Un approfondimento sulla situazione dei Phoenix Suns e sul loro cambiamento interno

Questo articolo è una traduzione autorizzata. La versione originale è stata scritta da John Volta e pubblicata su Bright Side of The Sun, tradotto in italiano da Marco Barone per Around the Game.
Con l’avvicinarsi di giugno, i Phoenix Suns restano l’unica squadra della NBA ancora senza un allenatore. Forse fa tutto parte di un piano. Cullarci con sussurri, voci e indiscrezioni in quella che ormai è diventata una ricerca lunga un mese per trovare il prossimo uomo a tenere in mano la lavagnetta.
Ovviamente, sto scherzando. La realtà è che questo processo lento e deliberato, senza concorrenza per i candidati né fretta di annunciare nulla, riflette un cambiamento all’interno dell’organizzazione. E come tifosi, dobbiamo riconoscere e accettare questo cambiamento.
Mat Ishbia è ancora un proprietario relativamente nuovo nella NBA. È arrivato con buone intenzioni e grandi ambizioni, ma i risultati non hanno seguito. Da quando è arrivato, i Suns hanno collezionato solo sei vittorie nei Playoff, e quelle sono arrivate grazie al regime che aveva ereditato nel 2023.
Il suo approccio iniziale alla gestione della squadra e alla costruzione del roster non ha funzionato. Quindi cosa sta facendo ora? Sta puntando su ciò che conosce meglio, una strategia che gli ha portato successo nel mondo aziendale con la United Wholesale Mortgage.
Nel contesto aziendale, non si riempie un posto da Chief Strategy Officer due settimane dopo aver ricevuto qualche raccomandazione. Chiunque abbia vissuto un processo di selezione con più colloqui sa che ci sono spesso cinque — o più — incontri con i vertici prima di prendere una decisione. È un processo deliberato, stratificato, che dà priorità all’affinità e alla familiarità rispetto all’impulso.
Questa prospettiva aiuta a capire l’assunzione di Brian Gregory come General Manager. Ha senso se la si guarda con gli occhi del mondo aziendale di Ishbia. Gregory è una scelta interna, anche se è nell’organizzazione solo da un anno, ma è una persona che Ishbia conosce e di cui si fida. E nel mondo delle aziende, è prassi comune affidare posizioni di leadership a persone interne, specialmente a quelle che hanno già relazioni consolidate con i decisori.
Questa, nel bene e nel male, è la cultura organizzativa che sta mettendo radici a Phoenix.
Vedo i forum, sento la frustrazione crescente riguardo alla direzione che sembrano prendere i Suns, specialmente per quanto riguarda i nomi considerati per il ruolo di allenatore. E ci sono dentro anche io in quella discussione. Ma serve anche un’altra consapevolezza, più ampia. Come tifosi, sostenitori e persone coinvolte nel mondo Suns, dobbiamo affrontare il percorso di crescita di Mat Ishbia come proprietario NBA insieme a lui.
È arrivato col portafoglio spalancato, provando a comprare un titolo a suon di investimenti. Non ha funzionato. E adesso si sta affidando a una struttura a lui più familiare, fondata su logiche aziendali, dove contano la conoscenza interna, le promozioni dall’interno e i lunghi processi di valutazione. Solo il tempo dirà se è la scelta giusta.
La speranza, ovviamente, è che col tempo arrivi anche la saggezza. Che cominci a studiare i modelli delle franchigie vincenti — gli Spurs, i Celtics, i St. Louis Cardinals, gli Steelers, come lui stesso ha citato nella conferenza stampa di fine stagione — e vada a cercare gli architetti di quelle culture. Le persone che hanno costruito successi duraturi e replicabili. Ma è un processo. E piaccia o no, comincia da ciò che lui conosce meglio. La chiave sarà capire se saprà evolversi da lì.
Occorre anche accettare il momento strategico che stanno vivendo i Phoenix Suns. Nessuno di noi può cambiarlo. Quindi, perché sprecare energie a essere continuamente frustrati per qualcosa fuori dal nostro controllo? Possiamo però riconoscere che queste mosse nascono da buone intenzioni.
Mat Ishbia non sta trattando questa squadra come una vacca da mungere. Sta provando, sinceramente, a migliorarla. A trovare strategie che funzionino. E anche se abbiamo tutti sentito fin troppe frasi fatte da azienda, alla fine sono i fatti a parlare più delle parole.
Questi fatti ci hanno dato i risultati che desideriamo? No. Non ancora. Ma preferirò sempre un proprietario che prova attivamente a far crescere i Phoenix Suns — nello spogliatoio, nella dirigenza, nell’esperienza dei tifosi — piuttosto che l’alternativa.
E vale la pena ricordare quale fosse quell’alternativa. Non è passato poi tanto tempo da quando ci stavamo dentro. E non dovremmo dimenticarlo.