Mentre Giannis Antetokounmpo continua a dominare, i media americani combattono la “guerra del silenzio” nei suoi confronti

Questo articolo è una traduzione autorizzata. La versione originale è stata scritta da Logan Collien e pubblicata su The Lead, tradotto in italiano da Emil Cambiganu per Around the Game.


“Le persone ti costruiranno, e Dio solo sa quanto lo faranno, perché quando sei grande e nuovo, ti amiamo. Ti costruiremo fino a farti diventare qualcosa che nemmeno esiste. Cambierai il fottuto mondo. Ma sai una cosa? Una volta che ti hanno portato più in alto possibile, ti abbatteranno di nuovo—è il ciclo più prevedibile.”

Queste sono le parole di Sonny Vaccaro (interpretato da Matt Damon) rivolte a Michael Jordan nel film Air.

Quasi ogni superstar moderna ha vissuto questo schema in qualche forma. LeBron James è passato dall’essere il Prescelto a diventare il nemico pubblico numero uno dopo aver portato i suoi talenti a South Beach. Tiger Woods è passato da bambino prodigio a uomo vessato dalle critiche dopo una serie di infortuni e scelte discutibili nella sua vita personale.

“I critici amano costruirti, poi abbatterti e poi, se sei fortunato, ricostruirti di nuovo.” – Spike Lee

Fortunatamente per LeBron e Tiger, loro sono riusciti a ricostruirsi. LeBron ha riportato un titolo a Cleveland, cambiando radicalmente il modo in cui i media lo avrebbero raccontato per il decennio successivo. Tiger ha riconquistato il mondo del golf vincendo il Masters nel 2019, un’impresa che ha ridefinito per sempre la percezione pubblica di lui.

Ma alcuni atleti non sono così fortunati.

Alcuni vengono demoliti dai media e poi esclusi per sempre dalle conversazioni. Per Giannis Antetokounmpo, questo destino era già stato scritto da tempo.


Grandezza storica

Mercoledì sera, Giannis non solo è entrato nel club dei 20.000 punti, ma è diventato il sesto giocatore più giovane di sempre a riuscirci.

Solo Michael Jordan, Wilt Chamberlain, LeBron James, Kobe Bryant e Kevin Durant ci sono arrivati prima di lui—tutti giocatori considerati tra i 15 più grandi della storia. Quando un giornalista gli ha detto dopo la partita che tutti i giocatori davanti a lui hanno poi superato i 30.000 punti in carriera, Giannis ha risposto senza esitazione: “Ci arriverò.”

Ma se eravate sintonizzati su ESPN, vi siete persi questa pietra miliare storica. Esatto. ESPN non ne ha parlato—nemmeno una volta. Né su X, né su Instagram, né su Facebook.

Se poi avete guardato i talk show di ESPN, ancora nessuna traccia. La mattina dopo che Giannis ha raggiunto questo traguardo, Brian Windhorst è stato ospite di First Take con Stephen A. Smith. Un giornalista NBA esperto come Windhorst ha sicuramente dato il giusto riconoscimento a una leggenda in divenire come Giannis, giusto?

Sbagliato.

Di cosa si è parlato invece? Un intero segmento dedicato a Windhorst che confessava di aver sbagliato a votare James Harden come MVP quasi dieci anni fa invece che LeBron.

Parlando di decenni, vediamo cosa ha fatto Giannis negli ultimi dieci anni:

  • Nove convocazioni all’All-Star Game.
  • Otto (presto nove) selezioni nell’All-NBA Team.
  • Cinque selezioni nei quintetti difensivi.
  • Due MVP.
  • Un Defensive Player of the Year.
  • Un titolo NBA.
  • Un Finals MVP.
  • Giocatore più giovane (di quasi due anni) a essere inserito nella NBA 75th Anniversary Team.

Sta vivendo la sua settima stagione consecutiva con una media di almeno 27 punti e 11 rimbalzi a partita. È già allo stesso livello di Kareem Abdul-Jabbar, che ha chiuso la carriera con sette stagioni di questo tipo. L’unico a fare meglio? Wilt Chamberlain, con otto.

