FOTO: NBC Bay Area

Bentornato a Miami, Jimmy Butler. A un giorno dalla prima dell’ex Heat al Kaseya Center dopo la trade deadline, tutti i media NBA stanno cercando di generare hype. Sebbene il neo-acquisto dei Golden State Warriors non ne abbia voluto sapere molto, dichiarando a ESPN con tono svogliato “sì, sono stato scambiato da lì, bla, bla, bla. Sì, non è finita nel modo in cui la gente voleva, bla bla bla. Ormai è acqua passata, non ci penso nemmeno più“, ha comunque rilasciato una lunga intervista per The Athletic, toccando anche l’argomento “ritorno”. In particolare, si è soffermato sul termine ‘Heat Culture’, ormai considerato un punto di riferimento dai media americani, dichiarano in parole povere che non esiste: l’approccio serio e professionale dell’organizzazione c’è e ha pochi eguali, ma la cosiddetta “culture” è un aspetto intrinseco ai giocatori:

“C’erano delle basi nel senso del lavoro e di tutto il resto, il che è fantastico. Non lo dico in senso negativo, ma credo che sia un po’ abusato il termine ‘Heat Culture’. È una grande organizzazione. Ma credo che gran parte di questa cultura consista nell’avere dei ragazzi che accettano la mentalità vincente. Se si trovano alcuni ragazzi che la accettano, si ottengono alcuni giocatori molto bravi e si ha l’opportunità di parlare di ‘Heat Culture’ un po’ di più. Non lo dico per sminuirla, ma penso che ogni volta che hai dei giocatori davvero bravi puoi chiamare questa cosa come vuoi.”

– Jimmy Butler su The Athletic

Quello che l’ex Miami intende dire è che lo spirito competitivo dipende dai giocatori, non tanto dall’organizzazione. Ecco perché il suo matrimonio con Curry e Green, due agonisti quasi senza eguali, ha rivitalizzato tutta Golden State. Dall’arrivo di Jimmy Butler, gli Warriors hanno accumulato 16 vittorie e 3 sconfitte con lui in campo, mentre gli Heat sono a quota 5 vittorie e 17 sconfitte, inclusa una striscia negativa appena conclusa durata 10 gare.

Detto questo, l’amore fra Butler e Miami è reciproco, e non potrebbe essere altrimenti dopo il giocatore ha guidato la squadra a due apparizioni alle NBA Finals negli ultimi quattro anni, alle quali va aggiunta anche la run Playoffs 2022 fino alle Finali di Conference, perse in Gara 7 contro i Celtics proprio su un tiro di Jimmy negli ultimi secondi che sarebbe valso il sorpasso. Per questo motivo, anche se per Butler è una partita come le altre, avrà un sapore particolare:

“Quello che posso dire è che so che la tifoseria di Miami apprezza molto me e quello che ho fatto lì. Sono abbastanza sicuro che anche i miei compagni di squadra – i miei ex compagni di squadra – lo facciano. E onestamente, credo che lo faccia anche l’intera organizzazione. Quando ti rendi conto che questo è un business, capisci che il business non è sempre bello. Non sempre i rapporti finiscono nel modo in cui vorresti che finissero. Bisogna solo apprezzare quello che è successo e i ricordi che si possono ottenere nel corso di questa esperienza.

Ma ho un lavoro da fare. La gente pensa che questa partita sia più importante di qualsiasi altra. Noi cerchiamo di vincere il più possibile, così come loro cercano di vincere il più possibile. E non sarà diverso. Andremo in campo e giocheremo a pallacanestro. Giocheremo insieme. E non sarà Jimmy Butler a cercare di segnare 70 punti. Non è così. Come dico sempre, l’importante è vincere.”

– Jimmy Butler su The Athletic

Quanto alla sua uscita turbolenta da Miami, la stella ha le idee molto chiare, anche qualora dovesse “essere dipinto come il cattivo”:

“Non si possono controllare uomini adulti in questo lavoro. Ci si può provare, ma io farò quello che voglio fare. Mi presenterò. Mi presenterò, competerò e aiuterò la squadra a vincere. Quindi si può essere arrabbiati, si può dipingere un quadro che non è del tutto vero, non ho nemmeno bisogno di parlarne. Sanno quello che fanno. Si deve dipingere qualcuno come il cattivo. Accetto di essere il cattivo. Non fa differenza. Ora sono qui. Sto giocando ad alto livello e sto aiutando i Golden State Warriors a vincere. Mi vogliono qui. Diavolo, mi va bene essere il cattivo di là.”

– Jimmy Butler su The Athletic