Visti i tanti movimenti e il monte ingaggi, le lancette scorrono in fretta per i New York Knicks

FOTO: Fansided

Questo articolo è una traduzione autorizzata. La versione originale è stata scritta da Kristian Winfield e pubblicata su New York Daily News, tradotto in italiano da Marco Barone per Around the Game.


Trentadue passi, più o meno, a seconda della vostra falcata. Questa è la distanza tra la doga più a sud del parquet della Gainbridge Fieldhouse e lo spogliatoio degli ospiti, dove il suono dei tifosi dei Pacers che festeggiavano la loro seconda partecipazione alle Finals NBA ha attraversato le pareti di cemento separando l’esultanza dal silenzio di una squadra stordita, i Knicks.

Avrebbe dovuto, o potuto, essere New York. Avrebbero potuto essere i tifosi dei Knicks che si riversavano tra la 33esima e la settima. Avrebbe potuto essere Jalen Brunson con in mano il trofeo di MVP delle finali di conference. Avrebbe potuto essere la fine di un’assenza dalle Finals durata 26 anni.

Ma non è stato così. Sono stati i Knicks a regalare Gara 1 e 2 al Madison Square Garden. I Knicks che si sono sentiti troppo a loro agio giocando in attesa. I Knicks che hanno sentito, a pochi passi di distanza, una squadra che viveva una realtà che aveva passato la stagione a inseguire, solo per arrivare al traguardo.

“Fa male non aver regalato alla città l’opportunità di vincere un titolo”, ha dichiarato Karl-Anthony Towns“Abbiamo un gruppo di ragazzi fantastici in quello spogliatoio e speriamo di metterci di nuovo in questa posizione”. Ora i Knicks tornano a casa affrontando la stessa domanda che ogni squadra deve porsi dopo una sconfitta: confermare o rimodellare di nuovo il roster?

Una stagione dopo che il front office ha scambiato cinque scelte per Mikal Bridges e ha mosso Julius Randle e Donte DiVincenzo per portare Karl-Anthony Towns, un’altra estate di cambiamenti radicali potrebbe essere in programma.

“Non lo so. Mi sentirete sempre dire di confermare il roster. Penso che mi abbiate sentito dire la stessa cosa l’anno scorso con i ragazzi che avevamo”, ha detto Josh Hart – “Mi piacerebbe farlo. Sento che questa squadra è abbastanza buona per fare il passo successivo. Ma è un business. E quando non si arriva dove si pensa che si sarebbe potuto o dovuto, si fanno dei cambiamenti”.


Per l’anno 1 di questo esperimento, le cose sarebbero potute andare molto peggio. Pochi prevedevano di arrivare alle finali di conference.

I Knicks hanno saputo che Mitchell Robinson avrebbe saltato 10 mesi solo verso l’avvicinarsi del training camp. Tre giorni dopo l’inizio del ritiro, e quasi tre mesi dopo aver acquistato Bridges, hanno concluso l’affare per Towns. Due scambi sismici. Poi sono arrivati gli infortuni in preseason di Precious Achiuwa e Landry Shamet. Uno scambio a metà stagione di Jericho Sims con Delon Wright. Brunson ha saltato un mese per un infortunio al ginocchio.

“C’erano molte parti in movimento. Ma abbiamo continuato a lottare e ad andare avanti, ho grande rispetto per questo.C’è la delusione di non essere riusciti a raggiungere l’obiettivo finale, ma anche l’orgoglio per quello che siamo riusciti a fare, perché abbiamo dovuto vincere le partite anche se i ragazzi erano fuori.”

– coach Tom Thibodeau

Inoltre, la storia dice che mantenere il nucleo intatto, anche solo per un tempo sufficiente, può funzionare.

Indiana è il modello. A quattro anni dall’inizio dell’era Tyrese Haliburton, i Pacers sono diretti alle Finals. Sono passati dall’aver mancato i playoffs nel 2022-23, all’essere stati spazzati via nelle finali di conference dell’anno scorso, fino a 50 vittorie e a una run sfrenata nel 2025. Il giovane nucleo di Oklahoma City è finalmente riuscito a sfondare dopo anni di assenza dai playoffs. Boston ha guidato il tandem Jayson Tatum-Jaylen Brown attraverso sette anni di difficoltà nella post-season. Finali di Conference. Semifinali. Finals. Uscite al primo turno. Poi la svolta.

Molti all’interno dello spogliatoio dei Knicks credono che il roster tra quelle mura possa replicare quella formula. Anche i Golden State Warriors non sarebbero una dinastia se avessero rinunciato al nucleo di Stephen Curry, Klay Thompson e Draymond Green.

“Ho molta fiducia in questo gruppo. Nessuno vede le cose che io e [KAT] vediamo ogni giorno. Nessuno vede il tipo di persone che abbiamo, i lavoratori che abbiamo. È questo che mi dà fiducia e che mi sta bene. Non mi interessa quello che la gente pensa di noi all’esterno. So cosa abbiamo.”

“Abbiamo molti ragazzi che fanno parte di questa squadra, e mi sembra che voi chiediate sempre: ‘Su cosa lavorate?’ ogni volta che tornate [dalla offseason]. E da quello che ho visto, nessuno si è mai messo in mostra per le cose che fa. Abbiamo molti ragazzi che vogliono davvero lavorare sodo per migliorare, e questo mi piace, apprezzo i miei compagni di squadra e tutto ciò che fanno e in cui credono.”

