Il 19enne è passato dalla G League ai Playoffs con i Warriors. Avendo meno spazio di altri rookie, ma crescendo in un contesto vincente e imparando da grandi giocatori.

FOTO: Lachlan Cunningham

Questo contenuto è tratto da un articolo di Marc J. Spears per Andscape, tradotto in italiano da Stefano Bonelli per Around the Game.


 

La stagione da rookie di Jonathan Kuminga con i Golden State Warriors è stata caratterizzata da alti e bassi, un po’ come una corsa in funivia a San Francisco. In alcune partite è partito nel quintetto titolare e ha brillato, ma la maggior parte delle volte la settima scelta al Draft 2021 ha visto il campo con meno regolarità e per pochi minuti.

Mentre altri rookie come Scottie Barnes, Cade Cunningham, Evan Mobley e Jalen Green hanno avuto molti minuti a disposizione, Kuminga ha lottato per ottenere un posto in una squadra con ambizioni da titolo. A lungo termine, tutto questo lo potrà aiutare a diventare una stella.

“Può diventare molto forte”, ha detto ad Andscape Draymond Green“Può essere un perenne All-Star in questa lega, dipende da lui e dal lavoro che fa, ma ha le qualità, gli strumenti, la capacità di vedere il gioco e le doti per essere un All-Star perenne se lavorerà sodo.”

Kuminga, dal canto suo, ha detto ad Andscape: “Sentire queste parole mi motiva a continuare a lavorare per realizzare il mio sogno e per arrivare a fare ciò che la gente dice che posso fare Ogni giorno ci penso e mi metto al lavoro. Se tutto va bene, un giorno sarò quel giocatore che dicono tutti”.

Kuminga ha avuto una media di 7.1 punti e 1.9 rimbalzi in 11 minuti nelle tre gare di Playoffs in cui ha giocato da starter per i Warriors, e in generale in questa post-season il nativo della Repubblica Democratica del Congo ha segnato tre volte 17+ punti, nonostante avesse iniziato con un minutaggio molto limitato contro i Nuggets (solo 25 minuti in totale nella serie).

Kuminga è arrivato a Golden State con un percorso non convenzionale, ovvero passando per la squadra della NBA in G League (Ignite) nella sua stagione inaugurale. Il team ha debuttato durante la stagione della G League 2020/21 come ambiente di sviluppo in grado di offrire ai giovani giocatori una buona formazione con allenatori e giocatori con esperienza NBA, nonché un’alternativa (retribuita) all’università. Kuminga aveva una media di 15.8 punti, 7.2 rimbalzi e 2.7 assist in 33 minuti con G League Ignite, con la stagione che si è stata giocata al Walt Disney World di Orlando, in Florida, a causa della pandemia.

Aveva preferito questa strada rispetto al tradizionale percorso collegiale nonostante le offerte di diversi atenei (Texas Tech, Auburn, Duke, Kentucky), e come lui anche Jalen Green, che è stato poi selezionato dai Rockets con la seconda scelta assoluta.

“Si motiva ogni giorno”, ha detto ad Andscape Rasheed Hazzard, ex assistente allenatore di Ignite. “La sua etica del lavoro non è seconda a nessuno. Mi sono davvero divertito con lui. Vuole imparare. Vuole migliorare. Era l’unico ragazzo nella bolla che mi scriveva sempre dopo una partita: ehi, possiamo trovare una palestra vuota per lavorare sul mio tiro?”

In genere, le prime dieci pick del Draft arrivano in squadre in ricostruzione in cui ci si aspetta che giochino molti minuti e inizino immediatamente il proprio rodaggio. Il caso di Kuminga è stato diverso. Il 19enne si è unito ad una franchigia che nelle precedenti sette stagioni aveva giocato cinque NBA Finals (la sesta è in arrivo settimana prossima) e vinto tre titoli, e che include futuri Hall of Famers come Stephen Curry, Klay Thompson e Draymond Green.

