Questo contenuto è tratto da un articolo di Aaditya Krishnamurthy per Fadeaway World, tradotto in italiano da Anna Cecchinato per Around the Game.


LeBron James è stato per tanti anni ed è uno dei nomi con più visibilità e seguito del panorama sportivo mondiale. Ha dominato l’NBA per quasi 20 anni e sin dall’inizio della sua carriera è stato considerato una stella; era famosissimo, infatti, anche prima di entrare in NBA (2003), quando si dava per scontato che ne sarebbe stato la prossima superstar.

In tutto questo, non sorprende il fatto che fosse conteso dalle grandi aziende di scarpe per un contratto di sponsorizzazione fin da giovanissimo. Ben prima di arrivare in NBA, era stato al centro di una battaglia di offerte da parte di diversi brand, fra cui Nike, adidas e Reebok. Tutte e tre volevano che diventasse il nuovo volto del loro marchio e il loro primo rappresentante in NBA, e al 18enne è stata lasciata una difficile decisione da prendere.

Soprendentemente, adidas mise sul piatto 70 milioni in 10 anni, l’offerta più “bassa” delle tre; Nike invece offrì a LeBron fra gli 87 e 90 milioni di dollari in 7 anni; ma l’offerta più corposa economicamente fu quella di Rebook, che gli propose un contratto mastodontico di 110 milioni in 10 anni.

LBJ, alla fine, rifiutò l’offerta di Rebook e seguì le orme del suo idolo, Michael Jordan, firmando con Nike. Alla conferenza stampa, si dimostrò emozionato di aver scelto di associare lo Swoosh alla propria immagine:

“Sono affezionato a quella foto, ma indossavo adidas, e non mi piace. Io sono un tipo da Nike. Sono molto emozionato per questa collaborazione, credo che sia la scelta migliore per me. Ovviamente i soldi hanno influito nella decisione, ma non è tutto. Hanno dimostrato di voler lavorare con me a lungo termine, almeno per 10-15 anni. Cercherò di far tornare Nike ai suoi anni d’oro. Magari non ai livelli di Michael Jordan, ma farò del mio meglio.”

Come ha scritto Brian Windhorst in “LeBron, inc: The Making of a Million Dollar Athlete”, LeBron ha firmato con Nike perché credeva che sarebbe stata la mossa migliore per lui, a livello di pubblicità e campagne che lo vedevano protagonista. Gli interessava di più la sua legacy rispetto ai soldi che avrebbe guadagnato con l’accordo.

“LeBron ha scelto Nike perché credeva che l’avrebbe inserito in pubblicità e campagne memorabili. Li ha scelti perché pensava che gli avrebbero assicurato i migliori design di scarpe. Ma li ha anche scelti perché, in quel momento, ha guardato più alla sua legacy che alle proprie tasche. Ha dimostrato di avere dei valori e un istinto che hanno costituito le basi anche per le sue decisioni imprenditoriali future.”

– Brian Windhorst

James nel 2018 ha detto a Windhorst che firmare con Nike è stata la miglior decisione della sua carriera:

“L’accordo con Nike? La mia miglior decisione imprenditoriale di sempre.”

Un dirigente che lavorava per adidas al tempo, Sonny Vaccaro, ha spiegato qualche anno dopo il perché della loro “bassa” offerta. L’azienda tedesca aveva i soldi per fare un’offerta simile a Reebok e Nike, ma nessun giocatore otteneva contratti del genere al tempo. LeBron aveva convinto adidas ad offrire 100 milioni, ma quando gli è stato sottoposto il contratto, si è ritrovato davanti un deal da 70 milioni complessivi. Ovviamente, non fu una cosa apprezzata, anzi.

Il dirigente si è poi scusato con LeBron e Gloria James, ma ribassare è stata la loro condanna. Queste le parole dello stesso dirigente:

“Dovete capire che Kobe Bryant aveva ottenuto un contratto da 1.5 milioni di dollari. Tracy McGrady si era avvicinato forse ai 1.82 milioni. Quindi le cifre aumentavano, ma nessuno pagava nessuno tutti quei soldi. E adidas stava andando alla grande, quindi volevo che gli desse i 100 milioni, 10 milioni all’anno, garantiti, e avevo convinto la proprietà.

Si trattava di 100 milioni di dollari era una cifra impressionante, nessuno ci si era mai avvicinato al tempo. Volevamo scommettere il nostro futuro su questo ragazzo, LeBron. Sicuramente sarebbe stato corteggiato da altre aziende, su questo non c’era alcun dubbio, ma nessuno credeva così tanto in lui da offrirgli 100 milioni. Questo lo sapevo per certo, e ne ho parlato ai proprietari. Li ho guardati negli occhi e gli ho detto ‘Ecco cosa dobbiamo fare,’ e loro hanno detto sì.

Non avrei mai offerto tutti quei soldi a LeBron James senza il loro consenso. A cosa sarebbe servito mentire? Avevano detto di sì, non l’ho tirato fuori dal nulla. Era da 9 mesi che lo sapevano. Poi, però, è arrivato il momento dell’incontro.

Invitiamo LeBron e tutto il suo team. Jet privato. Li portiamo ad una gara di Playoffs dei Lakers; poi a Malibu, in una villa con vista sull’Oceano Pacifico, gli esponiamo il progetto. E la cifra doveva essere 100 milioni. Ho parlato con LeBron quel giorno, con Gloria James, l’avvocato, e tutte le persone intorno a lui. Poi ho visto il contratto: 70 milioni, con incentivi.

Il problema non era tanto la cifra, perché erano comunque un sacco di soldi, quanto la mancanza di rispetto. La ragione per cui venivo, e vengo tutt’ora, rispettato in questo campo è che se dico qualcosa, è perché lo penso davvero. Se abbiamo un accordo, va rispettato. E adidas non l’ha fatto. Me ne ricorderò per tutta la vita.

Ho preso da parte Gloria e LeBron, e mi sono scusato. Non dimenticherò mai ciò che hanno fatto dopo; mi hanno stretto le braccia attorno e hanno detto – Sonny, lo capiamo. Sappiamo cos’hai fatto. È tutto OK.”

La storia, poi, ha fatto il suo corso. LeBron è diventato una delle figure più importanti del mondo Nike, firmando un contratto a vita per il valore di 1 miliardo di dollari. Ha avuto un ruolo centrale nella crescita di Nike, che è diventato il marchio che conosciamo oggi. Le cose sarebbero potute andate in modo diverso…