchigia) ha reso indissolubile il trinomio composto da Tim Duncan, Manu Ginobili e Tony Parker. Quest’ultimo, essendo il più giovane del trio, non è ancora entrato a far parte della Basketball Hall of Fame, a differenza dei suoi due ex compagni di squadra. Dopo Duncan e Ginobili, però, è giunto anche il momento del francese, che verrà presentato proprio dagli altri due ex Spurs e potrà quindi celebrare l’evento con il suo discorso.

“Ciò che ho appreso dall’ingresso in Hall of Fame di Timmy e Manu è che bisogna rimanere sé stessi, per mostrare alla gente come ci si è sentiti durante tutto il percorso compiuto. Ho apprezzato molto le parole sia di Tim che di Manu. Si riesce a scorgere in loro un lato della loro personalità non sempre evidente, quello dei sentimenti, che comprende anche la famiglia, i genitori, la propria moglie ed i propri figli. Ciò è raramente percepibile e poterlo osservare in Manu e Tim, con cui ho condiviso parecchio tempo sul parquet e fuori, è stato decisamente stupendo. Anche per il ritiro della loro maglia da parte degli Spurs non si erano esposti così tanto. Ma la Hall of Fame è l’ultima occasione in cui si possa parlare delle propria carriera e riflettere sul proprio primo, vero amore. E ammetto che sia tutto splendido”.

– Tony Parker

Quando è stato scelto alla 28 del Draft 2001 dai San Antonio Spurs era davvero difficile pronosticare un suo futuro ingresso in Hall of Fame. Tuttavia, il playmaker francese è riuscito a percorrere una delle carriere migliori tra gli atleti europei in NBA: nel 2007 è stato il primo cestista europeo ad essere nominato MVP delle Finals; ha fatto parte per ben 6 volte della selezione All-Star, venendo nominato 4 volte in uno degli All-NBA Team; è classificato al 6° posto nella classifica degli assist all-time e 10° per quanto riguarda i punti messi a segno ai Playoffs; ha giocato per 17 dei suoi 18 anni di carriera indossando la canotta nero-argento dei San Antonio Spurs, che di contro hanno ritirato la sua maglia numero 9. 

Ha condotto la nazionale francese alla vittoria dell’EuroBasket del 2013 (prima volta per i transalpini), che gli è valso il titolo di MVP del torneo. Nel 2015 è diventato il miglior marcatore nella storia dell’EuroBasket. Oltre che in NBA, Parker ha giocato con le squadre di PSG Racing e ASVEL Lyon-Villeurbanne. Nel 2007 è stato inserito nella Legion of Honor, massima onorificenza francese. Inoltre, il quarantunenne è attualmente Presidente e co-proprietario dell’ASVEL Basket, oltre che Chairman del Lyon Basket Féminine. 

Parker è il primo cestista francese ad avere accesso alla NBA Hall of Fame. Anche i suoi due figli, Josh di 9 e Liam di 7 anni, sono attesi a presenziare durante la cerimonia di ingresso in Hall of Fame del loro padre, il quale ha ricevuto la notizia direttamente da Jerry Colangelo. Ufficialmente, Parker è stato nominato per l’ingresso in Hall of Fame giorno 1 aprile 2023, durante le NCAA Final Four disputate a Houston. 

A seguire una corposa intervista, rilasciata dallo stesso Tony Parker ad Andscape, in cui racconta la sua lunga esperienza ai San Antonio Spurs, giocando al fianco di Duncan e Ginobili, allenati da coach Gregg Popovich (che ha di recente prolungato il suo accordo gli Spurs), altro prossimo Hall of Famer; della Hoophall Class 2023; della scelta numero 1 al Draft, finita proprio agli Spurs e valsa loro Victor Wembanyama; della sua legacy, sia in NBA che con la nazionale francese e tanto altro.

  • Quanto importante è stata per te la scrittura dell’Hall of Fame speech?

