
Questo articolo è una traduzione autorizzata. La versione originale è stata scritta da Deadpoolio e pubblicata su Bright Side Of The Sun, tradotto in italiano da Marco Barone per Around the Game.
In sette settimane e mezzo possono succedere molte cose. Una persona può:
- Osservare l’intero periodo di gestazione di una volpe rossa
- Essere a sette settimane e mezzo dal fallimento di un esame di Chimica Organica.
- Partecipare a un corso di guida difensiva ordinato dal tribunale in tutti i 50 Stati.
Per i Phoenix Suns, sette settimane e mezzo sono esattamente quelle rimaste per evitare che la squadra si unisca al Titanic e all’Hindenburg nel grande libro dei fallimenti spettacolari.
Fallimento sarebbe anche il termine giusto. Con un esborso che ha superato i 400 milioni di dollari tra stipendi e tasse, questo è il roster più costoso della storia dell’NBA. All’All-Star Break di questa stagione, il ritorno da questo investimento è un record di 26-28 e un posto fuori dal Play-In Tournament. Nella storia dei Suns ci sono state squadre peggiori, ma da quelle ci si aspettava che lo fossero. Questa, invece, aveva aspirazioni da titolo. Mat Ishbia, James Jones e Mike Budenholzer si sono avvicinati al microfono durante il Media Day 2024 e hanno pronunciato una qualche variante della parola “titolo”. Quello era l’obiettivo. Non il Play-In. Non il raggiungimento dei Playoffs. Contendere per un titolo.
Il passato non si può cambiare, quindi non ha senso versare inchiostro digitale su ciò che è stato. La buona notizia è che questa storia non è scritta fino in fondo. La squadra si trova a cinque partite dalla sesta testa di serie, attualmente occupata da una squadra contro la quale possiede tiebreaker a favore. Non sarà facile, ma questo è ciò che rimane quando si sprecano i primi due terzi di una stagione. La trade deadline è passata. L’All-Star break è finito. Ci sono solo i Suns e il traguardo. Ciò rende ancora più edificante il rendimento in queste ultime 28 partite. Nessuna distrazione. Niente scuse. Solo un momento di verifica dello stato di salute.
Secondo Tankathon.com, i Suns hanno il calendario più difficile della Lega dopo l’All-Star Break. E quindi… fantastico! Avere un calendario difficile significa dover affrontare le squadre che li precedono in classifica. Battendo queste, si può spingere per la sesta testa di serie. Inoltre, i Playoffs non sono pieni di avversari. Se i Suns vogliono davvero essere una squadra da Playoffs, è qui che devono accendere il fuoco della competitività.
Poi, l’allenatore Budenholzer deve iniziare a premere i tasti giusti. Il suo mandato come coach dei Suns non è stato entusiasmante, quello che avrebbe dovuto apportare rispetto a Frank Vogel non si è ancora concretizzato. I Suns tirano 5,0 triple in più a partita e ne realizzano 1,7 in più, ma il rendimento offensivo della squadra è diminuito di 3,0 punti rispetto al 2023-24. Nel frattempo, il rating difensivo della squadra secondo basketball-reference.com è crollato, passando dal 13° posto sotto Vogel al 27° sotto Budenholzer, e Phoenix è all’ultimo posto per quanto riguarda i rimbalzi offensivi avversari concessi con 12,4 a partita. L’attacco non è stato il problema dei Suns quest’anno. La difesa, la pulizia dei tabelloni e la valorizzazione dei possessi sono stati i problemi di Phoenix. Budenholzer può ottenere miglioramenti tangibili dalla sua squadra se riesce ad avvicinare due numeri: i tentativi di tiro dei squadra a partita (85,9) e i tentativi di tiro degli avversari a partita (90,7). Tuttavia, ciò richiederà che i Suns migliorino le tre aree sopra elencate, il che a sua volta richiederà a Budenholzer e al suo staff di trovare un modo per affinare l’impegno e la concentrazione dei giocatori. Resta aperta la questione se le parti interessate siano in grado di farlo, ma, se non lo sono, allora questo deve guidare le decisioni della franchigia in estate.
