FOTO: Around the Game

Nella (caldissima) conference room della Accor Arena di Parigi, il commissioner NBA Adam Silver ha svolto il solito discorso di rito prima di dare il via alla prima delle due NBA Games fra San Antonio Spurs e Indiana Pacers. Il monologo iniziale è iniziato con la menzione dei Giochi Olimpici e si è chiuso con l’augurio di pronta guarigione a coach Gregg Popovich:

“La mia prima volta in Francia dalle Olimpiadi, che sono state un grande successo. Abbiamo avuto ottimi ratings, un’ottima crescita percentuale.”

“Si tratta della prima volta in cui si giocano 2 partite nella stessa città fuori dagli Stati Uniti, ed è un bene per i giocatori. Se la stanno godendo, soprattutto Victor, che ha accompagnato i suoi compagni a varie attività.”

“Sono entrambe sold out, il tutto nel giro di 24 ore, con acquirenti da 53 nazioni diverse.”

“Wembanyama ha raggiunto una popolarità che condivide con il mondo. Si tratta del 3° posto fra i più cercati sui social media NBA e della 5° jersey più comprata. In pochi giorni, dopo aver giocato a scacchi al parco a New York, centinaia di migliaia di persone si sono riversate sui nostri social media.”

“Il 30% dei nostri giocatori sono non statunitensi, da oltre 30 nazioni diverse. Questa opportunità è un modo per allaragre ancora di più la diffusione globale del gioco.”

“Ci manca non avere coach Popovich con noi oggi e gli auguriamo una guarigione il più rapida possibile.”

Grossa parte della conferenza stampa è stata occupata dalla questione Europa-NBA, sulla quale ci sono state svariate risposte:

“Siamo stati partner in passato con EuroLeague e dal lato NBA continueremo a esplorare opportunità in Europa. Abbiamo esplorato la possibilità di avere una Lega qui, ma qualunque cosa faremo includerà una partnership con FIBA, come tutto quello che abbiamo fatto globalmente. Abbiamo meeting con investitori come leader dei club, FIBA e molto altro, stiamo sondando il territorio qui, ma non siamo ancora pronti a fare annunci ufficiali. Stiamo cercando di capire se c’è un percorso da esplorare. Molti dei nostri migliori giocatori sono europei, perciò stiamo cercando di capire se ci siano opportunità commerciali qui. Non solo per questioni di revenue, ma anche per aiutare la crescita della Lega.”

“Tutto è ancora da discutere. C’è potenziale per includere in una nuova Lega i club esistenti e di creare una competizione equilibrata. Qui c’è una lunghissima storia e un forte senso di tradizione, ma studiare l’ambiente ci permette anche di capire quale sia il modo migliore per rinfrescarlo e renderlo commercialmente appetibile.”

“Il momentum per una Lega qui non è sfuggito. Ai Giochi Olimpici abbiamo avuto l’opportunità di svolgere ulteriore lavoro e meeting. Sotto questo aspetto, siamo in piena corsa.”

“Quando parlo con Doncic, Giannis o Victor, e del loro sviluppo, ci sono molte cose migliori rispetto agli Stati Uniti. Si dice che qui ci si alleni 6 volte a settimana e si giochi 1 sola, che negli Stati Uniti sia il contrario. Non è proprio così. Qui la mentalità è diversa nello sviluppo, per esempio, dai 13 ai 19, è una win-now mentality, negli Stati Uniti si punta in maniera diversa su altri fattori e sullo sviluppo di un certo skillset. Possiamo fare un lavoro migliore e imparare dall’Europa.”

Non sono mancati gli elogi da parte di Adam Silver all’idolo di casa, Victor Wembanyama:

“Wembanyama ha superato le mie aspettative. Molte prime scelte non riescono a soddisfare le alte aspettative, ma con Victor è diverso. Non ho mai avuto dubbi sulla persona di Wembanyama, sul suo carattere e sulle sue qualità, abbiamo trasmesso le sue gare su NBA TV. Non sapevamo che sarebbe finito a San Antonio, ma saremmo stati felici se fosse finito ovunque. Purtroppo non si è mai sicuri di assumere la persona giusta, anche nella vita: Victor ha superato le aspettative, anche nel modo in cui interagisce con il pubblico. Ama le persone, si guardi ancora la partita di scacchi a New York.”

“Ha appena compiuto 21 anni e LeBron ne ha appena fatti 40, è un opportunità per altrettanti anni di eccellenza.”

Al commissioner, prima di iniziare l’elogio a Wemby, è stato ricordato come un paio di anni fa non volesse mettere al francese – presente ai Paris Games, ma come giovanissimo spettatore – troppa pressione. E lo stesso sembra voler fare con Cooper Flag, prospetto numero uno eleggibile per il Draft 2025 che milita a Duke University. Per rispondere a due domande in una volta solo, Adam Silver ha strutturato la risposta facendo un parallelo fra i due e ricordando l’importanza dell’ecosistema europeo nello sviluppo dei giocatori – e come potenziale metodo da importare:

“Cooper Flagg sembra spettacolare finora, ma come per Wembanyama due anni fa, non voglio mettergli pressione. Potremmo fare un lavoro migliore per sviluppare i giovani americani? Certamente. Credo che si possa imparare dall’Europa in termini di sviluppo. Tutto quello che faremo, FIBA vuole assicurarsi che aiuti nello sviluppo della pallacanestro locale. Wembanyama era un grande talento, ma ha avuto alle spalle grandi allenatori, il meglio del meglio. Quello che possiamo fare per supportare l’ecosistema locale è la priorità. Si guarda oltre la parte commerciale, alle opportunità per la comunità.”

Sul potenziale “scontro” fra USA e resto del mondo all’All-Star Game o in altre occasioni:

“Abbiamo esplorato l’idea di un TEAM USA vs TEAM WORLD. Solo che il 30% della Lega è extra-americana, perciò non è facile pensare a qualcosa di equilibrato, al momento. Forse si potrebbe fare qualcosa di old fashion, dove noi americani sfidiamo direttamente tutto il resto del mondo, ma non saprei come verrebbe accolta. Stiamo cercando una formula vincente.”

Infine, la domanda di chiusura sulla tanto discussa questione dell’eccessivo uso del tiro da 3 punti, sulla quale anche Adam Silver ha detto la sua:

“Le analytics hanno portato a puntare molto sul tiro da 3 punti, e una cosa che dico ai giocatori anche il fatto che lasciare alcuni tiri da 2 punti sembri ‘innaturale’. Ma il gioco evolve, non bisogna esagerare con le reazioni: i Boston Celtics sono partiti con numeri da record per frequenza di tiro da 3 punti, ma piano piano sono leggermente scesi. Mi ricordo degli anni ’90, quando si cercava un po’ più di eleganza e meno fisicità. Adesso stiamo provando a fare alcuni aggiustamente arbitrali. Le sfide alle Olimpiadi sono state spettacolari, e la frequenza di tiro da 3 punti è stata altissima. Stiamo cercando di capire cosa vogliano i fan, se sembrino tiri troppo facili e che il gioco appaia meno fisico. Il nostro interesse è presentare il nostro prodotto il più appetibile possibile, perciò accettiamo ogni critica.”

Per chiudere, un piccolo (potenziale) “scoop” a una domanda sull’importanza della Germania nel panorama europeo, magari come prossima nazione ospitante della NBA:

“Stay tuned, Germany.”