“Mi ha fatto riflettere molto su parecchie cose, quindi posso affermare sia stato molto importante, e devo ammettere che sono stato travolto dalla nostalgia negli ultimi tre o quattro mesi, da quando Jerry mi ha chiamato per annunciarmi il tutto. Mi sembra quasi irreale, sin da quando il percorso è iniziato a Houston. Suppongo che realizzerò davvero il tutto quando sentirò il mio nome pronunciato in sala e dovrò avvicinarmi al palco per pronunciare il mio discorso. 

In vita mia ne ho già fatti parecchi e di diverso tipo: in occorrenza del Legion of Honor, in presenza del Presidente francese; come presidente di ASVEL oppure da veterano degli Spurs ho sempre parlato al pubblico. Ma questa è una faccenda completamente diversa. Per qualche ragione mi sento un po’ nervoso. Questo discorso significa molto per il mondo del basket. Nemmeno nei miei sogni più sfrenati avrei mai pensato di poter far parte della Hall of Fame, nonostante sia il primo ad incitare i ragazzi della mia accademia a sognare in grande, dicendo che se il loro sogno non si è ancora avverato è perché non hanno sognato abbastanza in grande. 

Ma non avrei mai potuto pensare a questo. Da ragazzo volevo solo essere il primo cestista europeo a lasciare il segno in NBA. Mai avrei pensato di riuscire a vincere un anello, figuriamoci più di uno. E adesso sto per avere accesso alla Hall of Fame: è tutto quasi surreale.”

  • La 2023 Naismith Memorial Basketball Hall of Fame Class include, oltre te, anche Gregg Popovich, Dwyane Wade, Dirk Nowitzki, Pau Gasol, Becky Hammon ed altri. Tu, Gasol e Nowitzki siete europei: che valore ha per te tutto ciò?

“A dire il vero penso sia pazzesco, speciale se in aggiunta si considera che ci sono tre giocatori europei. Allora, guardando in prospettiva non c’era una point guard europea in NBA e non erano molti i cestisti europei in generale. Nessuno credeva che un giocatore francese potesse diventare un uomo-franchigia. Adesso, dopo ciò che abbiamo fatto noi, ci sono i vari Jokic, Antetokounmpo e Doncic a conquistare la scena. Oggi come oggi la NBA ha aperto le porte ad ogni altra nazione, divenendo effettivamente un’organizzazione globale.

Perciò sono molto felice di aver fatto parte di questo processo che ha permesso ai tifosi di aver fiducia in giocatori europei alla guida della loro franchigia. Un’altra presenza che impreziosisce la Class è quella di D-Wade. Lo ritengo uno dei migliori giocatori di sempre. In conclusione, penso che la Class 2023 sia eccezionale, sicuramente una tra le migliori nella storia. Ogni candidato ha vinto moltissimi titoli.”

  • I tuoi figli sono grandi abbastanza per comprendere ciò che dirai alla Hall of Fame: quanto hai pensato a loro durante questo percorso?

“Si trovano in un’età in cui iniziano a comprendere. Recentemente li ho portati con me durante la celebrazione dei 10 anni dalla vittoria della medaglia d’oro all’EuroBasket, unica e sola nella storia della nazionale della Francia. Essere lì, davanti a 10 mila spettatori è stato molto eccitante. Era la prima volta che hanno visto tutto ciò. Sono rimasti molto sorpresi dall’affetto che ho ricevuto dai supporter francesi, sottolineandolo a loro modo con le loro frasi ed espressioni buffe e divertenti. Io li avevo avvisati del fatto che sarebbe potuto essere soltanto un “antipasto”. 

Ciò che vivremo alla Hall of Fame sarà ancora più emozionante. La Hall of Fame, l’NBA creano un’atmosfera totalmente diversa. Perciò sono molto felice di condividerlo con i miei figli e sono davvero grato di poter fare con loro quest’esperienza.”

  • Qual è la cosa che ti rispecchia maggiormente lungo tutta la tua carriera? E come sei riuscito a raggiungere la Hall of Fame, mettendo piede in NBA come una delle ultime scelte al primo giro del Draft?