Sta registrando la sua seconda stagione consecutiva con 30+ punti di media con una percentuale dal campo oltre il 60%. Nessun altro nella storia NBA ci è mai riuscito.

E il suo gioco continua a evolversi.

Oggi è uno dei migliori giocatori da mid-range della lega. Solo sette giocatori hanno segnato 100 o più tiri dalla media distanza in questa stagione. Tra questi, solo Kevin Durant, Devin Booker e il favorito per l’MVP Shai Gilgeous-Alexander hanno una percentuale di tiro superiore alla sua.

E allora perché nessuno ne parla?


Il bersaglio si sposta sempre più in là

Si è ormai delineato un pattern inquietante nel modo in cui i media nazionali coprono Giannis e i Milwaukee Bucks.

Quando succede qualcosa di straordinario, lo minimizzano o lo ignorano. Come? Spostando sempre il bersaglio più in là, facendo sembrare ogni traguardo meno importante del successivo.

  • All-Star a 22 anni? “Ok, ma vinci un MVP.”
  • MVP? “Bene, ma fanne due e aggiungi un DPOY.”
  • Due MVP e DPOY? “Interessante, ma senza anello non conta nulla.”
  • Campione NBA a 26 anni con 50 punti in una gara di chiusura delle Finals? “Ok, ma hai un tiro?”

Ma quando le cose vanno male? Ecco che ESPN e gli altri media vanno all’attacco.

Dal 2016 (anno della sua prima convocazione all’All-Star Game), ESPN, Bleacher Report, Yahoo e altri hanno provato ripetutamente a spingere Giannis fuori da Milwaukee. Con voci di mercato, citazioni estrapolate, narrazioni costruite ad arte e persino menzogne sulla sua volontà, molti giornalisti sono colpevoli di vera e propria malafede mediatica nei confronti del due volte MVP.

E tutto questo nonostante Giannis abbia sempre dichiarato, più e più volte, di non voler mai chiedere una trade.

Per i media nazionali, Giannis è solo un mezzo per alimentare le proprie narrazioni. Ogni infortunio, ogni serie di sconfitte, ogni dichiarazione fuori contesto viene usata per far credere che sia infelice a Milwaukee. Perché? Perché una sua partenza da una piccola città porterebbe a più click e più audience nei grandi mercati.

E quando i Bucks vincono? Silenzio totale.


Il trattamento del silenzio

Non si tratta solo di narrazioni false e manipolazioni. I media nazionali stanno facendo qualcosa di altrettanto grave: l’omissione.

Hanno deciso, specialmente negli ultimi due anni, di ignorare sistematicamente i successi di Giannis. Il mancato riconoscimento del suo ingresso nei 20.000 punti è solo l’ultimo esempio.

Anche Doc Rivers si è stufato. È raro che un coach parli pubblicamente della copertura mediatica di un suo giocatore. Ma il silenzio attorno a Giannis è diventato talmente assordante che Doc ha deciso di rompere gli indugi.

Che un allenatore debba intervenire per difendere un suo giocatore dai media è assurdo. E non si tratta nemmeno di un Giannis in calo. Sta dominando la lega, ha sviluppato un ottimo tiro, sta mantenendo numeri da record.

Eppure, non è mai abbastanza.

Perché i media nazionali non vogliono vedere Giannis vincere. Non volevano che vincesse due MVP di fila, e ancora meno volevano che vincesse un titolo. Non è un caso che l’unico momento in cui i Bucks sono stati veramente sotto i riflettori in questa stagione sia stato durante il loro terribile inizio da 2-8.

Ora che Milwaukee ha vinto otto delle ultime nove partite? Silenzio radio.

Ma anche se ESPN continuerà a ignorarlo, una cosa è certa: i tifosi dei Bucks continueranno a gridare al mondo la grandezza di Giannis Antetokounmpo.