L’inizio di stagione ci sta mostrando Devin Booker in una nuova veste con la palla in mano, sempre più simile ad una point guard pura

Devin Booker in azione coi Suns
FOTO: DRAFTKINGS

C’era una volta Devin Booker, “l’attaccante”.

Il prodotto di Kentucky si è affermato in NBA grazie alle sue straordinarie qualità di scorer, come dimostrato nel corso di tutta la sua carriera. Finora i nove anni nella lega ci hanno messo davanti un giocatore di rara pericolosità, in grado di attaccare il ferro quanto di essere letale dalla lunga distanza.

Oggi stiamo vedendo una versione molto diversa, sotto tanti aspetti. Ad ora il tre volte All Star sta avendo delle medie impressionanti, mettendo a referto un career-high in praticamente ogni voce statistica e sta dando un contributo alla squadra sia in attacco che sul piano difensivo.


La libertà data dal poter contare su compagni di squadra del calibro di Kevin Durant e Bradley Beal (seppur al momento i due non si siano ancora trovati insieme sul parquet) sta permettendo a Booker di giocare un basket sempre più a 360°, il neo ruolo di point guard pura si sta sviluppando davanti a tutti e l’efficacia al tiro è sempre altissima nonostante ne prenda meno rispetto agli anni precedenti. Poco meno, sia chiaro.

Il buzzer beater messo a segno contro New York è soltanto l’ultima delle sue prove in termini offensivi per dimostrare di essere ancora il perno della squadra (l’assenza di KD ha aiutato ma non sono pochi a pensare che il tiro l’avrebbe preso comunque D-Book).

Phoenix in tutto questo è terza nella Western Conference con un record di undici vittorie e sei sconfitte dopo un inizio abbastanza stentato a cui hanno fatto seguito sette vittorie consecutive ad oggi e qualificata ai quarti di finale del In-Season tournament per cui è attesa ad affrontare i Lakers martedì prossimo nello scontro per accedere alle semifinali.

Gli 8.9 assist a referto sono al momento 3.4 in più rispetto alla media della stagione precedente: il già accennato arrivo delle altre superstar può sgravare le sue spalle da tante responsabilità offensive in termini di scoring ma non per questo viene “tenuto lontano” dalla palla.

Il fatto di venire finalmente considerato una two-way point guard ha fatto sorridere Booker al punto tale da portarlo a domandare ai giornalisti se avessero effettivamente prestato attenzione alle sue prestazioni fatte in carriera fino al momento.

Coach Vogel ha elogiato Book per il suo lavoro come ball handler e sottolineato il suo ruolo da point guard più tradizionale in quella che è adesso la tattica di Phoenix, in cui sarà chiamato a farsi carico del peso offensivo della squadra non soltanto per segnare ma anche per facilitare. L’aumento consistente degli assist è una evidente prova del suo successo in questa fase:

Deve solo preoccuparsi di farlo per tutta la stagione, è questa l’unica cosa che gli viene richiesta per continuare a migliorare, è sul lungo che si vedranno i risultati, per il momento sta facendo un eccellente lavoro. È questa la differenza sostanziale tra le superstar che sviluppano il proprio talento e quelli che alla fine si affermano come giocatori di medio livello, l’etica del lavoro. L’ho visto allenando LeBron James e l’ho visto ora allenando Kevin Durant, sono due giocatori di talento assoluto ma quello che fa la differenza è il lavoro che fanno al di fuori delle partite. Devin ha imparato molto da Kevin così come ha imparato molto da Chris (Paul) nelle stagioni precedenti, soprattutto per quanto riguarda lo sviluppo delle sue caratteristiche come point guard (nel caso di CP).

Anche coach Rajaković a inizio partita ha speso qualche parola in favore di Booker, specialmente dopo averlo visto in azione durante il periodo del draft:

È un drogato di basket, lo abbiamo visto durante il Draft quando ero assistente a Oklahoma, ci eravamo già accorti tutti di quanto fosse speciale. È un giocatore che non vede l’ora di migliorare in ogni aspetto del gioco, sappiamo tutti cosa può fare con la palla in mano specialmente per segnare ma quello che sta mostrando adesso va oltre ogni aspettativa in termini di playmaking.

La velocità nell’esecuzione dei giochi in pick&roll, il senso della posizione nei movimenti senza palla sui due lati del campo, le indicazioni ai compagni nella chiamata degli schemi e nel gestire i possessi stanno dipingendo il quadro di un potenziale generale in campo chiamato non solo a togliere le castagne dal fuoco alla squadra con tiri pesanti ma anche ad accompagnarla nel prossimo stadio della sua evoluzione verso una nuova identità.

Al momento l’intesa con Beal è ancora tutta da decifrare vista la reiterata assenza dell’ex Wizard, il cui rientro sembra essere previsto per metà dicembre. Nel caso la previsione si rivelasse azzeccata, i Suns avrebbero tutto il tempo di provare questa versione di Devin Booker in veste point guard con un’ulteriore bocca da fuoco al fianco. Coach Vogel sembra ottimista a riguardo e parlando della costruzione del gioco in vista dei Playoffs ha confermato l’importanza di cementare la chimica il prima possibile:

In ogni squadra che ho allenato in cui c’è stata la possibilità di vincere un titolo, la costruzione è partita dalla regular season. Ogni partita permette di aggiungere un dettaglio o lavorare su altri per arrivare al massimo ai Playoffs. Il torneo In-Season per cui ci siamo qualificati è un ulteriore banco di prova che i ragazzi non vedono l’ora di affrontare e il ritorno di Bradley ci darà ulteriori risposte su dove siamo come squadra.

Una prima risposta sembra già essere in atto sul campo, dove i Suns viaggiano nella Top-10 per punti, assist, stoppate e plus/minus, con Booker quarto per assist (8.9) e ottavo per punti (29.4). Numeri alla mano, Devin sta avendo al momento la miglior stagione della sua carriera e lo sta facendo abbracciando un ruolo tutto nuovo. Se questo basterà a Phoenix per eguagliare la run del 2021 e magari spingersi un po’ più in là lo dirà solo il tempo.