“Credo si tratti del lato mentale e psicologico. Il fatto che abbia sempre sognato in grande. Ho sempre pensato che sarei diventato la prima point guard europea in NBA. Ci ho creduto, l’ho visualizzato. Mio padre mi ha sempre detto che la mentalità fa la differenza tra buoni giocatori e campioni. Perciò, crescendo mi sono spesso detto che avrei potuto incontrare giocatori più alti, più strutturati, veloci o talentuosi di me, ma che nonostante ciò non sarebbero mai riusciti a battere la mia mentalità. 

Se si riesce a mettere in pratica e mantenere questo credo in sé stessi, si ha la percezione di poter rendere possibile l’impossibile. Questa è la mentalità che ho avuto negli anni e che ho appreso osservando Michael Jordan, il mio idolo. Non ho mai dato retta a ciò che la gente ha detto: “Sei troppo basso, sei troppo esile, non ce la farai”. Li ho sempre ignorati, concentrandomi sul mio sogno e sul mantenerlo vivido in mente.”

  • Quali sono i traguardi ottenuti di cui vai più fiero?

“Sicuramente i miei quattro anelli. Se devo sceglierne uno solo, dico quello del 2014: vincere è già difficile, ma una volta fatto, confermarsi diventa sempre più dura. Ed essere riusciti a rialzarci dopo una pesante sconfitta come quella del 2013, dando prova di carattere vincendo l’anno dopo, credo che lo renda il mio titolo vinto preferito. 

Vado anche molto fiero della medaglia d’oro vinta con la Francia, con cui ho giocato ogni estate. Se non ci fosse stato Pau Gasol, con la sua Spagna, credo che ne avrei vinte molte di più. Ma, contemporaneamente, Gasol è stato la ragione per cui ogni estate tornavo a giocare in nazionale, perché volevo battere lui e la Spagna e regalare il primo titolo in assoluto alla Francia. Ricordo con onore anche l’annata del 2007, in cui sono diventato il primo europeo a vincere l’MVP delle Finals. Tutti questi trofei sono speciali, ognuno per una specifica ragione. “

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  • Manu e Tim ti introdurranno alla Hall of Fame: perché hai scelto proprio loro? Potresti parlarci del legame che voi tre avete costruito e porterete avanti nel corso delle vostre vite?

“A pensarci fa un po’ effetto pensare alla connessione e al legame creati tra un piccolo francese, un ragazzo proveniente dall’Argentina ed un altro dalle Isole Vergini. Essere riusciti a regalare quattro titoli NBA alla città di San Antonio è davvero incredibile, pazzesco. Ho scelto loro due perché in campo avevamo una grandissima sintonia, ma fuori era anche meglio. 

Ho sempre apprezzato i loro valori e nessuno ha mai anteposto il proprio ego dinanzi alla squadra. Quindi, visto anche ciò che siamo riusciti ad ottenere sul campo, senza dilungarmi troppo, ecco le ragioni per cui ho scelto Manu e Tim come miei presentatori e introduttori alla Hall of Fame.” 

  • Trovi sia ironico essere introdotto alla Hall of Fame insieme a coach Pop?

“Incredibile. Non so se sia mai accaduto che un giocatore ed un allenatore entrino in Hall of Fame nello stesso anno, è molto bello. A ciò si aggiunge anche Pau Gasol, mio avversario per circa 14 anni e che poi si è trasferito agli Spurs. Anche Dirk, con cui abbiamo condotto una lunga rivalità texana tra Spurs e Mavs e di cui ho assistito al ritiro della maglia. In molti non lo sanno, ma Becky Hammon è come una sorella maggiore per me. Siamo molto amici. Abbiamo trascorso parecchio tempo in reciproca compagnia a San Antonio. Coach Pop è il mio coach. Ci sono tante connessioni, legami e ricordi che rendono la Class 2023 molto speciale per me.”

  • Sei anche il primo cestista francese ad avere accesso alla Hall of Fame: come ti fa sentire?