Coach Steve Kerr ha raccontato che lui e la dirigenza prima del training camp hanno parlato con Kuminga delle sfide che avrebbe dovuto affrontare come rookie unendosi ad una squadra del genere. “Abbiamo parlato di quanto sarebbe stato difficile, ma che ci sarebbero stati vantaggi nel giocare con veterani che sono leggende in questa lega e che possono davvero aiutarlo. Il processo di crescita sarebbe stato più organico di quanto sarebbe stato solo gettarlo nella mischia. Avrebbe dovuto guadagnarsi i suoi minuti e capire perché si sarebbe trovato in certe situazioni e non in altre. Quelle conversazioni sono avvenute tutte in anticipo, ma questo non significa che ne fosse felice, né volevo che lo fosse: voglio ragazzi che vogliono giocare. Tutto ciò, però, faceva parte del suo processo iniziale”.

Nonostante la sfida che lo attendeva, Rod Strickland, manager in G League ed ex campione NBA, gli aveva detto che essere selezionato dai Warriors sarebbe stata la cosa migliore per lui.

“Un grande talento. Un grande giovane. Deve solo lavorare sodo”, ha detto Strickland. “Sono felice per lui che è stato scelto da Golden State e ha iniziato la sua carriera vicino a veterani da cui imparare cosa significa vincere. Stare con giocatori con una mentalità vincente su entrambi i lati del campo è una fortuna. Prevedo un grande futuro per lui. Sky’s the limit.”

FOTO: NBA.com

Kuminga ha mostrato chiaramente durante la Summer League 2021 di essere dotato di incredibili doti atletiche e di talento e istinti in tante altre cose. Dopo aver trascorso un periodo piuttosto breve in G League, però, c’era ancora molto da imparare prima di poter avere un impatto nei Warriors. “È arrivato più acerbo di altri prospetti, perché aveva giocato solo 10 o 12 partite nella bolla. Molti altri ragazzi avevano avuto un’intera stagione da 30/35 partite al college”, ha detto Steve Kerr.

Draymond Green ha raccontato che inizialmente ha faticato nel trovare una connessione con Kuminga. Ha detto in una trasmissione della NBC Sports Bay Area che Kuminga aveva bisogno di “andare alla scuola di blocchi” (per la scarsa qualità dei che portaca ai suoi compagni di squadra), ma ha anche detto che durante la stagione la sua etica del lavoro lo ha impressionato.

“Nel modo più rispettoso, dovevo guardarlo più come mio figlio, invece che come mio fratello.”

– Draymond Green

“La realtà è che è più vicino a mio figlio (Draymond Green Jr., soprannominato DJ, 5 anni – ndr) per età rispetto a me. Nelle prime settimane ho iniziato a guardare il ragazzo e mi aspettavo che facesse questo e quello, che comunicasse in un determinato modo e che migliorasse in questa o quella cosa. Ma poi mi sono chiesto: ‘Perché mi aspetto questo da lui? Quale sarebbe la ragione per aspettarmi certe cose da lui, quando non me le aspetto da DJ?’ Non potevo aspettarmi da lui lo stesso che mi aspetto da Klay e Andre Iguodala. La nostra connessione sarebbe stata migliore se lo avessi trattato come un fratello, e magari lui non avrebbe capito nulla, o se lo avessi trattato come un figlio, spiegandogli le cose a fondo e aiutandolo a migliorare?”

Kuminga ha raccontato che i veterani dei Warriors gli hanno insegnato prima di tutto “come essere più professionale”. Ha aggiunto che Draymond Green è sempre onesto con lui e lo apprezza perché cerca di renderlo migliore. “Io cerco di imparare qualcosa dalla sua mentalità ogni singolo giorno”, ha detto il rookie.