Ma basta parlare dell’allenatore. Se si vuole salvare questa stagione, i giocatori devono prendere in mano la situazione. A questo punto si invocherebbero i Big Three, ma, dal momento che Bradley Beal è stato relegato in panchina, l’onere ricade su Kevin Durant e Devin Booker. Gli altri ricoprono dei ruoli intorno a loro, mentre le due stelle dettano il ritmo. Per quanto riguarda KD, ha quasi rifiutato una cessione ai Golden State Warriors perché ha detto di voler rimanere a Phoenix per portare a termine il progetto. È un sentimento ammirevole. Ha anche diagnosticato con precisione i problemi dei Suns in questa stagione durante l’All-Star media availability:
“Non andiamo bene a rimbalzo e perdiamo troppo palla. …Se sistemiamo questo aspetto dopo la pausa, credo che avremo maggiori possibilità di vincere qualche partita. È questa la parte divertente, cercare di capire come uscire da una crisi”.
Quindi può vedere gli ostacoli e ha espresso il desiderio di correggere la rotta qui nel deserto. La domanda da porsi è: quanto lo vuole? Nonostante le doti cestistiche ultraterrene di Durant, il suo motore non sempre gira al massimo. Vuole vincere, ma spesso gioca come il ragazzo al parco che sa che se perde verrà scelto dalla squadra successiva. Niente è grave. Il suo talento, la facilità con cui è la partita ad andare da lui, tutto questo fa venir meno l’urgenza. Nel mondo di Durant ci sarà sempre un’altra partita, un altro tiro, un’altra possibilità. Questo non va bene. I Suns hanno bisogno che KD (e il resto della squadra) giochi come il ragazzo al parco che sa che se perde non potrà rifarsi per le prossime due ore. La squadra ha scavato una buca e non ne esce giocando al 60-70% di impegno. I Suns devono lottare con le unghie e con i denti per ogni vantaggio, eseguire i fondamentali come il passaggio e il tagliafuori con la massima concentrazione per 48 minuti e valutare ogni possesso come se fosse l’ultimo. E l’esempio deve partire dai vertici.
Infine, c’è Devin Booker. Al termine della stagione 2017-18, ha avuto un messaggio per i giornalisti: “Ho smesso di non fare i Playoffs. Sono serio. Questo è probabilmente il mio ultimo anno in cui non raggiungo i Playoffs. Se questo significa mettermi pressione, mi prenderò questa estate e lavorerò duramente per evitare che accada di nuovo”. Non ha mantenuto la promessa, saltando le due stagioni successive prima di fare il suo debutto nella post-season, ma da quando ha pronunciato quelle parole, è riuscito a farcela ogni anno in cui la sua squadra ha avuto la cilindrata adeguata. Ora si trova di fronte al suo compito più arduo, ovvero quello di tornare sulla breccia per arrestare lo scivolamento di una squadra di talento verso l’ignominia. Deve trasformarsi nel giocatore che i GM della lega consideravano la migliore shooting guard dell’NBA solo un paio di stagioni fa. Deve sfruttare al massimo lo snub all’All-Star Game. Prima della pausa ha fatto intravedere degli sprazzi. Può girare con forza a 28 di media? Booker continua a incidere il suo nome nella storia dei Suns a ogni stagione che passa, ma non ha ancora guidato la squadra a nessun traguardo importante. I tragitti ai Playoffs sono iniziati sotto l’influenza di Chris Paul e sono continuati sotto l’influenza di Durant. Per essere il più grande Sun di sempre, deve prendere le redini da Durant e imporre la sua volontà alla squadra. Deve diventare leggendario. Si comincia stanotte. Può questa squadra rialzarsi dopo essere andata al tappeto? O questi giocatori si accontentano di rimanere a terra sanguinanti e di subire il KO? Dopo tutto, la prossima stagione è a soli otto mesi di distanza. E quei drink da ombrellone non si berranno da soli.
Sette settimane e mezzo. Ventotto partite. E una marea di risposte da scoprire.