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Questo contenuto è tratto da un articolo di Marc J. Spears per Andscape, tradotto in italiano da Marco Marchese per Around the Game.


Kyle Lowry è stato soprannominato “Mr Raptor” dopo aver dato tutto, dentro e fuori dal campo, per i 9 anni in cui ha militato nei Toronto Raptors.


Ha giocato 601 partite con la canotta dei candesi, ma a causa dello scoppio della pandemia di Covid-19 la sua ultima partita in maglia We The North a Toronto è stata giocata il 28 febbraio 2020. Fino a settimana scorsa:

Il suo ex compagno di squadra, Fred VanVleet, ha dichiarato di “essere davvero felice per Kyle. Tutti eravamo a conoscenza della sua importanza all’interno della squadra, della franchigia, in città ed in tutto il Canada. Ed è qualcosa di difficile da descrivere a parole.”

“Non è come quando sono andato via da Memphis o Houston, che comunque continuo ad amare. A Toronto sono cresciuto come persona. 9 anni nella stessa franchigia sono tanto tempo, che lasciano tanto dentro di te.”

– Kyle Lowry

Di seguito qualche estratto della sua l’intervista per Andscape, in cui ha raccontato la sua separazione da Toronto.

Quanto è stata dura giocare lontano da Toronto durante la bubble e la permanenza a Tampa?

Era davvero surreale. Casa mia era a Toronto. Non aver potuto giocare a Toronto per i Raptors dal febbraio 2020 è stato davvero orrendo. In quel periodo eravamo nel bel mezzo di un West Coast trip, dopo aver giocato contro Utah, ed è scoppiata la pandemia. I miei figli erano già in spring-break perciò ho preferito tornare direttamente nella mia città nativa, Philadelphia. Ed è stata dura da digerire.

Toronto era casa mia. Andare via, per me, è stato come abbandonare la mia casa. Di solito ci stavo da settembre a giugno perchè i bambini andavano a scuola lì, e il non poterci tornare mi ha fatto soffrire. Pensavo “chissà quando potrò tornare a godermi la città”. Ci sono stato durante la scorsa estate. Me la sono goduta, ed ho intenzione di rifarlo la prossima estate.

Andare ai Miami Heat è stata una dura scelta per te?

Avevo un rapporto speciale con Masai Ujiri e Bobby Webster, rafforzatosi durante il periodo della pandemia. Venivamo dalla vittoria del 2019, poi nella bubble abbiamo perso contro Boston e in seguito Serge Ibaka e Marc Gasol sono andati via. Ho capito che, visto il rapporto che mi legava a Masai e Bobby, bisognava sedersi a parlare.

Per me è stato difficile da digerire, perchè non volevo andarmene. Per molti è facile dire “puoi comunque vivere in Canada”, ma prima di tutto dovrei prendere la cittadinanza. E in ogni caso, per quanto possa amare Toronto, non penso che vivrei lì per sempre. Ma sono sicuro che ci tornerò spesso. Sarà per sempre casa mia e prima di ritirarmi firmerò un one-day-contract, per ritirarmi da Raptor. Questo è il mio sogno.

Vorresti lavorare per i Raptors dopo il tuo ritiro? E cosa pensi della squadra?

Non so ancora se vorrò rimanere in NBA anche dopo il ritiro. Tutti pensano che dovrei, vedremo.

Dalla mia partenzam Freddy adesso ha le luci dei riflettori addosso. E lo stesso vale per OG e per Siakam, che sta diventando sempre più importante per la squadra, un punto di riferimento. Ero tranquillo andando via, sapevo di lasciare la squadra nelle mani dei miei fratelli. Li considero davvero come dei fratelli minori.

Ho lasciato la franchigia quando Pascal era un All-Star, e sono sicuro che tornerà ad esserlo. Ho un’enorme fiducia in lui e nel suo futuro. Fred continua a migliorare a vista d’occhio e dimostra la sua leadership in ogni occasione. OG sta dimostrando tutto il suo potenziale. Sono tutti giovani, e adesso hanno il giusto spazio.

Io mi prendevo tutte la colpe per le delusioni, non volevo che dovessero affrontare tutte quelle pressioni. Cercavo di prendermi le mie responsabilità. E adesso loro sono in grado di farlo, di prendere la squadra in mano.

Hanno imparato molto da me e spesso me lo dicono, rendendomi davvero orgoglioso. Li seguo sempre e li sento spesso. Abbiamo creato dei legami profondi e veri, che manterremo per sempre. Questi ragazzi sono persone speciali che supporterò per sempre, a prescindere da qualsiasi situazione.

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Quanto è importante per te vincere un altro titolo prima del ritiro?

Scendo in campo solo per questo. Se non giochi per vincere un titolo, perchè lo fai allora? Per allenarti ed essere in forma? Siamo ben pagati e questo è molto confortante, certo, ma io voglio vincere. E so che questa sensazione la prova chiunque abbia già vinto almeno una volta un titolo nella propria vita, e solo chi l’ha provata può comprenderla. Non è una cosa facilmente descrivibile.

Questo è ciò che cerco, voglio solo rivivere quelle emozioni. Ed essendo molto competitivo, ci tengo ad essere considerato ancora uno dei migliori.

Adoro il mio anello, e voglio vincerne un altro. Voglio poterne indossare due. Ho vinto anche un oro olimpico ed anche quella è stata una grande sensazione. Voglio sentire nuovamente certe sensazioni, ed è il motivo per cui a Miami scendiamo in campo.

Perchè hai scelto proprio i Miami Heat?

Ho ritenuto fosse la situazione migliore per me, in cui sentivo che mi sarei adattato al meglio. E dal loro canto, avevano bisogno di uno come me. Avevano già in squadra dei giocatori come Bam e Jimmy, cui vanno aggiunti Duncan Robinson, Tyler Herro. Poi l’aggiunta di PJ Tucker, con la sua enorme esperienza. E parlando di esperienza, non posso non citare U.D. (Udonis Haslem, ndr).

Sono tutti ragazzi che sanno cosa vogliono e che lavorano duro per ottenerlo. In più, Spoelstra e Pat Riley. Coach Spo è una persona super competitiva e che ti sa motivare come nessun altro.

Non importa l’età, posso ancora fare la differenza. Sono qui per migliorare e far crescere i miei compagni di squadra.