La scelta numero 7 dello scorso Draft quest’anno ha anche giocato sei partite per i Santa Cruz Warriors in G league, inclusa la sfida contro la sua vecchia squadra, Ignite. Il congolese ha detto che il ritorno in G League non è stato uno schiaffo, ma piuttosto una parte del suo processo di crescita. “È una parte del viaggio, devi solo adattarti a qualunque cosa ti succeda. Quando hanno chiamato il mio nome la notte del Draft, ho capito che tutto sarebbe cambiato. Questa è l’NBA, tutto è possibile qui. Ho iniziato a lavorare ogni giorno. Mi stavo preparando per ogni opportunità che mi capitava”.

“Cerco di migliorare sempre, ovunque mi trovi. Non importa se sono in G League o gioco contro dei bambini, basta che giochi a basket che è ciò che amo fare”.

La prima partita in cui Kuminga ha avuto un ampio minutaggio in questa stagione è stata il 18 dicembre, quando dei rimaneggiati Warriors hanno giocato sul campo dei Toronto Raptors. Kuminga ha segnato 26 punti nella sconfitta per 119-100 dei suoi, ma ha anche commesso 6 palle perse e catturato un solo rimbalzo, con Kerr che nel post -partita ha sottolineato questi aspetti e dato un giudizio non totalmente positivo sulla sua prestazione: “Deve prendere più di un rimbalzo in 36 minuti, con quel tipo di doti atletiche. Ha mostrato quanto è talentuoso, quanto è giovane, quanto è grande il suo potenziale e quanto lontano deve andare, tutto in una notte.”

Da quella partita in poi, Kuminga ha continuato a mostrare flash da possibile stella nascente. Ha segnato 25 punti in uscita dalla panchina contro i Bulls a metà gennaio ed è stato nominato (da sostituto) per il Rising Stars Challenge; a febbraio, ha avuto una media di 14.8 punti e 4.7 rimbalzi, tirando con il 57.6% dal campo. L’approccio di coach Kerr rimane sempre lo stesso:

“Ci sono voluti un paio di mesi prima che si mettesse al passo con quello che stavamo facendo. Una volta pronto, abbiamo iniziato a dargli spazio e da lì è decollato. Ha avuto una grande annata nella sua rookie season. Sono davvero entusiasta di dove si trova ora rispetto a dov’era durante il training camp”.

– Steve Kerr

Nei Playoffs, i minuti di Kuminga sono stati ondivaghi: il suo ruolo variava dal partire titolare al non giocare affatto, come è avvenuto nel primo turno contro i Nuggets. Ha iniziato nel quintetto titolare in occasione della sconfitta in Gara 5 contro Memphis, salvo poi uscire dalla panchina nel secondo tempo. Il rookie ha detto che adattarsi a questi cambi di ruolo non è sempre stato facile, ma che è importante tenersi pronto per ciò che gli viene chiesto.

“È stata dura a volte. Ma nella mia mente c’è sempre lo stesso pensiero: ‘Ogni volta che esci là fuori, sii pronto e dai il massimo’. Questo è ciò che mi ha portato qui. La maggior parte delle volte non gioco, a volte invece sì. Ci sono partite in cui sento di meritare più spazio, ma devo solo essere pronto a tutto”.

Kuminga non ha ricevuto la stessa attenzione mediatica del ROY Barnes, del secondo classificato Mobley o della prima scelta assoluta Cunningham, ma l’ala dei Warriors è l’unica scelta tra quelle al primo giro dello scorso Draft (insieme al compagno Moses Moody) ad aver già maturato una certa esperienza nei Playoffs.Significa molto giocare adesso. Sono l’unico rookie ad avere questi minuti nei Playoffs”, ha detto settimana scorsa.

Steph Curry crede che il futuro sia roseo per lui, soprattutto grazie alla possibilità di crescere in mezzo ai veterani di Golden State:

“Sarà interessante ascoltare il suo punto di vista su ciò che ha imparato quest’anno, perché il viaggio di ognuno è diverso. È nella situazione ideale per imparare dal giusto tipo di persone cosa vuol dire giocare in questo periodo dell’anno, cosa serve per vincere e per arrivare fin qui”.

– Stephen Curry