“Mi rende molto fiero. Ho sempre accolto con serietà il ruolo di ambasciatore del basket francese e dello sport francese in generale. Volevo dimostrare che anche noi in Francia siamo grandi atleti, anche nel basket. L’ho sempre preso con molto rispetto e serietà per essere un vero esempio per le future generazioni francesi. Anche l’agente NBA, Bouna Ndiaye lo ha detto: “Si tratta di un enorme cerchio che gira e che si chiude”. Quando Victor Wembanyama è stato scelto al Draft, Bouna mi ha scritto dicendomi che fosse tutto merito mio, poiché io ero stato il pioniere: è uno dei migliori complimenti che potessi mai ricevere.

Mi rende felice sapere dove sia giunto il processo di crescita della nazionale francese, con le varie medaglie vinte ed essendo la prima nazione europea per rappresentanza in NBA. Siamo arrivati alla scelta #1 al Draft, chiudendo il cerchio, poiché è stata dei San Antonio Spurs. Tutto ciò mi rende semplicemente orgoglioso e felice. E sono ancora più felice di aver ispirato un’intera generazione di atleti e cestisti francesi.”

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  • Victor Wembanyama giocherà agli Spurs: cosa ne pensi?

“Stentavo a crederci quando ho visto il sorteggio. Sapevo che sia lui che la sua famiglia desideravano giocasse a San Antonio. Anche perché ha giocato ad ASVEL, vincendo anche un titolo. Sua sorella maggiore ha giocato nella mia accademia e attualmente ci gioca suo fratello minore. Abbiamo tante connessioni con gli Spurs. Quindi, quando ho visto l’esito dei bussolotti, ho pensato che fosse destino. I San Antonio Spurs erano certamente già scritti nel suo cammino (QUI  e QUI abbiamo parlato dei suoi numeri e del suo impatto in Summer League).”

  • Sei preoccupato per la pressione a cui Victor sarà esposto, già superiore a quella creata attorno a Tim Duncan e David Robinson?

“Certo, un po’ mi preoccupa. Tre settimane fa ha pranzato a casa mia con suo padre ed il suo agente. Abbiamo trascorso un piacevole pomeriggio insieme. Mi preoccupo perché le aspettative nei suoi confronti sono enormi, quasi irreali. L’unico che ha attraversato qualcosa di simile è LeBron. Lo rende ancor più pazzesco il fatto che Victor giocherà in una franchigia con tanta storia e cultura vincente. Io so quanto sia difficile riuscire a vincere un anello, ma confido anche nel fatto che farà bene, perché si trova nella squadra ideale per lui. Pop e gli Spurs gli faranno da scudo da tutto ciò, ma comunque avrà tanta pressione su di sé.”

  • Victor ha lasciato ASVEL per i Paris Metropolitans 92 la scorsa stagione, certamente non una bella notizia per la tua squadra. Si è trattato di una scelta di mercato e affari, e tu hai sorvolato rimanendo al suo fianco come mentore: raccontaci di questa “evoluzione”.

“Per me non si può e non si deve mischiare le cose. Capisco la sua decisione di andarsene e crescere ulteriormente come giocatore. Rispetto in pieno la sua scelta, anche per l’affetto e il legame che ho con la sua famiglia. Come ho detto, sua sorella ha già giocato ad ASVEL e suo fratello minore lo sta facendo attualmente, nella mia accademia. Perciò cerchiamo di mantenere le cose su piani differenti. Dopo tutto, abbiamo comunque vinto un titolo ad ASVEL, ed è ciò che porterò sempre con me. 

In fin dei conti ha scelto ASVEL come suo primo team professionistico. E poi abbiamo vinto un titolo insieme, giocando un’annata incredibile. Lo sto aiutando a costruire le sue radici, perciò, da mentore, cerco di aiutarlo a raggiungere vittorie e successo e raggiungere ogni obiettivo che si è prefissato.”

  • Cosa significa per te la città di San Antonio?

“Per me è casa. Non avrei mai creduto di poter avere un benvenuto tale. Quando sono stato scelto al Draft e avevo 19 anni, non avevo idea di cosa aspettarmi arrivando a San Antonio. Invece ho scoperto un incredibile amore, energia e vibrazioni positive provenienti dalla città. I cittadini amano moltissimo gli Spurs, tanto che oggi come oggi molti ex giocatori sono rimasti a vivere lì, come me, Manu, Tim, David Robinson, Bruce Bowen. La città trasmette e ispira amore: ogni volta che metto piede a San Antonio provo solo questo.”

