New York è una buona squadra ma, se vogliono essere qualcosa di più, avranno bisogno di aggiungere un ultimo ingranaggio per far funzionare la macchina.

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Questo contenuto è tratto da un articolo di Nick Scolaro per The Knicks Wall, tradotto in italiano da Marco Barone per Around the Game.


La vita di un tifoso Knicks dal 2000 è stata rovinata da stupidaggini, disfunzionalità e basse aspettative. Che si sia trattato di cattive scelte dirigenziali, infelici decisioni sul roster o scelte discutibili fuori dal campo da parte di sedicenti adulti a capo dell’organizzazione, la tanto fiera New York dei tempi passati è piombata in un abisso di disperazione che sembrava non essere destinato a finire.


Grazie al cielo, nelle ultimissime stagioni, i ‘Bockers sono risaliti dal fondo della NBA e si sono affermati adesso come una franchigia competitiva capace anche di vincere serie Playoffs, rispetto a una in attesa solo della Draft lottery. Il successo delle franchigie sportive spesso ha inizio dall’alto e, nonostante James Dolan diriga ancora lo show, ha fatto un passo indietro dalle sue intromissioni e ha fatto un lavoro migliore lasciando tutto nelle mani di chi capisce la pallacanestro, Leon Rose e Tom Thibodeau, che hanno svolto coerentemente il loro compito nel creare una stabilità e assemblare una buona squadra da mettere sul campo.

Dopo aver vinto una serie Playoffs contro dei Cavaliers che tutti pensavano essere meglio di quanto in realtà abbiano dimostrato di essere, i Knicks hanno naturalmente elevato le aspettative e i tifosi vorrebbero vederli compiere il passo successivo verso le Eastern Conference Finals – e oltre. Ma è un obiettivo realistico con questo roster e questo coaching staff? O la passata stagione ha raggiunto il massimo che ci si possa aspettare dal nucleo corrente?

Salire di livello

I Knicks sono una buona squadra, non grandiosa, e questo è il sentimento di tifosi e addetti ai lavori di tutta la NBA. 45 o 55 vittorie a stagione e la vittoria in una serie Playoffs sono probabilmente il massimo che possano raggiungere allo stato attuale ma, sebbene questo sia un miglioramento per tutti coloro che sono cresciuti assistendo ai recenti scempi, sarebbe sbagliato accontentarsi e compiacersi. Sembra giusto volere e aspettarsi di più senza essere avidi o impazienti.

La passata stagione è stata senza alcun dubbio godibile, così come questa finora. New York è stata solida, ma si percepisce una certa sensazione di limbo, nonostante un record di 16 vittorie e 12 sconfitte e il sesto posto nella Eastern Conference, una sensazione che manchi un pezzo ai Knicks per poter funzionare e competere con Celtics e Bucks.

In molti danno la colpa a Thibodeau urlando dalle gradinate ma, personalmente, penso si tratti di narrativa. No, l’attuale head coach non ha vinto nulla nelle sue esperienze a Chicago, Minnesota e nella Grande Mela, ed è probabilmente più inflessibile di quanto dovrebbe. Il 65enne è più uno che porta una certa cultura cestistica che un innovatore che possa guidare una squadra in cima alla Lega, ma pensare che non sarebbe assolutamente possibile vincere un titolo con Thibodeau è un po’ assurdo.

La vera differenza tra squadre buone e d’élite, che possano cioè competere per il titolo, è la presenza di una superstar. Guardando ai recenti vincitori delle Finals, c’è una costante: la presenza di un top-5 a guidare la squadra, che sia LeBron James, Stephen Curry, Giannis Antetokounmpo o Nikola Jokic. Per quanto Jalen Brunson sia fenomenale e Julius Randle un gran bel giocatore, per quanto ci sia giovane talento a roster grazie a dei buoni Draft, ai Knicks manca una superstar. E non credo che senza possano arrivare alle Finals.

Opzioni realistiche

Donovan Mitchell: Spida è il primo nome che viene in mente. Originario di New York, viene da Elmsford ed è amico di numerosi giocatori dei Knicks. Questi hanno già provato un assalto alla stella in uscita dai Jazz e probabilmente avrebbero anche potuto offrire un pacchetto migliore dei Cavs, ma alla fine non è andata. Non una perdita enorme, ma qualcuno che avrebbe senza dubbio fatto la differenza.

C’è un po’ di ombra sulla situazione di Mitchell a Cleveland che potrebbe portarci a credere che una rottura sia prossima ad avvenire. Il giocatore ha rifiutato di firmare un’estensione in offseason, il che ha fatto alzare qualche sopracciglio, anche se per lui è normale aspettare fino alla prossima estate, quando potrà estendere per più anni e aggiungere circa $149 milioni all’accordo, per Sam Quinn di CBS Sports. Nonostante questo dettaglio, la non-firma di Mitchell lascia alcuni dubbio sul desiderio di rimanere.

Ancora più interessante è che adesso anche Darius Garland e Evan Mobley sono infortunati e staranno fuori a lungo termine. I Cavs non hanno avuto il migliore degli inizi e adesso nascono speculazioni sulla possibilità di muovere l’ex Jazz e recuperare asset prima di perderlo per niente, qualora decidesse di andarsene nel 2025 da unrestricted free agent. Al momento, Cleveland non lotta per il tutolo ed è settima a est. Un pacchetto con RJ Barrett, Immanuel Quickley e numerose prime potrebbe essere sufficiente per rispondere alle richieste in arrivo dall’Ohio e funzionerebbe in termini salariali.

La prima stagione di Mitchell a Cleveland in coppia con Garland ha dimostrato che avere due guardie sottodimensionate e non proprio abili in difesa non funziona granché, e un potenziale fit con Brunson porterebbe proprio questo problema. Nonostante questo, si tratterebbe di uno scorer elitario e di un pezzo che eleverebbe le prestazioni dei Knicks.

Paul George: nonostante i 33 anni, PG13 è un’altra opzione per i Knicks e sarebbe un assoluto upgrade. Con 22.9 punti di media, si tratta di una delle migliori wing nella Lega e, a differenza di Mitchell, sarebbe un ottimo difensore perimetrale. In questa stagione sta anche dimostrando di poter tenere fisicamente e sembra ringiovanito.

Vista la situazione dei Clippers ed essendo lui proveniente da Palmdale, California, non ci sono troppe speranze per una trade. Ad ogni modo, tenere d’occhio il tutto non costa nulla, anche perché George ha una player option a fin stagione. Si tratta di grosse cifre da rifiutare ma, se PG sentisse di avere ancora benzina nel serbatoio e di poter ricevere un altro contrattone, potrebbe decidere di esplorare il mercato per eventuali offerte faraoniche.

Per rischiare di perderlo a 0, i Clippers – qualora facessero fatica – potrebbero cercare un accordo per uno scambio e per ricevere indietro Draft capitale e giovani asset, dopo l’All-In per i veterani.