Soprattutto in attacco, dove in teoria Gobert dovrebbe solo avere un ruolo marginale per i Timberwolves, almeno ai Playoffs.

I Denver Nuggets hanno superato i Minnesota Timberwolves in Gara 1 del primo turno, confermando il proprio status di favoriti. A saltare all’occhio, prima di ogni altra cosa, la scelta difensiva da parte degli ospiti di avere Rudy Gobert in marcatura primaria su Nikola Jokic. Può sembrare assurdo, ma gran parte del successo dei Wolves contro i Nuggets negli anni scorsi è passato dal ruolo del francese più in aiuto che come primissimo difensore del tre volte MVP, quando Aaron Gordon era più battezzabile – ne abbiamo parlato QUI.
Minnesota ha compiuto scelte ben precise, lasciando spesso anche la tripla totalmente smarcata a Jokic pur di difendere il pitturato, e fino agli ultimi sei minuti ha avuto ragione, trovandosi punto a punto. Peccato che, nel periodo tra 6:23 e 4:55 del quarto periodo, Minnesota sia rimasta inchiodata a 95 punti, mentre prevalentemente Jokic avviava una run di 7-0 per i suoi. Il lavoro di Gobert fino a quel momento era stato impeccabile:
Con Gobert marcatore primario, Jokic aveva tirato tre su sette fino al finale del quarto periodo, prendendosi solo quattro conclusioni nel primo tempo ed esplodendo perlopiù a fine terzo quarto, quando il francese era seduto in panchina. Non è stato questo il problema di Minnesota quando il proprio lungo titolare era sul parquet, una questione da ricercare invece nella metà campo offensiva.
Il lungo di Minnesota ha chiuso con un ottimo 8 su 9 dal campo, ma ha toccato decisamente troppi palloni per quelle che sono le sue doti, facendo intravedere giocate ben al di fuori del proprio repertorio. I Timberwolves vedono ovviamente uno sfogo nel francese, sempre marcato e utilissimo come appoggio per poi dei consegnati o per dei boomerang dopo i quali viene usato da bloccante, aspetto offensivo nel quale eccelle, così come a rimbalzo.
Ma la sua bag si ferma a questo. Giocate come quella sotto, per esempio, nel 90% dei casi finiscono con una palla persa:
Anche nel quarto periodo ha attaccato il lungo serbo dal palleggio, sfruttando il fatto di essere totalmente ignorato. Denver ci ha campato, nonostante le tanto inaspettate quanto eccellenti soluzioni trovate dall’avversario, ma i Timberwolves hanno molto più bisogno di trovare la via del canestro – e di penetrazione – con ali ed esterni, come ai Playoffs 2024.
Se Anthony Edwards viene raddoppiato o posto davanti a scelte importanti poiché la difesa chiude gli spazi, non può bastare un semplice short roll con il lungo, per quanto efficace in Gara 1. Perché? Perché, per prima cosa, Rudy Gobert non è un fenomeno nelle letture, sebbene ormai conosca a memoria questo sistema. E poi, perché il francese tende troppo spesso a prendersi delle licenze quando tocca troppo il pallone e prende fiducia, non avendo la tecnica (le mani) per farlo.
Questo succede anche perché il quattro volte DPOY deve passare in campo tanto tempo, specialmente insieme a Nikola Jokic, il che apre a due problemi distinti, ma correlati.
Il primo è che, per quanto Minnesota si sforzi come avvenuto nel 2024, non ha più quel personale offensivo per sperare in continui drive: Anthony Edwards è acciaccato, Karl-Anthony Towns non c’è più, Julius Randle è stato troppo passivo, mentre Donte DiVincenzo ha ovviamente un volume più elevato da fuori. Se non si riesce a superare la prima linea di difesa, Jokic non può essere attaccato, consentendo così al serbo turni di riposo extra in marcatura statica nel pitturato su una non-minaccia come Gobert.
Il secondo consiste nel fatto che questo minutaggio non può cambiare, anzi, forse deve essere aumentato o comunque rivisto. Minnesota non ha nemmeno più la taglia per marcare The Joker quando il francese è fuori, e infatti l’exploit di fine terzo quarto ha fatto male ai T-Wolves. Randle si è rivelato del tutto inadeguato, da Kyle Anderson si è visto qualcosa di buono, ma è una soluzione provvisoria.
Anche in stagione i minuti senza Rudy Gobert sono stati un disastro difensivamente, tanto che il suo impatto è stato quasi senza eguali in NBA: quando il francese è sul parquet, gli avversari segnano 11.8 punti IN MENO per 100 possessi rispetto a quando è fuori, secondo solo a Victor Wembanyama – ma con 500 minuti giocati in più. Il problema? Quando Gobert è in campo, Minnesota segna anche 8.4 punti di meno per 100 possessi, cifre quasi da minimo percentile.
Per questa ragione Gara 1 sembra poco incoraggiante. Se il minutaggio di Gobert fosse pareggiato con quello di Jokic, quindi si sistemasse sui quaranta minuti, magari Minnesota riuscirebbe a limitare ulteriormente il serbo – e Jamal Murray, la cui produzione dipende dal proprio lungo per gran parte – nella metà campo difensiva. Ma, di converso, pagherebbe troppo dall’altra parte. E togliendo il francese dal campo, poi, si avrebbe il solito tracollo difensivo. Un bel rompicapo, che i Timberwolves devono risolvere subito.