Chiariamolo subito: Luka Doncic non può essere usato come capro espiatorio della sconfitta dei Lakers in Gara 4; ha segnato 38 punti ed è stato il motore offensivo dei gialloviola per tre quarti. Tuttavia, è stato il protagonista di un quarto quarto da incubo.

Ha fatto un solo canestro in sei tentativi. Non è stato attivo in difesa, ma questa non è una sorpresa. Ma soprattutto, ha fatto più volte fatica persino a portare la palla nella metà campo avversaria, asfissiato dalla pressione di Jaden McDaniels. E tutto questo si può ricondurre ad una causa: la stanchezza.

Doncic non è in forma, anche questo non è un segreto. Fin dalle prime esperienze ai Playoff ci ha abituati a dei primi tempi di fuoco seguiti da un calo dopo l’intervallo; figuriamoci ora che ha verosimilmente preso più chili. Nel finale di ieri sera, come in molti altri, era in evidente debito di ossigeno e forze, mentre il compagno di squadra 40enne stoppava gli avversari in volo ed Anthony Edwards era ancora più esplosivo rispetto ad inizio partita.

In questo senso, la domanda sorge spontanea: perché farlo giocare 46 minuti su 48?

Gabe Vincent e Jordan Goodwin non danno grandi certezze, è vero, ma sono davvero tanto inadeguati da non poter mettere piede in campo?

La sensazione è che con questo LeBron e il Reaves visto nel corso della stagione regolare, i Lakers possano permettersi di puntare per una buona porzione di gara su un quintetto senza Doncic. L’alternativa è quella che abbiamo visto ieri: lo sloveno mette grandi numeri a referto, ma brucia energie e finisce per stagnare l’attacco e compromettere la difesa nei finali di tempo.

Gara 2, Gara 3 e infine Gara 4: il crollo dei Lakers nel finale è diventato un pattern. E ora che non c’è più margine di errore, forse JJ Redick dovrebbe considerare idee non ortodosse. Ad esempio: diminuire drasticamente il minutaggio del giocatore più talentuoso a roster.