
Questo articolo è una traduzione autorizzata. La versione originale è stata scritta da Ira Winderman e pubblicata su South Florida Sun-Sentinel, tradotto in italiano da Marco Barone per Around the Game.
Hanno scalato la montagna, superato le difficoltà e raggiunto l’improbabile. Eppure, per tutto quello che i Miami Heat hanno fatto sconfiggendo i Chicago Bulls e gli Atlanta Hawks nel play-in tournament per diventare i primi dal decimo posto a raggiungere i playoffs NBA, la squadra di Erik Spoelstra deve solo… rifarlo. Un’altra montagna. Una montagna ancora più difficile da scalare. E un’impresa improbabile, al limite dell’impossibile.
Dite quello che volete sul fatto che i Bulls e gli Hawks avessero il vantaggio di giocare in casa contro Miami, ma anche loro, come gli Heat, erano squadre con record perdenti, in realtà squadre che avevano svenduto parte del loro presente per il futuro con scambi a metà stagione (i Bulls spedendo Zach LaVine; gli Hawks cedendo De’Andre Hunter e Bogdan Bogdanovic).
Il prossimo avversario degli Heat sono i Cleveland Cavaliers, primissima della Conference, in una serie al meglio delle sette partite che si apre questa sera:
- Con un bilancio di 64-18, Cleveland ha chiuso al primo posto per offensive rating e all’ottavo per defensive rating della lega (contro, nelle rispettive voci, il posto numero 21 e il numero 9 degli Heat);
- in questa stagione i Cavaliers hanno messo insieme strisce di vittorie di 16, 15 e 12 partite;
- Il record casalingo di Cleveland, 34-7, è secondo solo al 35-6 di Oklahoma City;
- Il differenziale di punteggio di 9.5 dei Cavaliers nelle vittorie è il secondo migliore della lega;
- Cleveland ha realizzato 15.9 tiri da 3 punti a partita, secondo posto in NBA;
- I Cavaliers sono stati l’unica squadra con tre All-Star (Donovan Mitchell, Darius Garland e Evan Mobley).
Quindi, sì, gli Heat non sono più a Chicago o ad Atlanta. Ma sono anche in una posizione migliore di quella in cui si trovavano durante la maggior parte dei giorni che hanno portato a un finale di regular season di 37-45, ora con vittorie in 10 delle ultime 14 partite. Quindi, perché no?
“Bisogna rispettare quello che Cleveland ha fatto per tutto l’anno. Hanno giocato probabilmente al livello più costante, loro e OKC, per tutta la stagione. Non è un caso: sono ben allenati. Hanno grandi giocatori. Hanno un’ottima continuità. Giocano nel modo giusto. Hanno grandi aspirazioni di competere per un titolo.”
– coach Erik Spoelstra
Considerando la loro posizione attuale, in pratica il fatto che sono ancora in piedi, i giocatori di Spoelstra guardano a questa situazione come a qualcosa di diverso da una disparità di 27 vittorie in classifica:
“Ovviamente Cleveland è stata la numero 1 a Est per tutto l’anno. Hanno avuto una stagione storica. Quindi per noi si tratta di capire cosa c’è in gioco per loro. Per noi si tratta di capire come ottenere un successo a Cleveland e di preoccuparci di tutto il resto in seguito.”
– Bam Adebayo
Sulla carta, è la più sbilanciata delle otto serie che si aprono questo fine settimana. Ma sulla carta gli Heat non sono certo una squadra che dovrebbe essere qui.
“I Cavaliers sono ovviamente una squadra unica. Sono la squadra numero uno a Est per un motivo. Dobbiamo quindi concentrarci sul piano di gioco e sui dettagli e partire da lì. Penso che questo gruppo abbia lottato per entrare nei playoffs e ora che siamo qui non siamo certo pronti a partire molli o cose del genere. Lotteremo e cercheremo di trovare il modo di rendere interessante questa serie e di portarla alle nostre condizioni.”
– Haywood Highsmith
Gli Heat sono andati 1-2 contro i Cavaliers durante la stagione regolare e hanno quasi rubato una partita a Cleveland prima che un tiro da tre all’ultimo secondo di Duncan Robinson venisse annullato dopo avere visto che il giocatore era uscito dal campo. Tyler Herro ha guidato gli Heat con 28 punti a partita nella serie stagionale, mentre Michell ha avuto una media di 24 punti.
Questa è la prima serie di playoffs tra le due squadre nelle 37 stagioni di Miami, con i Cavaliers che erano l’unica squadra della Eastern Conference che gli Heat non avevano ancora affrontato nella post-season. “Sarà sicuramente una lotta”, ha detto Herro, “ma siamo pronti”.
Alcuni numeri per i Miami Heat:
- Con l’avanzamento della squadra, il presidente degli Heat Pat Riley ha raggiunto i playoffs 43 volte in 52 anni di carriera, di cui 6 da giocatore, 21 da allenatore e 16 da dirigente.
- Gli Heat entrano nei playoffs con un record di 163-132 (.553) in post-season, la terza percentuale di vittorie più alta nella storia della post-season NBA, dietro solo ai Lakers (.595) e ai Celtics (.573).
- La sesta partecipazione consecutiva ai playoffs è la più lunga della storia della squadra. Per gli Heat si tratta della 26esima volta in 37 stagioni e della 14esima in 17 stagioni sotto la guida di Spoelstra. Gli Heat non hanno ancora perso i playoffs in stagioni consecutive sotto la guida dell’attuale head coach, la più lunga striscia attiva in NBA.