  • In cosa ti stai cimentando adesso che ti sei ritirato dal basket?

“Beh adesso sono presidente dell’Infinity Nine Group, il mio gruppo, che si occupa di tre sport diversi. Ecco perché abbiamo creato e portato avanti i progetti di ASVEL, ASVEL femminile, il resort per lo sci e il team ippico. Poi abbiamo le scuole, con l’accademia in apertura a Parigi dopo le Olimpiadi. Inoltre abbiamo l’Art de Vivre, la mia casa produttrice di vini e champagne, Smart Good Things, bevande biologiche che arriveranno in USA a breve. Sono stato parecchio impegnato ultimamente, come si può notare.”

  • Cosa significa essere il proprietario afro-discendente di due squadre professionistiche? Inoltre, con la cessione delle quote di maggioranza degli Charlotte Hornets da parte di Michael Jordan non ci sono più proprietari afroamericani in NBA: vorresti, un giorno, possedere una franchigia?

“Certamente è uno dei miei sogni, potete scommetterci. Per adesso mi sto concentrando sulla mia nazione perché voglio restituirle qualcosa. A settembre apriremo una nuova arena per ASVEL, simile ad un’arena delle franchigie NBA. C’è ancora molto da fare e molti traguardi da raggiungere in Francia. Ma, chiaramente, tra cinque o sei anni vorrei provare ad essere il proprietario di una franchigia in NBA.”

  • Si tratta di una cosa realizzabile per te ed altri ex giocatori NBA o pensi che richieda troppo denaro?

“Beh ovviamente serve tanto, troppo denaro. Attualmente si tratta di cifre davvero astronomiche. Ma resto ottimista, sperando che presto arrivino nuovi proprietari. So che LeBron ne parla già da tempo e resto speranzoso di vederlo realizzare il prima possibile.”

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  • Tony Parker Sr, tuo padre, è un afro-americano di Chicago che ha giocato a basket in Europa. Che influenza ha avuto sulla tua esperienza nel basket?

“Lui è il mio secondo idolo. C’era Michael Jordan e poi mio padre. Mio padre è stato un grandissimo cestista e mi ha aiutato tantissimo dal punto di vista psicologico, avendo avuto esperienza negli USA. Ho raggiunto il mio livello e la consapevolezza nei miei mezzi solo grazie a mio padre.”

  • Come e perché ti sei innamorato della pallacanestro?

“Mi sono innamorato vedendo Michael Jordan giocare, quando i Chicago Bulls hanno sfidato Magic Johnson alle Finals del 1991. Prima di ciò mi piaceva giocare a calcio. Il calcio è lo sport principalmente seguito in Francia e io ci ho giocato dai 6 ai 9 anni d’età. Poi ho visto le NBA Finals del ’91 ed MJ ed ho deciso di cambiare sport. Mi sono interessato maggiormente allo sport di mio padre, altra cosa che mi ha portato a cambiare. Infine, l’arrivo del Dream Team del 1992 ha decisamente cambiato la mia vita.”

  • Che consiglio daresti ad un ragazzino che si sia sentito dire di essere troppo basso e non abbastanza atletico?

“Gli direi di allenarsi sul suo tiro, in modo da poter essere decisivo anche contro i lunghi.”

  • Tariq Abdul-Wahad è stato il primo cestista francese scelto al Draft in NBA. Tu sei stato il primo a diventare All-Star. Anche Rudy Gobert ci è riuscito, e ora Victor Wembanyama sta per fare il suo esordio. Potresti parlarci dell’evoluzione del basket transalpino e dove essa sia diretta?

“Sta andando nella giusta direzione. Ci troviamo in un periodo positivo e avere un ragazzo come Victor dovrebbe rendere la Francia molto fiera e felice. La Francia può andare fiera di atleti come Victor o Kylian Mbappé. Ci aspettano grandi fortune nel futuro.”