In una serie indecifrabile, Boston e Miami sono di nuovo in parità. Da quello che abbiamo visto finora, si può individuare una favorita per l’esito finale?

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Pivotal Game. La serie tra Boston Celtics e Miami Heat è adesso sul 2-2, dando origine ad una sfida al meglio delle tre partite, con la vincitrice di Gara 5 che avrà il primo match point. La posta in gioco è l’accesso alle NBA Finals.

Nonostante si siano già disputate quattro partite, avere un’idea chiara dell’andamento della serie è praticamente impossibile. Tre gare su quattro si sono decise prima dell’ultimo quarto, e ogni incontro ha capovolto i verdetti di quello precedente. I Celtics visti in Gara 4, con un Marcus Smart in meno e un Robert Williams in più, sono completamente diversi rispetto a quelli di Gara 3. Viceversa, si può dire lo stesso degli Heat.

Per stabilire una favorita per Gara 5 e quindi per il finale della serie, è necessario valutare ciò che è successo fino a questo momento, con un occhio di riguardo per l’ultimo match giocato, e provare a trarne una conclusione.

Quante difficoltà per l’attacco di Miami

Aldilà della situazione di pareggio, la difficoltà crescente incontrata dal reparto offensivo di Miami è abbastanza evidente. Dopo i 109 punti messi a segno in Gara 3, inflazionati dai 39 nel solo primo quarto, gli Heat hanno segnato 82 punti in Gara 4, punteggio decisamente basso per quest’epoca, di cui solamente 33 nel primo tempo.

La prestazione da 31 punti con cui Bam Adebayo ha salvato baracca e burattini in Gara 3 non ha trovato continuità in Gara 4, e l’assenza di Tyler Herro non ha fatto che peggiorare la situazione.

Ma l’aspetto peggiore riguarda la strategia difensiva avversaria. Dopo Gara 2 avevamo parlato QUI di quanto fosse rischioso per i Celtics usare la drop coverage per difendere i pick&roll avversari. Ebbene, in Gara 4 Boston l’ha adottata nuovamente, decidendo di far rimanere l’uomo del bloccante (spesso Adebayo) a proteggere il pitturato, e Miami non è stata in grado di punirla.

Se gli Heat non riescono a essere efficaci contro la drop coverage, significa che i Celtics possono sovraccaricare minormente i propri lunghi, contenere meglio Adebayo e proteggersi dal rischio di concedere troppi rimbalzi offensivi. Il tutto con la possibilità di usare il quintetto piccolo e i cambi difensivi nel finale di partita, come asso nella manica. Tutto ciò è semplicemente troppo vantaggioso per la squadra di coach Ime Udoka.

Sempre dopo Gara 2, parlavamo di quanto potesse essere complicato per Miami trovare buoni tiri contro i cambi difensivi di Boston, e di come dovesse massimizzare i propri punti di forza. Ma prima di tutto, l’imperativo per Erik Spoelstra e i suoi giocatori deve essere togliere la drop coverage dai piani di Udoka e, per farlo, i portatori degli Heat (Kyle Lowry, Jimmy Butler, Max Strus e Herro se presente) dovranno essere in grado di mettere con discreta costanza i tiri dal palleggio dopo un blocco.

Solo compiendo questo passo, gli Heat potranno darsi una chance di galleggiare da Gara 5 in poi.

Contro i cambi difensivi, come già accennato in passato, Miami ha qualche margine di successo, da sfruttare al massimo. E sarà fondamentale giocare per la maggior parte del tempo in transizione, come successo in Gara 3.

Ma la sensazione è che, se concentrata, la difesa dei Celtics possa creare grattacapi quasi irrisolvibili all’attacco avversario. I 39 punti concessi nel primo quarto di Gara 3 derivano probabilmente da un approccio inadeguato ma, togliendo quello, i Celtics hanno difensivamente dominato nelle ultime tre partite, e tutto fa pensare che possano continuare a farlo.

Tatum ha capito come attaccare gli Heat?

L’attacco dei Boston Celtics ha visto continui alti e bassi fin dall’inizio di questi Playoffs. Nello specifico di questa serie, è andato bene nel primo tempo di Gara 1 e male nel secondo tempo, benissimo in Gara 2, male in Gara 3 e nuovamente benissimo in Gara 4.

L’incostanza offensiva è quasi un marchio di fabbrica per Jayson Tatum e compagni, ed è dovuta probabilmente alla mancanza di un floor general, un creatore di gioco primario con le caratteristiche proprie per ricoprire quel ruolo. A volte è chiaro come i Celtics non attacchino in modo intelligente, cadendo in possessi stagnanti e continue palle perse (23 in Gara 3).

Considerato però il livello della difesa, l’attacco di Boston non ha bisogno di eccellere, ma solamente di rimanere su un buon livello contro le difese schierate. Dato che Jaylen Brown è notoriamente un prototipo di giocatore dedito principalmente allo scoring, il compito di alimentare a sufficienza il processo offensivo spetta soprattutto a Tatum.

Non è un segreto che il prodotto di Duke abbia giocato una pessima partita in Gara 3. In Gara 4, al contrario, è apparso nuovamente aggressivo al punto giusto e lucido.

Per quanto sia complicato nell’esecuzione, ciò che deve fare Tatum è abbastanza chiaro: trovare il giusto matchup (difensori più piccoli come Lowry, Strus, Vincent e Herro), attaccarlo dal palleggio e attaccare aggressivamente il pitturato. Se la difesa si chiude molto a protezione del ferro, e quella di Miami lo fa spesso, scaricare la palla per il compagno libero sul perimetro che, viste le caratteristiche del roster, è probabilmente un tiratore capace di attaccare il closeout e muovere ulteriormente la palla.

Quando Tatum è in grado di svolgere questo tipo di lavoro, l’attacco a difesa schierata dei Celtics ha tutt’altra faccia rispetto a quando non ci riesce. In Gara 4, il 24enne ha chiuso con 31 punti, 7/9 dal campo dentro l’area, 16 liberi guadagnati e 5 assist.


In conclusione, considerato quanto visto finora e quanto detto in queste righe, i Boston Celtics sembrano la squadra con più armi tecniche e tattiche per vincere la serie e, di conseguenza, la favorita.

Attenzione però a riposarsi sugli allori, come già successo nel recentissimo passato. Arrivati a questo punto della serie, gli Heat, squadra esperta e disciplinata, saranno pronti ad approfittare di qualsiasi black-out e imperfezione avversaria. E Gara 5 si gioca a Miami.