– Jalen Brunson

La sola etica del lavoro sarà sufficiente? La disciplina e la determinazione della stagione possono aiutare questi Knicks a sfondare? Oppure hanno raggiunto il loro tetto massimo prima di quanto si pensasse? “Primo anno: Ci sono state molte avversità per tutti e abbiamo lottato” – ha detto Bridges – “È solo il primo anno, dobbiamo migliorare per il prossimo”.


Non c’è sempre un anno successivo. Hart lo sa meglio di chiunque altro. Quattro squadre in otto stagioni. Sei o sette allenatori, che al momento non ricorda. Nessuna partecipazione ai playoffs fino ai Knicks. “È dura, dobbiamo vedere. Non credo che si possa mai stare troppo tranquilli”, ha detto – “Un giorno aprirò Twitter e sarò da un’altra parte. È questa la cosa più deludente: sapere che c’è una buona possibilità che questa squadra non torni del tutto”.

New York ha ottenuto più di quanto meritato. Mettere al tappeto i campioni in carica non è un’impresa da poco, ma i difetti sono stati altrettanto evidenti: i Pacers, visti in passato quasi come un caso fortuito, li hanno superati e hanno perso di nuovo, e questa volta i Knicks sono stati costruiti per essere l’ultima squadra a rimanere in piedi.

Il front office di Leon Rose non ha mai rinunciato a grandi cambiamenti. Non inizierà ora. E i libri paga sono pieni. Bridges ha in ballo un’estensione di quattro anni e 156 milioni di dollari. Non si è dimostrato all’altezza di quella cifra, un boccone difficile da mandar giù dopo aver ceduto cinque scelte per un giocatore indicato come il pezzo mancante.

Towns e Brunson hanno fatto la storia, diventando i primi compagni di squadra dopo Shaq e Kobe a segnare più di 20 punti in ogni partita delle finali di conference. Ma a differenza di Shaq e Kobe, non sono forze sulle due metà campo, i Pacers li hanno esposti in difesa.

E Towns guadagna oltre 50 milioni di dollari all’anno. Il contratto di OG Anunoby vale 212.5 milioni di dollari. Lui e Brunson guadagneranno ciascuno più di 33 milioni di dollari a stagione. Anche Hart e Mitchell Robinson sono giocatori a otto cifre. I Knicks non hanno spazio per fare un salto di qualità.

Il miglioramento dovrebbe venire dall’interno, ma più realisticamente dovrà avvenire tramite scambi, il che significa che c’è una discreta possibilità che almeno uno degli otto giocatori che vedono minuti regolari nella rotazione di Thibodeau possa aver giocato la sua ultima partita in arancio e blu.

Inoltre, entrambe le squadre dirette alle Finali – OKC e Indiana – stanno dimostrando che le panchine profonde e versatili sono la nuova meta dell’NBA, e per arrivarci i Knicks dovrebbero scambiare uno dei loro contratti più importanti con altri più piccoli. Ma quale?

“Come si fa dopo ogni stagione, si fa un passo indietro, ci si decomprime, si fa un’analisi approfondita della squadra. E poi si analizza ciò che si pensa di dover migliorare. C’è il draft, c’è la free agency, ci sono le trade e poi c’è lo sviluppo interno, lo studio e la preparazione per la prossima stagione. Quindi è una stagione importante per noi.”

– coach Tom Thibodeau

I Knicks hanno fatto la loro mossa la scorsa estate. Ora si tratta di capire per quanto tempo la finestra rimarrà aperta.

Le squadre da titolo non rimangono sempre le stesse. Boston ha perso Kyrie Irving e scambiato Marcus Smart, ma si è ritrovata con Derrick White, Jrue Holiday e Kristaps Porzingis. Non male. Oklahoma City ha scambiato Josh Giddey con Alex Caruso, ha preso Isaiah Hartenstein dai Knicks ed è diventata la squadra più dominante della lega sia nella stagione regolare che nei playoffs.

A volte il cambiamento è ancora più grande: Golden State ha preso la dolorosa decisione di abbandonare Mark Jackson per Steve Kerr. I Celtics hanno fatto lo stesso, promuovendo Brad Stevens al front office e assumendo Joe Mazzulla come capo allenatore. La sola menzione di un cambio di allenatore brucia dopo la sconfitta. “È una domanda reale in questo momento?”, ha detto Brunson – “Mi avete appena chiesto se credo che [Thibs] sia la persona giusta. Sì. Ma dai!”.

Ma l’eco brucia di più. L’eco dei festeggiamenti a pochi passi di distanza – da un parquet che doveva essere loro – perseguiterà i Knicks molto più a lungo di quanto le vittorie li consoleranno. “In questo momento non ne sono molto felice. Un giorno mi sentirò meglio – in realtà non un giorno, ma qualche settimana”, ha detto Bridges.

Ora arriva la parte più difficile: l’offseason. Si profila una decisione. Potenzialmente diverse. Questo gruppo può essere confermato o ha esaurito il tempo a sua disposizione?

“Si guarda alla propria squadra e penso che si analizzino i punti di forza e di debolezza, e poi si pensa sempre al miglioramento. Come migliorare quello che abbiamo? E penso che si inizi sempre con un miglioramento interno. E poi c’è il draft, la free agency e naturalmente tutte le possibilità di scambio. Leon e il suo staff fanno sempre un gran parlare e analizzano se qualcosa ha senso e può migliorare la nostra squadra. Ma non faremo qualcosa solo per fare qualcosa. Deve avere un senso e dobbiamo pensare che possa migliorare la squadra.”

– coach Tom Thibodeau