Questa è molto più di una partita di Play-In per gli Orlando Magic, i quali sembrano sul punto di imbattersi in una frattura interna.

Questo articolo è una traduzione autorizzata. La versione originale è stata scritta da Mike Bianchi e pubblicata su Orlando Sentinel, tradotto in italiano da Marco Barone per Around the Game.
Questa non è solo un’altra partita di Play-In. Non per gli Orlando Magic. Non per l’allenatore Jamahl Mosley. Non per il presidente della squadra Jeff Weltman. Non per Paolo Banchero, Franz Wagner o Jalen Suggs. Mercoledì a Filadelfia non si tratta di piazzamento o sopravvivenza. Si tratta di qualcosa di molto più grande.
Si tratta di un giudizio. Si tratta di una direzione. Si tratta di capire se tutto ciò che i Magic hanno costruito negli ultimi anni sta effettivamente funzionando, o se era solo bello sulla carta. Perché non ci sono dubbi: questo momento – i prossimi giorni, le prossime partite e forse le prossime settimane – è un referendum sul futuro degli Orlando Magic.
Se arriva una vittoria, forse questa stagione non è ancora finita. Forse questo giovane nucleo confermerà la convinzione che si tratti di uno dei gruppi più promettenti della Lega. Forse Mosley riuscirà a trovare la giusta stabilità. Forse la ricostruzione paziente e metodica di Weltman proseguirà senza intoppi.
Se arriva una sconfitta, non è finita. Almeno, non ancora. I Magic avrebbero ancora un’altra possibilità venerdì sera in casa contro il vincitore della partita tra Miami e Charlotte, una partita da dentro o fuori per l’ultimo posto nei playoffs.
Ma siamo onesti: aver bisogno di quella seconda possibilità non farebbe altro che amplificare i dubbi, non metterli a tacere. E se le cose dovessero andare male per i Magic nelle prossime due partite – o anche nei playoffs, se dovessero arrivarci – i dubbi che hanno covato sotto la cenere per tutta la stagione esploderanno. Sul coach. Sul roster. Sulla grinta di questa squadra. Sul fatto che questo costoso “nucleo cresciuto in casa” sia davvero abbastanza forte da fare la differenza.
E sì, proprio su tutto: dal programma di preparazione fisica alla direzione della franchigia stessa. Potrebbe sembrare esagerato, ma non lo è. Questa è la realtà che i Magic si sono creati da soli. Perché la verità è questa: non ci sono più scuse. Né infortuni. Né prestazioni altalenanti. Né intesa. Né tempismo. Tutto questo ormai è acqua passata. Franz Wagner è tornato. Il nucleo della squadra è intatto. Il roster è, per la maggior parte, al completo.
Sarebbe stato bello avere un mese o due per amalgamarsi? Certo. Ma peccato. Questa è l’NBA. Nessuno aspetta che tu capisca come funziona. I Celtics non hanno avuto bisogno di tempo. Si sono assicurati il secondo posto in classifica nonostante abbiano perso la superstar Jayson Tatum per gran parte della stagione. I Pistons non hanno avuto bisogno di tempo. Hanno mantenuto il primo posto in classifica anche con Cade Cunningham fuori gioco per settimane a causa di un collasso polmonare.
Le squadre forti si adattano. Le squadre forti reagiscono. Le squadre forti non passano aprile alla ricerca di un senso di urgenza. Eppure, è proprio lì che si trovano gli Orlando Magic. Ancora alla ricerca. Ancora a parlarne. Ancora a cercare di trovare qualcosa che avrebbe dovuto esserci fin dall’inizio.
«Penso che, nel complesso, dobbiamo semplicemente dimostrare più determinazione. Non possiamo aspettarci di vincere solo perché alcuni avversari sono fuori», ha dichiarato Banchero dopo la sconfitta dei Magic contro i Celtics nell’ultima partita della stagione regolare. Il commento di Paolo non riguardava solo una partita. Riguardava l’intera stagione. Perché la sconfitta di domenica per 113-108 contro una squadra dei Celtics a corto di giocatori – una squadra che ha fatto riposare i suoi primi sette marcatori – non è stato un fallimento isolato.
Si tratta di un pattern – uno schema familiare, frustrante, che si è ripetuto per tutta la stagione. Mancanza di urgenza. Mancanza di concentrazione. Mancanza di costanza. Più e più volte, Mosley l’ha sottolineato. Dopo l’umiliante sconfitta per 52 punti a Toronto. Dopo la sconfitta contro una squadra come Indiana con 16 vittorie. E di nuovo domenica, con la possibilità di ospitare la partita di Play-In contro i 76ers in palio.
Francamente, è triste continuare a sentire come altre squadre — squadre meno talentuose — stiano giocando con più impegno ed energia rispetto ai Magic. Questa squadra è stata sostenuta dal suo potenziale e dai suoi stipendi, vivendo di ciò che potrebbe essere invece che di ciò che è. Ricordate la pre-season? Ricordate l’entusiasmo, anche dopo lo scambio per Desmond Bane?
Questa doveva essere una delle migliori squadre giovani della Lega. Una forza emergente in una Eastern Conference più che mai aperta. Un gruppo pronto a fare il salto di qualità. «È la prima volta da quando sono arrivato qui che le aspettative sembrano davvero serie», aveva dichiarato Banchero prima dell’inizio della stagione. «Mi piace perché ora è il momento di vincere».
Beh, eccoci qui. È ora di vincere. Non l’anno prossimo. Non in teoria. Proprio adesso. Perché se questa squadra non riesce a trovare l’urgenza per una partita – o due – in cui o si vince o si va a casa, allora di cosa stiamo parlando esattamente? Se crolla di nuovo sotto pressione, allora forse la scomoda verità è questa: forse questa squadra non è così forte come pensavamo.
La posta in gioco va ben oltre una partita di Play-In. Si estende a tutta questa finestra e forse fino ai Playoffs. Se gli Orlando Magic vincono, passano il turno. Probabilmente incontreranno di nuovo Boston. Avranno un’altra possibilità di dimostrare di essere all’altezza. Se inciampano, avranno un’altra possibilità per salvare la loro stagione. E se sopravvivono a tutto questo, affronteranno i Pistons, testa di serie, nel primo turno dei playoffs. Poi arriverà la prova definitiva: dimostrare che questo gruppo può competere quando conta di più.
Sono già udibili i cori provenienti dagli spalti meno economici e dalla folla dei social media che chiede a gran voce il licenziamento di Mosley. Si è già vista la frustrazione dei tifosi. Si è già messa in discussione l’identità, la grinta e il coraggio della squadra. E ora tutto giunge al culmine, resta da vedere chi è davvero questa squadra. Questa stagione persa continuerà a sprofondare o questa squadra è disposta a lottare, non solo per una partita, ma per il proprio futuro?
Questa non è solo una partita di spareggio. È uno specchio. Solo che questa volta non ci sono scuse, c’è solo la verità a fissare gli Orlando Magic.
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