Una serie di motivi per cui delle Finals tra Spurs e Pistons sarebbero assoluto cinema.

NBA Spurs Pistons preview Finals
FOTO: NBA

I San Antonio Spurs hanno vinto la sfida contro i Detroit Pistons, forse l’episodio di punta dell’intera settimana. I texani hanno ora vinto le ultime 9, e si trovano appena a 2.5 vittorie dalla vetta della Western Conference, occupata dai Thunder, mentre il trono orientale rimane ancora ampiamente a Motor City, che abbandona però una striscia di cinque successi di fila. E questa è la semplice cronaca. Poi, ci sono le sensazioni, le vibes, o come le volete chiamare. Quello che fa divertire, insomma.

E delle NBA Finals tra queste due squadre, Oh My, se farebbero saltare. Saltare come Victor Wembanyama, autore di ben sei stoppate, tra le quali un paio particolarmente assurde ai danni di Ron Holland e Cade Cunningham – il quale, a propria volta, non ha vissuto una serata facile.

Le due stelle hanno faticato a infilare la palla nel cesto, e come potrebbe essere altrimenti. Entrambe tra le migliori tre difese NBA, proteggono il ferro come pochi altri. Detroit è la 4° migliore squadra NBA nella difesa del ferro, la 3° per frequenza di tiri nei pressi del canestro concessi agli avversari, e con Wembanyama la fisicità si è fatta sentire (e mancava Isaiah Stewart), chiudendo con un +18 per punti nel pitturato. Gli Spurs, a propria volta, sono 3° per la difesa negli ultimi piedi a ridosso del canestro.

Wemby ha totalizzato un pessimo 6 su 16 dal campo e una marea di botte subite, ma ha risposto a suon di stoppate e rimbalzi d’attacco, ben otto a proprio carico. Cunningham, invece, ha trovato pane per i propri denti contro gli esterni enormi degli Spurs (ave, Stephon Castle), come dimostra anche il 5 su 26 dal campo in una serata dove è stato assalito sul perimetro e non ha trovato sfogo in area come al solito, costringendolo a reazioni di rabbia nella metà campo difensiva.

Due prestazioni in perfetta linea con l’atmosfera stagnante, la sporcizia, il pattume della partita. Tutto in senso cestistico e buono, ovviamente, soprattutto per chi ama due qualità: botte sotto i tabelloni e corsa. Tanti palloni sporcati, tra due squadre che in transizione procedono a piacimento, specialmente Detroit, 3° anche per produzione, che ha chiuso una serata da 89esimo percentile per frequenza e punti aggiunti da transizione. Tanti cazzotti in area, con 16 rimbalzi in attacco per gli Spurs e 20 per i Pistons.

Vibes da anni 2000, anche perché la memoria per delle eventuali Finals volerebbe subito al 2005, con un remake sempre al sapore difensivo: 21 anni dopo, Spurs e Pistons hanno entrambe una difesa nella top-3 NBA, esattamente come allora. Inoltre, una storyline del genere farebbe bene alla NBA della lotta al tanking, dato che appena due anni fa, Pistons e Spurs chiudevano rispettivamente con un record di 14-68 e 22-60, peggiore a est e penultima a ovest. E ora, eccoci qua.

Sarebbero partite sporche, ma non per questo prive di talento o di superstar polarizzanti – Wemby e Cade vanno per l’MVP -, tra due squadre giovani e con un’identità (difensiva) ben precisa. Dateci Spurs e Pistons alle NBA Finals, possibilmente in sette gare, sappiamo che è quello che volete anche voi.


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